Voglio un partito
che si dica socialista

Pietro Grasso ha annunciato il  percorso per arrivare al partito che nascerà sulla scia di Liberi ed Uguali. Possibile, la formazione creata da Pippo Civati, non sarà della partita, ci sono anche altre defezioni. Tuttavia i promotori, soprattutto i dirigenti di Articolo 1, sembrano decisi a andare avanti.

Nessuno può negare che serva una formazione di sinistra. In verità ha ragion Nadia Urbinati. Servirebbe un partito che sdoganasse la parola “socialismo” riconoscendole tutti i contenuti di progresso, civiltà e uguaglianza che le diverse esperienze mondiali non hanno intaccato. La rinuncia in Italia al nome “socialista” per dare vita a un partito che avrebbe così immediatamente un orizzonte ideale nasce dalla prigionia verso un piccolo spicchio di storia della sinistra,  quello del craxismo e del dirimpettaio berlinguerismo. La storia del socialismo italiano è invece ben più grande, attraversa più di un secolo di storia, e ha nella bisaccia le uniche riforme che l’Italia ha fatto.

Personalmente, giunto ad una età in cui non mi iscriverei ad alcun partito, non guarderei con favore ad altri espediente linguistico, nome di fantasia, di alberi, fiori. Vorrei un nome pieno, socialismo-socialista, che dice la cosa fondamentale che riguarda la vita delle persone riunite in una società che vogliamo giusta.

Anche il percorso del LeU lascia a desiderare. Sembra un faticoso raduno di carovane che si erano sperse nel deserto. Le esperienze si consumano. Prendete i 5 Stelle: forse ce la faranno a superare questa crisi che visibilmente stanno vivendo,  ma stanno ricevendo tanti di quei colpi che ne annunciano la fragilità futura. Anche quello che insulta i migranti dovrà fare i conti con la voglia di una società pacificata da parte dei suoi elettori del Nord est che odiano la sinistra ma che non amano la prospettiva di un’Italia litigiosa con una società litigiosa.

Qui la sinistra può trovare il suo spazio. Lo può trovare rifondandosi nel lavoro di base, per dirla all’antica. Con gruppi dirigenti che si sporcano le mani nelle periferie, con esperienze esemplari, con lotte contro il governo e le amministrazioni grilline e leghiste indecenti. Non devo dirlo io che bisognava stare nei porti italiani. Non devo dirlo io che bisogna andare nei quartieri popolari più favorevoli alla destra a fare propaganda. Eccetera eccetera.

E poi c’è il tema della rottura della solitudine. Non siamo al ’21. Non si fa un partito che vive senza gli altri. Qui ormai tutto si tiene. Se non nasce e cresce un’area democratica ampia, fatta di socialisti, moderati, laici e cattolici, sindacalisti, gente delle associazioni, non può nascere e crescere alcun partito. Bisogna smetterla di fare l’analisi del sangue a Calenda. E’ contro la destra, abbastanza vigorosamente, allora è un amico. Bisogna rivedere le teorie dell’amico nemico in due sensi. Bisogna buttare a mare  quell’idea a cui molti di noi abbiamo creduto, io per primo, per cui non esistono nemici ma solo avversari. Giuliano Ferrara, a grillini e leghisti, ha detto la frase definitiva. Mi oppongo a voi non per quello che fate ma per quello che siete.

Invece bisogna smettere di considerare nemico chiunque sia stato nostro avversario nella lotta politica interna al Pd o fra Pd e altri. Se si continua così, è inutile fare partiti. Preghiamo solo la Madonna, sperando che ci accompagni.