Vaccinarsi riduce le diseguaglianze. Ma ai No Vax non interessa

“In parole alla portata dell’intelligenza delle classi meno istruite, ma non del tutto inscienti della gravità e diversità di piaghe di ogni sorta che minacciano la già precaria sopravvivenza del genere umano, quello che il primo ministro aveva proposto era, né più né meno, di fuggire dal virus che aveva colpito la maggior parte degli abitanti della capitale e che, visto che il peggio è sempre in agguato dietro la porta, forse avrebbe finito per infettare quanto ne restava e addirittura, chissà, tutto il paese.

Non che lui stesso e il governo nel suo insieme avessero timore di essere contaminati dalla puntura dell’insetto sovvertitore, altrove abbiamo già visto come nonostante alcuni tentennamento personali e certe leggerissime divergenze di opinione, comunque incidenti più sui mezzi che sui fini, si sia mantenuta finora incrollabile la coesione istituzionale fra i politici responsabili della gestione di un paese sul quale, senza il minimo preavviso, si è abbattuta una calamità senza precedenti nella lunga e da sempre laboriosa storia dei popoli conosciuti”.

Questa non è la cronaca di un giorno di pandemia a Roma, ma una pagina del grande José Saramago nel suo Saggio sulla lucidità (2004) la cui lettura porta facilmente al confronto con la pandemia che interferisce pesantemente col nostro quotidiano ormai da due anni.

Un complotto delle case farmaceutiche?

Non solo con la pandemia, ma con il modo col quale viene affrontato il “problema” della vaccinazione di massa. In particolare da quanti definiti e autodefinitisi no vax, ne contestano non solo l’utilità, ma ne temono la pericolosità. Ritenendola, fra l’altro, frutto di un complotto ordito dalle industrie farmaceutiche e dai loro sostenitori: virologi epidemiologici, uomini (e donne per non dimenticare la parità di genere) politici.
Ma chi sono? Il Dipartimento di epidemiologia (Dep) della Regione Lazio ne ha delineato un identikit riassunto in poche parole nel titolo di un articolo di Michele Bocci su “Repubblica” dell’8 gennaio: “L’identikit del no vax: licenza di scuola media, disoccupato e con disagio abitativo”.
In realtà i risultati della ricerca del Dep sono più complessi.  Riguardano un campione di abitanti del Lazio con più di 35 anni soffermandosi su quanti non sono vaccinati e che, secondo me, non sono necessariamente definibili no vax. Sta di fatto che “la percentuale di non vaccinati è più alta negli stranieri, in particolare tra coloro che sona nati nei Paesi ad alta pressione migratoria; nei meno istruiti, nei residenti in sezioni di censimento più deprivate”.
Potremmo allora ripetere con Saramago che il ripetuto invito a vaccinarci da parte del primo ministro è giustamente fatto “con parole alla portata dell’intelligenza delle classi meno istruite”. Giustamente.

Ma dove lo mettiamo lo sciagurato Ugo Mattei professore di Diritto civile all’Università di Torino di cui ha scritto su “StrisciarossaOreste Pivetta (“E no, professor Mattei. Cnl, Resistenza e Costituzione proprio non c’entrano con i no vax”)?
In nome di quale diritto a quale libertà si possono classificare quanti come lui non sono disoccupati, non hanno disagio abitativo e hanno portato gli studi sino alla laurea?
Sono tutti (nemmeno legittimamente mi sento di affermare) liberi, ma certamente non uguali.

Proteggere deboli e vulnerabili

Anche questo è il frutto della ricerca del Dep se, come sostiene la direttrice del Dipartimento Marina Davoli, “La vaccinazione è un intervento che ha una grossa potenzialità nel ridurre le disuguaglianze. Adesso aumentare le coperture vuol dire proteggere le persone più deboli e vulnerabili, visti i risultati del nostro studio.

Tra l’altro anche nel Lazio è dimostrato che a parità di infezione i non vaccinati hanno un rischio di mortalità oltre sette volte maggiore rispetto ai vaccinati con ultima dose entro i 120 giorni”.
Ridurre le diseguaglianze. Basterebbe questo obiettivo per spingere alla vaccinazione di massa. Perfino rendendola obbligatoria per chi non ne vuol sapere.
E i no vax ricchi e acculturati? Per quelli mi associo a Oreste Pivetta (se ne potrebbe fare un manifesto): “Non voglio ridurmi agli insulti. Però non rinuncio a difendere Giovanni Pesce, Duccio Galimberti, i professori che dissero “no”, il Comitato di Liberazione Nazionale, la Costituzione, le vittime di Auschwitz, da questi farneticanti, miserabili tentativi di approfittarsene.”