Autostrade: la rivincita
del pubblico
un buon segnale

Una nuova direzione di marcia per le grandi infrastrutture del Paese e un pericolo scongiurato. Sono questi i due principali risultati ottenuti dalla faticosa mediazione notturna del presidente del Consiglio Conte. Il governo è così riuscito a evitare tutte le incognite della revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia (Aspi) che, oltre a un contenzioso infinito con i Benetton, avrebbe probabilmente innescato il fallimento di Aspi e una crisi irreversibile di Atlantia, che resta pur sempre uno dei leader mondiali delle infrastrutture e una delle poche aziende italiane con una proiezione globale. Per non parlare dello scampato effetto reputazionale che avrebbe allontanato per molti anni gli investitori stranieri da un comparto sul quale l’Italia si gioca una buona parte del suo ‘rilancio’ post Covid.

La novità che ha permesso alla trattativa di sbloccarsi, secondo i primi dettagli emersi, è stata la disponibilità dei Benetton allo scorporo di Autostrade rispetto ad Atlantia, con il contemporaneo ingresso di Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) – braccio finanziario del ministero del Tesoro – al 51% e con una successiva quotazione in Borsa di Aspi che dovrebbe rendere l’azienda una ‘public company’ , vale a dire un’entità ad azionariato diffuso, con la presenza di  F2i, il maggiore gestore indipendente italiano di fondi infrastrutturali e l’ingresso di nuovi soci graditi alla stessa Cdp (si parla di Blackstone, Macquarie e di Poste Vita).

Com’è negli altri paesi

Il ritorno di una forte presenza pubblica nei quasi 7 mila km della rete autostradale italiana – dopo la tragedia del ponte Morandi di Genova e il forte impatto sull’opinione pubblica di cui la maggioranza di governo ha dovuto tenere conto – non diventerà certo un caso isolato in Europa. L’esempio più rilevante è quello della Germania dove i dodicimila chilometri delle autostrade sono completamente di proprietà e gestione dello Stato federale o dei Länder e sono ad accesso libero, senza pagamento di pedaggi. Anche nel Regno Unito  e in Svizzera le autostrade sono completamente pubbliche, senza un sistema di concessioni. Rete totalmente pubblica anche in Austria, Grecia e Ungheria. Diverso è l’assetto della Francia dove nei quasi dodicimila km di rete vige un sistema misto, con la parte più consistente gestita da operatori privati. In Spagna la rete autostradale è in gran parte in mano a concessionari privati con 1.500 km gestiti da Abertis, controllata proprio dagli italiani di Atlantia. Se si parla di autostrade non si possono trascurare gli Stati Uniti: lo Interstate Highway System, che misura più di 75 mila km è completamente di proprietà dello Stato federale e i km di autostrade a pagamento sono appena il 10% del totale.

Per le autostradale italiana la sfida sarà comunque impegnativa, anche con il controllo pubblico: rendere più efficiente e sicura la rete anche in presenza di una “significativa” moderazione dei pedaggi.