Weimar, un nome e una garanzia

Nel 1930 il Presidente Hindenburg conferisce l’incarico di formare un nuovo governo a Brüning (del “centro”) sollecitandolo a non appoggiarsi su alcuna determinata coalizione. Inizia così la serie dei “gabinetti presidenziali”, e con essi la terza ed ultima fase dell’evoluzione di Weimar che segna la decisiva decadenza del regime parlamentare. Per quanto riguarda i “gabinetti presidenziali” occorre notare come essi siano caratterizzati dal fatto di essere formati al di fuori o addirittura contro la volontà dei partiti rappresentati nel Reichstag, e di essere invece fondati essenzialmente sulla fiducia del Presidente: la loro esistenza e la loro attività è dunque condizionata alla volontà di tale organo.

Il tipo “puro” di gabinetto presidenziale si afferma definitivamente dopo le dimissioni del secondo gabinetto Brüning, con il gabinetto Von Papen, formato per intero da membri estranei al Reichstag, e considerato non già come un gabinetto di transizione ma come una creazione durevole capace di contrapporsi solidamente ad un Parlamento dilaniato dai contrasti fra le fazioni.

In seguito alle nuove elezioni, che segnano una netta radicalizzazione della lotta politica a favore delle ali più estreme, il Gabinetto Von Papen cade nel tentativo di assicurarsi una maggioranza parlamentare di “facciata” destinata ad approvare passivamente tutte le misure decise dal governo. Succede il governo del Generale Schleicher, costretto a seguire la linea ormai affermatasi con il gabinetto Von Papen (è identico a questo anche nella sua composizione, perché un solo ministro è sostituito). Dato che tale gabinetto urta contro la radicale opposizione dei tedesco-nazionali e suscita la preoccupazione della grande industria (che paventa le idee personali di Schleicher riguardo all’azione sociale dello Stato), il Presidente capisce che esso non può durare a lungo. All’inizio del ’33 Schleicher chiede lo scioglimento del Reichstag ed è costretto a dare le dimissioni in seguito al rifiuto del Presidente. Si giunge così al gabinetto Hitler, ed immediatamente dopo ad un nuovo scioglimento del Reichstag: è la fine della democrazia di Weimar.

Da tale evoluzione risulta evidente come la crisi finale abbia origine dalla mancanza di attaccamento verso gli istituti democratici che contraddistingue la stragrande maggioranza dei partiti, e dalla tendenza di ognuno di questi a vedere nei suddetti istituti soltanto gli strumenti per far valere interessi settoriali ed egoistici. Inoltre alla democrazia di Weimar manca una vera base sociale: la borghesia tedesca, che avrebbe potuto costituire tale base, oscilla da un partito all’altro, compromettendo in radice la possibilità di governi stabili e l’espressione di un organico indirizzo politico. Nel periodo finale viene poi a mancare completamente l’appoggio della piccola e media borghesia che, danneggiata più di ogni altra classe dalla crisi economica e dall’inflazione, abbandona il momentaneo accordo con il socialismo operaio e si lascia suggestionare dai miraggi di grandezza nazionale e di rinnovamento integrale dello Stato prospettati dalla estrema destra.

(Costantino Mortati, “Lezioni di Diritto Costituzionale italiano e comparato. Le forme di governo”, 1965)