Von der Leyen apprezza il governo d’estrema destra di Netanyahu

“Non vediamo l’ora di lavorare per rafforzare la nostra partnership, promuovere la pace in Medio Oriente e affrontare le onde d’urto create dalla guerra della Russia contro l’Ucraina”. Queste parole, indirizzate dalla presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen a Benjamin Netanyahu per la sua nomina a capo per la sesta volta del governo israeliano, sono comparse su Twitter, che ormai pare aver sostituito definitivamente le comunicazioni diplomatiche tra i governi e le istituzioni internazionali. Ora, a parte la (discutibile) scelta del mezzo usato, è vero che i messaggi di congratulazione alle personalità che salgono al potere nei diversi paesi sono una prassi che prescinde dal giudizio politico – e anche etico – sulle personalità stesse.

Inasprimento

Quello che turba nel messaggio della capa dell’esecutivo di Bruxelles perciò non è il fatto che sia stato inviato, ma il suo contenuto. Come si fa a scrivere che si vuole rafforzare la collaborazione con il nuovo governo israeliano per “promuovere la pace in Medio Oriente” fingendo di ignorare tutte le sue scelte politiche che inevitabilmente porteranno a un inasprimento dei conflitti con i palestinesi, a cominciare – parole testuali del capo del nuovo governo –  dallo sviluppo degli insediamenti  di coloni ebraici “in tutte le parti della terra d’Israele, in Galilea, nel Negev, sulle alture del Golan e in Giudea e Samaria”, cioè a dire le regioni che costituiscono la Cisgiordania?

 

E in che relazione è il rafforzamento della partnership con il proposito di “affrontare le onde d’urto (shockwaves nel testo inglese) create dalla guerra della Russia contro l’Ucraina”? In che modo il governo di estrema destra che si è insediato a Gerusalemme dovrebbe collaborare con l’Unione europea a fronteggiare l’aggressione di Putin all’Ucraina? È vero che Volodymyr Zelensky è stato fra i primi (seguito a ruota da Viktor Orbán e Giorgia Meloni) a congratularsi con il redivivo politico che, nonostante le imputazioni per corruzione che gli pesano sul capo, ha ripreso in mano il timone della politica israeliana, ma qual è esattamente il nesso tra il governo di un paese in cui vive una forte e influente comunità russa e la gravissima crisi dell’Ucraina? Una decisa presa di posizione a favore di Kiev, finora evitata dai governi israeliani precedenti piuttosto orientati a cercarsi un ruolo semmai di mediazione, accompagnata magari da qualche fornitura di armi? Forse solo la stessa Ursula von der Leyen potrebbe spiegarlo, ma dubitiamo che lo farà.

In ogni caso resta una dichiarazione di appoggio, che va ben al di là delle consuetudini e degli obblighi diplomatici, della rappresentante massima di un’istituzione fondata su valori di pace, di rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini e specie delle minoranze, di tolleranza religiosa e di riconoscimento dei diritti civili a un governo cui concorrono partiti integralisti, razzisti, omofobi e certamente non orientati verso la pace e la convivenza in quell’area cruciale del mondo.  Una vergogna, come si legge in una dichiarazione del partito socialista europeo.