Una Grüne
alla cancelleria
di Berlino?
Non è fantascienza

Un sondaggio dice 5 punti, altri 6 o 7. Uno solo calcola che il distacco tra il partito che fu di Angela Merkel e i Verdi di Annalena Baerbock sia intorno ai 10 punti. E così i Grünen sognano. C’è ancora un bel po’ da recuperare, ma un sorpasso non è più fantascienza. Loro sono in ascesa da mesi, l’Unione CDU/CSU invece è in calo, anzi  in una crisi evidente che dura da ancora prima: da quando, praticamente, la leader bien aimée et respectée du peuple (così la chiamò un brillante e perfido deputato socialdemocratico cucendole addosso la formula con cui i coreani del nord incensavano Kim il Sung) ha annunciato la fine della propria straordinaria carriera commettendo il primo e, forse, ultimo grosso errore del suo cancellierato: l’aver sottovalutato il problema della propria successione. Ora il candidato c’è: è Armin Laschet che è stato preferito all’altro concorrente, il bavarese Markus Söder, dal congresso elettorale dei due partiti democristiani tra varie turbolenze lo stesso giorno in cui nell’altro campo il professor Robert Habeck annunciava con souplesse filosofica (d’altra parte proprio questo fa di mestiere: il filosofo) che s’era accordato con Annalena perché fosse lei a tentare la grande avventura.

Annalena Baerbock

Cominciamo dunque da lei: la verde che potrebbe diventare la prima leader del governo di un grande paese europeo sull’onda di un trend che vede alla carica per la conquista del potere giovani donne in molti paesi, in Europa e fuori, dalla finlandese Sanna Marin alla estone Kaja Kallas alla danese Mette Frederiksen all’austriaca Brigitte Bikerlein alla neozelandese Jacinda Ardern. Ha quarantuno anni, un marito e due figli, è giurista di formazione specializzata in diritto internazionale, ex campionessa di tuffi dal trampolino, una manna per gli amanti delle metafore facili. È stata assistente al Parlamento europeo, non ha nel cursus honorum alcuna carica istituzionale ma una rapida e brillante carriera nel partito, del quale è arrivata al vertice insieme con Habeck rispettando la norma che vuole al comando del movimento tutti e due i generi. Se avessero ancora un senso le antiche connotazioni politiche che dividevano i Verdi tedeschi in Fundis e Realos, i primi idealisti un po’ utopici, i secondi praticoni capaci di giostrarsi sul terreno della politica e delle alleanze, non sarebbe facile decidere dove collocarla, se non, forse, in opposizione al suo collega e amico filosofo  che appartiene senza dubbi né compromessi ai primi.

Primo impegno: il clima

D’altronde, è una esplicita sintesi di princìpi ideali (“ideologici”, direbbero i critici-critici) e indicazioni di pratico buon governo il programma con il quale la candidata verde alla cancelleria si presenta agli elettori. Il capitolo più ricco è quello più tradizionale, la difesa dell’ambiente. A cominciare dal clima: i Grünen pongono due obiettivi molto ambiziosi: la riduzione ulteriore dei parametri di limitazione del riscaldamento globale fissati con gli accordi di Kyoto e di Parigi e la riduzione del 70% delle emissioni di anidride carbonica entro il 2030, accompagnata da un sostanzioso aumento delle tasse sulle emissioni stesse. Sempre ispirata dalla necessità di limitare l’inquinamento è anche la proposta di introdurre anche in Germania, dove attualmente non esistono limiti generali di velocità sulle autostrade, il divieto di superare i 130 chilometri l’ora. Argomento, questo, di grandi discussioni e accese controversie nella Repubblica federale ma che parrebbe destinato a perdere drammaticità se, come è previsto non solo dal programma verde (che però fissa una data molto vicina, il 2030), verrà stabilito il divieto di immatricolazione per tutti i veicoli che non siano ad emissione zero.

