Torre Maura, una sindaca
incapace e gruppi
fascisti venuti da fuori

Sono due giorni che cerco, insieme con altri, di spegnere il fuoco divampato a Torre Maura. Non ci siamo fermati un attimo perché in questo quartiere ci viviamo, conosciamo le persone, sappiamo quali sono i problemi, dove si annidano le tensioni. Da quarantotto ore questo pezzo di città sta vivendo momenti drammatici e soffre come mai era accaduto. Soffre anche per l’immagine che è rimbalzata sui giornali, nelle tv e nei tg: un quartiere descritto come ferocemente razzista, che ha sostenuto la rivolta capeggiata da gruppi fascisti venuti da fuori, che non vuole gli immigrati e urla e sbraita contro. Ma è davvero così? No, non è così. Come dimostra anche Simone, il ragazzo di 15 anni che ha difeso strenuamente il nostro quartiere sfidando i fascisti di Casa Pound.

Il problema vero, che quasi nessuno in queste ore ha messo in evidenza, è il comportamento sbagliato e pericoloso del Comune di Roma e l’assenza dell’amministrazione a tutti i livelli. La sindaca Virginia Raggi è riuscita ancora una volta a mettere alla prova la tenuta sociale della città e ha infiammato un quartiere della periferia con scelte improvvisate e senza alcun dialogo con i cittadini. Non solo: nemmeno il Presidente e i consiglieri del municipio sapevano nulla. Nessuno sapeva nulla. Questo è il punto. Vogliamo dirlo?

La decisione di trasferire in una struttura di Torre Maura settanta rom è stata infatti calata dall’alto, all’improvviso, con un atto di imperio. Il trasferimento è stato compiuto di notte come si fa per le cose che vanno nascoste. E ai primi movimenti, nel quartiere è scattata l’emergenza, le voci si sono rincorse di strada in strada e di casa in casa e il numero dei rom in arrivo è aumentato di minuto in minuto – cento, duecento, trecento – creando allarme, paura, incertezza. Su questo clima di tensione si sono inseriti i gruppi fascisti che non agiscono qui a Torre Maura, non hanno qui le loro sedi, ma sono venuti da fuori richiamati dall’allarme e dalla situazione favorevole per creare il caos e conquistare lo spazio sui media. Come d’altra parte è poi regolarmente accaduto. Se poi il fuoco è divampato con momenti di tensione continua, dipende da questa gestione dissennata compiuta in Campidoglio.

Lo so che vado controcorrente, ma voglio sfidare la narrazione di queste ore: no, Torre Maura non è razzista. Sta vivendo un momento difficile, è travolta da una vicenda drammatica che l’ha fatta finire sulle prime pagine dei giornali e nei titoli dei telegiornali. Torre Maura è un quartiere con tanti problemi, ma è accogliente e lo ha dimostrato negli anni. Basti ricordare che qui ci sono due centri di accoglienza con quasi duecento richiedenti asilo e un terzo con altre 200 persone c’era fino a qualche mese fa senza che ci sia mai stato un episodio di intolleranza.

Torre Maura è un quartiere di 25000 persone, che nonostante alcune fragilità e problematiche comuni a tutte le periferie delle grandi città, cercano di mantenere un senso di comunità. A fatica, certo, ma lo fanno. Basta guardarsi attorno per cogliere, in mezzo a tanti problemi, anche gli spunti di un quartiere che vuole vivere in modo dignitoso: la Metro C, aperta da poco e voluta dalle giunte di centrosinistra, ha reso il centro di Roma più vicino, il nuovo Policlinico Casilino costituisce un presidio importante non solo per Torre Maura. E infine il nostro orgoglio, fortemente voluto: il Punto Luce Save The Children a via Walter Tobagi che ha permesso a centinaia di ragazzi e famiglie di accedere gratuitamente alla cultura in tutte le sue forme. Ci sono poi le cooperative sociali, il centro sportivo di Torre Maura proprio a via dei Codirossoni che ha da poco riaperto la scuola calcio e che è sempre disponibile a sviluppare attività che migliorino il quartiere. C’è la sede del Comitato di quartiere risistemata dove si svolgono decine di corsi, dall’inglese, alla danza, alla musica, all’arte. C’è l’associazione La Via Del Fare, ormai da 10 anni sede di iniziative civiche, ambientali, culturali. Ci sono le Parrocchie con gli oratori sempre aperti e tantissime iniziative. C’è L’associazione Arco Consumatori Lazio che da 5 anni gestisce a proprie spese il Parco Delle Canapiglie e che con i suoi volontari l’ha reso uno dei più belli e frequentati del quadrante. Ci sono due centri anziani che permettono a tante persone di avere uno spazio dove passare le giornate in compagnia.

