Biden insiste su Putin ma alla pace non servono insulti

Non è stata una gaffe. A dispetto delle precisazioni piovute a raffica dallo staff della Casa Bianca e dal segretario di Stato subito dopo il discorso di Varsavia, Joe Biden ha ribadito che quel suo “Putin non può restare al potere” era esattamente quello che intendeva dire. “Non dovrebbe restare al potere così come le persone cattive non dovrebbero continuare a fare cose cattive”, ha detto il presidente Usa. Una valutazione pertinente all’etica comune piuttosto che alla politica statunitense, che non prevede in nessun modo il regime change, ha aggiunto Biden, specificando che la sua era una considerazione “personale”. Come se davvero potesse parlare a titolo personale, dimenticando che risiede alla Casa Bianca. E che le sue parole sono quelle del commander in chief degli Stati Uniti, nonché della potenza guida dell’Alleanza atlantica.

Dunque, uno scivolone verbale o…? Se lo chiede anche la stampa americana, senza risolvere definitivamente. Perché Biden è uomo di gaffe e già altre volte durante il suo recente tour europeo gli uomini dell’amministrazione sono dovuti intervenire per correggere uscite presidenziali che avrebbero potuto essere interpretate come la promessa di invio di militari americani in Ucraina o come la possibilità di rispondere con la stessa moneta in caso di attacchi chimici da parte russa. No e no, in entrambi i casi, il presidente intendeva dire che…

“Ha detto la verità”

E però nel caso del discorso di Varsavia, sull’eco dello sdegno dopo l’incontro di Biden con rifugiati ucraini carichi di dolorose storie personali, la correzione in corsa con l’interpretazione autentica delle parole del presidente, è servita a poco anche in casa. I repubblicani non hanno perso l’occasione in un anno elettorale per puntare il dito contro un presidente che apre bocca a sproposito, prendendo per buona la gaffe di un Biden descritto – e non da ora – come troppo anziano e insomma a dirla tutta pure rimbambito. “Dovrebbe attenersi al discorso scritto”, ha detto Jim Risch, capo della commissione esteri del Senato, ricordando che se si vuole evitare l’escalation non è bene invocare un cambio di regime. Difficile dargli torto. Altri rimproverano a Biden di aver fatto un favore alla propaganda russa, regalando argomenti a Putin convinto dell’intenzione Usa di farlo fuori dal 2011, da quando Hillary Clinton gli contestò la vittoria elettorale parlando di frodi massicce. E anche qui si può essere d’accordo.

Ma al dunque quelle parole di Biden trovano un’eco di condivisione negli Usa, mantenendo la stessa ambivalenza presidenziale, persino auspicata in qualche caso, usando con Mosca la stessa ambiguità che Putin riserva all’Occidente. “Biden ha detto la verità su Putin. Ma il cambio di regime non è un’opzione politica”, scrive in un editoriale il Washington Post. Perché sul piano morale non ci sono dubbi ma nella sostanza bisogna fare i conti con la realtà: sarebbe meglio per l’Occidente se a Mosca le cose cambiassero, ma nel breve termine è questo che passa il convento. E allora bisogna continuare per la strada intrapresa, sottolinea il Washington Post, sanzioni alla Russia e aiuti all’Ucraina. O ancora, Dean Obeidallah sulla Cnn, sposa in pieno le parole di Biden snocciolando tutte le nefandezza passate e presenti di Putin, da Grozny a Mariupol passando per la Siria. Putin non può restare al potere? “Amen”, come dire così sia.

Nove parole, sei domande

I toni di Biden semmai sollevano interrogativi sulle possibili conseguenze sia nel conflitto in Ucraina sia nelle relazioni internazionali. Con gli alleati europei, intanto, viste le prese di distanza arrivate da diverse capitali europee a cominciare da Parigi (ma persino Londra ha sollevato dei distinguo). In un’analisi la Cnn elenca almeno sei domande sugli effetti di quelle nove parole fuori programma pronunciate da Biden, il succo delle quali è sostanzialmente uno: sarà più difficile raggiungere una soluzione negoziata della guerra in Ucraina? Aver alimentato i timori del Cremlino sulle intenzioni Usa non renderà Putin ancora più refrattario alla trattativa?

Gli analisti americani tendono a rispondersi che no, non andrà peggio di così. Del resto dopo che Biden ha dato a Putin del “criminale di guerra”, “ dittatore assassino”, “delinquente” e “macellaio” in rapida successione, nessuno sembra ritenere che aver ventilato un cambio di regime a Mosca – sia pure a titolo personale e restando come sostiene sul terreno dell’etica – possa spostare significativamente le cose. Da quando è iniziata l’invasione dell’Ucraina Biden non ha mai parlato con Putin, lo stesso è accaduto tra il segretario di Stato Usa e il suo omologo russo. E lo stesso presidente americano di recente rispondendo a una domanda su un possibile incontro con il capo del Cremlino ha detto: “dipende da che cosa vuole discutere”, non mostrando nessuna particolare intenzione di rimettere in gioco la diplomazia.

L’escalation di parole – offese personali, secondo Mosca – forse determinata anche dalla necessità di bilanciare nei toni il rifiuto di assecondare le richieste di Zelensky dalla no fly zone agli aerei, non aiuterà certo il dialogo e sembra preludere alla rinuncia Usa ad avere un ruolo di leadership in questo ambito. Così come fare dell’Ucraina il terreno di scontro tra due visioni del mondo, innescando una nuova corsa al riarmo che finirà per indebolire l’Europa nelle sue ambizioni di ripresa economica trainata dalla transizione ecologica.

E allora la gaffe di Biden, sempre che sia tale, dovrebbe suggerire maggiore iniziativa da parte dell’Unione europea, per non finire a fare il vaso di coccio in mezzo a quelli di ferro. Dare del macellaio a Putin farà forse piacere ai rifugiati ucraini, ma non sposta di una virgola la situazione né sul campo né al tavolo delle trattative. Bene ha fatto il presidente francese Macron, prendendo le distanze da Biden a ricordare: “Non avrei usato quei termini perché io ancora parlo con il presidente Putin. Il nostro obiettivo è fermare la guerra lanciata dalla Russia in Ucraina, evitando un’escalation”. Terra terra. Nulla rispetto allo scontro tra civiltà. Eppure…