Questa parte del programma risponde a una diffusa e percepibile sensibilità di una parte notevole dell’opinione pubblica tedesca, è in armonia con le indicazioni dei piani dell’Unione europea, in particolare con le indicazioni del Next Generation EU, e non dovrebbe essere oggetto di grandi controversie con gli altri partiti, se non forse con i liberali, quando ci si dovesse trovare a negoziare la formazione di un governo di coalizione. Anche un governo sostenuto da una maggioranza formata solo dai Grünen e dalla CDU/CSU, che viene ritenuto possibile da molti osservatori lasciando per il momento in sospeso chi dovrebbe guidarlo in base al principio costituzionale tedesco che l’incarico viene affidato sempre al partito che nella coalizione ha ottenuto più voti. Ormai, come ammettono molti esponenti storici del movimento, i temi ecologici sono stati “rubati” al movimento che li agitò per primo e sono diventati patrimonio comune di tutta, o quasi, la politica tedesca, anzi di tutta l’opinione del paese. Al punto che anche la potentissima industria dell’auto si sta impegnando ormai quasi esclusivamente nella progettazione di veicoli a emissioni zero.

Investimenti pubblici

Armin Laschet

Meno pacifica potrebbe essere la discussione con eventuali partner sui capitoli economico e sociale, dove le resistenze alle proposte dei Verdi parrebbero destinate ad essere considerevoli. Nel programma è indicata la necessità di un grande piano di investimenti pubblici, che dovrebbe essere finanziato con un allentamento delle restrizioni di spesa almeno per gli investimenti che creino nuovo valore, a cominciare dall’obbligo fissato per legge al pareggio di bilancio che la Repubblica federale, come l’Italia, adottò su richiesta di Bruxelles nell’era più nera dell’austerity. È evidente che per questo tipo di proposte oggi, in piena pandemia con gli obblighi di spese che ne derivano e nel nuovo clima sul debito pubblico che si è instaurato con la politica della Commissione europea, esistono anche a Berlino meno resistenze che nel passato. E anche un clima politico più favorevole.

Il programma della SPD, che cerca faticosamente di risollevarsi dai disastri elettorali che ha accumulato negli ultimi mesi, almeno fino alla relativa tenuta nelle ultime consultazioni regionali nel Baden Württemberg e in Renania-Palatinato, ha più di un punto di contatto con quello con il quale si presenterà agli elettori federali Annalena Baerbock e il candidato socialdemocratico alla cancelleria Olaf Scholz, attuale ministro federale alle Finanze e vicecancelliere, potrebbe essere un buon interlocutore. Nei programmi dei Verdi e della SPD c’è qualche similitudine in materia di fiscalità. I primi propongono l’adozione di una tassa patrimoniale dell’1% sulle ricchezze superiori ai due milioni di euro. Anche i socialdemocratici sono favorevoli a imposizioni più alte sui redditi più forti.

Una forte opposizione alle idee di “spesa facile” potrebbe venire invece non solo dagli ambienti della grande finanza e dell’industria e dal partito liberale ad essi più vicini, ma anche da una parte della CDU. Nessuno dimentica che il più feroce difensore della disciplina di bilancio fu storicamente, da ministro delle Finanze, proprio uno dei massimi esponenti cristiano-democratici, quel Wolfgang Schäuble che ha ancora influenza e potere come presidente del Bundestag. A questo punto va però ricordato che proprio la linea dura incarnata da Schäuble nell’aspro conflitto che ha dilaniato la CDU nei mesi scorsi è stata chiaramente sconfitta quando Laschet nell’ultimo congresso con l’appoggio della cancelliera si è imposto sul rappresentante della destra del partito Friedrich Merz. Laschet, dal 2017 Ministerpräsident della Renania-Westfalia, è una figura che richiama in una certa misura le tradizioni sociali del cattolicesimo renano e della “economia sociale di mercato” teorizzata a suo tempo da Ludwig Erhard come correzione delle asprezze del capitalismo. La CDU guidata da lui sarebbe un interlocutore ben più potabile per i Verdi nell’eventualità che dopo le elezioni del 26 settembre si arrivasse a negoziati per la formazione di una coalizione che vedesse insieme, con quale eventuale geometria di altri partiti è tutto da vedere, Grünen e partiti democristiani.

 

 

 

 

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