Per ottenere tutto questo i cittadini hanno combattuto per lungo tempo. Come ho già detto ci sono punti di sofferenza che noi che facciamo politica qui tutti i giorni conosciamo bene. Lavoriamo con i comitati, le associazioni, le parrocchie e le scuole per cercare di migliorare le condizioni del quartiere soprattutto lì dove c’è bisogno. E qui non c’è mai stato nessuno oltre a noi. Tutti quelli che in queste 48 ore si sono catapultati, tra selfie, telecamere e urla, a soffiare sul disagio tra qualche giorno scompariranno andando a speculare su altri dolori e su altre sofferenze in altre zone della città.

La questione grave è che Roma non ha un sindaco, non ha un’amministrazione che si rispetti: è completamente abbandonata a se stessa, lasciata sola con tutti i suoi problemi. Questo accade anche qui. Ci sono zone di questo quartiere, soprattutto nelle aree di edilizia popolare, dove non si vede nessuno del Comune e gli abitanti sono costretti a cavarsela da soli.

Per tre anni il partito che guida l’amministrazione ha promesso mari e monti per vincere le elezioni. Poi sono scomparsi, le tante aspettative sono andate deluse. Noi del Pd, sì quelli che sono sempre accusati di non esserci mai, siamo stati presenti in queste ore tutto il tempo con Gianfranco e Fabrizio, consiglieri municipali del Pd e residenti nel quartiere. Lo abbiamo fatto in maniera poco rumorosa, abbiamo cercato di ricucire i fili strappati, di riportare la calma nel quartiere e soprattutto di cercare una soluzione. Non abbiamo avuto la ribalta mediatica e non l’abbiamo cercata.  Altri movimenti hanno cavalcato il disagio esasperando gli animi, altri ancora hanno mostrato gioia per il “gran lavoro” che il “capitano” sta facendo in Italia, hanno fatto comunicati pieni di sproloqui senza aver mai messo piede qui. Altri ancora che da tre anni governano la città e il municipio non hanno neanche avuto il coraggio di passare per queste strade.

Qui c’è bisogno di un’amministrazione comunale presente, che si dedichi a risolvere i problemi di tutti i giorni. Vorremmo che i giornalisti venissero anche quando si svolgono belle iniziative e si lotta per un diritto o quando si convive, con fatica ma si convive, con centinaia di migranti ospitati nei centri di accoglienza del quartiere.

Se si vogliono cambiare le cose nelle periferie occorre esserci, partecipare. Certo, non voglio nascondermi dietro un dito: se ci troviamo in questa situazione, così difficile e drammatica, è perché anche noi del Pd, noi di centrosinistra, abbiamo fatto degli errori. In alcuni momenti siamo stati assenti. Soprattutto dopo la vittoria di Alemanno non abbiamo capito quello che succedeva nelle periferie. In altri momenti non siamo stati in grado di farci sentire, così come è successo nei due anni in cui è stato sindaco Ignazio Marino: non siamo riusciti a convincere il partito che bisognava esserci nelle strade dei quartieri oltre che nelle stanze di governo. Poi dopo la vittoria della Raggi abbiamo ricominciato e da 2 anni faticosamente, cerchiamo di ricostruire quel tessuto sociale che è stato strappato. Dobbiamo fare di più, non c’è dubbio. Ma non siamo marziani: a Torre Maura come nelle periferie ci siamo, ogni giorno. Per cercare di ricostruire quello che una sindaca incapace sta distruggendo e con gruppi fomentatori d’odio, troppo spesso lasciati liberi di agire, che tentano di incendiare le nostre città speculando sul disagio dei cittadini.

 

*L’autore è vicesegretario del Pd di Roma