Una comunità di poeti a difesa di Felicia Buonomo, vittima di diffamazione

Quello che è accaduto negli ultimi giorni a Felicia Buonomo, vittima in rete di attacchi violenti e allusivi, è parte di quella quotidianetà a cui probabilmente dovremmo abituarci in un mondo nel quale il distacco dalla normalità dei rapporti porta ogni giorno a nuovi sconfortanti episodi.
Spesso si invidia un possibile successo, di posizione, economico, di prestigio, estetico, Alda Merini scriveva che “Non c’è Niente che faccia più impazzire la gente che vederti felice”. E quando lo affermava ancora non esistevano i social.

La violenza chiama la violenza

Ma non è solo un fattore psicosociale: la violenza richiama la violenza e Felicia Buonomo, con le proprie ricerche e la propria poesia, tende a sottolinearlo. La violenza ha bisogno di efficace contrasto, costante non solo dalle comunità amiche ma anche da chi ha il dovere di osservare e bloccare ogni tentativo di minaccia e violenza: Alessandra Matteuzzi, bolognese, aveva denunciato ai carabinieri per stalking e atteggiamenti violenti, Giovanni Padovani, marchigiano, con cui aveva avuto in passato una relazione. Aperto un fascicolo in procura nel capoluogo emiliano nessun provvedimento restrittivo era però stato adottato.
A fine agosto la donna è stata massacrata nella propria abitazione a martellate dall’uomo. In questo caso la vittima non è stata protetta.

La gelosia e l’invidia

E la cronaca è piena di questo tipo di casi: Valentina Pitzalis è forse uno dei volti più noti della violenza barbara, e sul volto e sul corpo ne porterà sempre i segni. Nel 2011 è in corso la separazione dal coniuge Manuel Piredda, l’uomo una sera nel tentativo di ucciderla la cosparge di benzina e le dà fuoco. Nell’incendio muore mentre Valentina rimane nelle fiamme venti minuti prima dell’arrivo dei pompieri. Perde una mano e l’altra è gravemente compromessa, il viso segnato per sempre.
Piredda, si scoprirà in seguito, aveva alle spalle dipendenze da sostanze farmaceutiche ed episodi di violenza su altre donne sempre a causa della gelosia.
La gelosia per una persona, per uno status. Tutto ha un peso enorme in una società dove piuttosto che costruire si cerca di abbattere. Felicia Buonomo ha fatto l’unica cosa possibile, ha denunciato le diffamazioni ma ha trovato anche una comunità di scrittori pronta ad essere solidali con lei.

Un bel gesto di vicinanza

E’ una bella vicenda questa, di vicinanza, che altrettanto va sottolineata. Chiunque si trovi di fronte a episodi del genere deve compiere questi passi perché altrimenti la violenza chiamerà sempre violenza, e il dileggio si penserà possa essere sempre impunito soprattutto quando ci si ritrova di fronte a uno schermo che filtra e annacqua.

Tutto passa
Passo al setaccio i puntuali dolori

filtrandone la consistenza appiccicosa,
aderenza antropomorfa del loro agire.
Ho guardato al di sotto del ponte
più volte di quante ne ho detto.
E tu mi dici: “Non piangere,
nella vita tutto passa”.

Rimane però una sensazione, quella della norma e della prassi, rimane l’idea che tutti possano dire qualsiasi cosa e che addirittura una posizione di potere possa essere utilizzata non tanto per creare nuovi mondi, ma per abbattere qualsiasi altro scenario: paura del vicino, paura dell’estraneo, paura del nuovo, anche queste sono paure contemporanee con cui dobbiamo fare i conti.
Paura del lutto, paura della sconfitta, paura del distacco, paura del rifiuto, paura dell’imperfezione.

Felicia Buonomo ha creato un precedente

E’ più facile a questo punto, in questa società, essere aggressivi, cercare una sottomissione spesso violenta, fino alle estreme conseguenze. La cronaca ogni giorno ci racconta di questi episodi: uomini e donne rifiutati che decidono di violare, di schiacciare, di rovinare altre persone. Siamo pronti ad accettare questo schema, finché non accadrà anche a noi, o è giusto ribadire il contrasto attivo a ogni forma di violenza.
Felicia Buonomo l’ha fatto e ha creato un precedente, un riferimento che spero sarà seguito ogni volta che qualcuno si sentirà nell’erroneo diritto di poter dileggiare, tramortire, annientare qualcuno altro per qualsivoglia motivo.

Felicia Buonomo, “Sangue corrotto”, Interno Libri 2021