Viaggio nell’Alcoa
“Non ci arrenderemo”

 

La speranza, ma anche la determinazione di chi non si arrende. Lo striscione che sovrasta il presidio davanti all’ingresso dello stabilimento Alcoa fermo da cinque anni non si tocca. Almeno sino a quando la vertenza non arriva a una svolta.

I lavoratori ex Alcoa ci sono sempre. Nel frattempo, qualcuno è andato in pensione, qualche altro ha trovato un altro impiego ma davanti alla fabbrica che produceva alluminio primario si presidia. Per garantire la “copertura” si fanno i turni. Giusto per rimarcare che “gli operai non hanno abbandonato e non si sono arresi”. “Questo presidio c’è da più di tre anni e, nonostante le numerose difficoltà, resterà a oltranza – spiega Bruno Usai, ex Rsu e componente direttivo Fiom – le difficoltà economiche di una vertenza che dura così tanto tempo si fanno sentire, ma la battaglia per difendere non solo il lavoro ma anche la nostra competenza e la nostra professionalità va avanti”.

Proprio davanti all’ingresso dello smelter, e a un centinaio di metri dai silos verdi, si attendono gli sviluppi di una vertenza che non ha risparmiato colpi di scena, rabbia, proteste. Cinque anni fa, dopo una serie di manifestazioni eclatanti e un’occupazione a 60 metri d’altezza sulla torre piezometrica, il 1 settembre, è iniziato lo spegnimento delle celle elettrolitiche. Una fermata graduale che a ottobre di cinque anni fa ha fermato la fabbrica di alluminio primario che nei periodi “di piena” produceva 155mila tonnellate di materiale tra billette e pani, assicurando occupazione a quasi un migliaio di persone tra dipendenti diretti, appalti e indotto.

Nel frattempo, e dopo una serie di iniziative e l’intervento del Governo, a gestire la vertenza è intervenuta anche Invitalia che, su mandato del Mise, si occupa di fare da cuscinetto tra l’Alcoa ed eventuali investitori. Nel corso del tempo qualcuno si è fatto avanti e poi ha rinunciato, mentre qualche altro soggetto imprenditoriale ha presentato una proposta e ora spera di chiudere la partita. Al momento ad aver presentato manifestazione di interesse e proposta, cui ne seguirà una vincolante entro la fine di ottobre, è la svizzera Sider Alloys.

Il progetto prevede un investimento con accordo di programma da 130 milioni di euro e un inserimento graduale delle maestranze. “Oggi la speranza è che si arrivi al più presto a una conclusione – spiega ancora Usai – c’è in campo la Sider Alloys, l’importante è che ci sia una conclusione anche perché a fine anno scadono parecchi ammortizzatori sociali e per molti lavoratori ci sarà il vuoto e la disperazione”. A chiedere certezza dei tempi, auspicando una rapida chiusura della vertenza, valutando anche altre eventuali proposte, sono i segretari del Sulcis Iglesiente di Cgil e Fiom.

Nel frattempo però c’è da affrontare la situazione contingente. “Far ripartire questo stabilimento significa dare una speranza a questo territorio – argomenta Roberto Forresu segretario Fiom -. E dare anche fiducia, perché con una fabbrica che funziona non lavorano solo gli operai diretti o degli appalti ma tutto il sistema territoriale”. Inoltre ci sono da affrontare e seguire le fasi intermedie. Ossia le questioni legate al passaggio di mano dello stabilimento, altri aspetti legati all’area, infrastrutture ed energia. “Nodi – spiegano i sindacati – che si stanno affrontando e potranno essere sciolti a breve”.

E poi c’è la questione degli ammortizzatori sociali. A fine dicembre scadranno gli ultimi,  e per buona parte dei lavoratori rimasti appesi al filo della speranza di rivedere lo stabilimento in marcia ci sarà il vuoto. “Speriamo che questa sia la volta buona, perché dopo cinque anni di attesa, proteste e guai diventa difficile fare i conti con un’altra delusione – dice Renato Tocco, delegato sindacale della Uilm – ormai non c’è più tempo da perdere. Penso poi che questa sia un’opportunità non solo per il Sulcis ma per l’Italia perché questo sarebbe il primo stabilimento a produrre alluminio primario”.

A una manciata di chilometri dallo stabilimento Alcoa c’è l’ingresso dell’Eurallumina, la raffineria di bauxite controllata dalla russa Rusal e ferma da alcuni anni. Uno striscione ricorda che ambiente e sviluppo possono convivere e che ogni posto di lavoro significa una famiglia. La vertenza è ancora aperta e si attendono le autorizzazioni per completare l’iter che dovrebbe dare il via libera agli investimenti e al riavvio della produzione. Nel frattempo, all’interno della fabbrica è stata riattivata la mensa e messe in opera le iniziative necessarie e propedeutiche per una rimessa in marcia degli impianti. Entro ottobre dovrebbe esserci la soluzione. I lavoratori seguono passo passo la vertenza che potrebbe chiudersi positivamente entro l’anno. Loro, le tute verdi, non si arrendono.