Venezia ora può respirare:
via i giganti del mare
il turismo sia sostenibile

E’ un bellissimo regalo di compleanno per i 1600 anni dalla nascita di Venezia. La decisione del governo Draghi, per mano di quattro suoi ministri (Cingolani, Franceschini, Garavaglia e Giovannini), di vietare d’ora in avanti il passaggio delle grandi navi da crociera nel cuore della laguna davanti a San Marco, mette il sigillo definitivo a una scelta di buonsenso che le associazioni ambientaliste e moltissimi veneziani invocano da anni: Venezia non sarà più prigioniera dei giganti del mare alti tre o quattro volte i suoi più alti palazzi e che solcando quotidianamente i canali mettono a rischio il già fragile equilibrio statico della città.

Un nuovo terminal

Il governo ha deciso che in via provvisoria tutte le grandi navi da crociera, quelle cioè di stazza superiore a 40 mila tonnellate, siano dirottate su Porto Marghera: per alcuni mesi saranno utilizzate per l’approdo le banchine di due terminal per container, in attesa di realizzare un nuovo terminal dedicato vicino allo stabilimento di Fincantieri, che i giganti del mare li costruisce. Porto Marghera sarà, come detto, una soluzione non definitiva: l’obiettivo finale è individuare e realizzare un progetto di terminal in mare aperto, per il quale è già previsto un concorso internazionale di idee.

Un difficile equilibrio

La vicenda delle grandi navi a Venezia evoca un tema di cui si dibatte da tempo: il tema di come regolare il difficile rapporto tra l’interesse turistico di una città che attira visitatori da ogni angolo de mondo per la sua bellezza e unicità incomparabili, e l’esigenza di porre limiti alla pressione antropica su un ecosistema delicatissimo, esempio miracoloso di integrazione tra uomo e natura. Venezia, ripetono giustamente in molti, non può essere gestita come un museo: è una città che vive di chi ci abita, sempre meno purtroppo i residenti, e vive anche dell’amore, dell’incanto provati da ognuno dei milioni di turisti che ne affollano le calli e ammirano la magia. Ma perché Venezia resti una città e non diventi un museo, bisogna proteggerla da un uso, anche turistico, sconsiderato. Questo sono state per decenni le grandi navi davanti a San Marco, per gli effetti dannosi sull’equilibrio idrogeologico della laguna e perché simboli di un turismo “mordi-e-fuggi” che non trasmette conoscenza, esperienza, ma cartoline.

Far vivere la città

In questi anni che hanno visto tutte le grandi associazioni ambientaliste battersi insieme a tanti veneziani contro le grandi navi in laguna, c’è stato chi si è messo di traverso. Qualcuno per ragioni “prosaiche”, difendere gli interessi economici delle compagnie crocieristiche affezionate – per motivi di marketing – all’idea di vendere la promessa di “San Marco dal ponte”, qualcun altro tacciando i “no grandi navi” come nemici del turismo, o peggio come difensori soltanto del turismo dei ricchi, di chi Venezia può godersela “da dentro”, dormendo nei grandi alberghi e muovendosi tra i canali a bordo dei taxi-motoscafi. Nella realtà è vero il contrario: l’unica via per salvare il legame, necessario e prezioso, tra Venezia e il turismo è di costruire per la città le condizioni di un turismo compatibile, sia nei numeri sia nelle modalità, con la carrying capacity dell’ecosistema lagunare, cioè con i limiti di presenze, di consumo oltre i quali Venezia, semplicemente, morirebbe.

Venezia, è bene ripeterlo ancora, non è un museo e deve rimanere una città. Una città viva, nulla di più lontano dall’immagine di un plastico in miniatura fissata dallo sguardo di chi la osserva da un ponte alto il doppio di San Marco, e s’illude così di averla visitata.