Una commissione di inchiesta sul Qatargate. Subito

Il 10 dicembre è stata la giornata internazionale dei diritti fondamentali che si celebra ogni anno per ricordare la Dichiarazione universale proclamata dalle Nazioni Unite nel 1948.

Questa giornata internazionale ha paradossalmente coinciso con l’esplodere del cosiddetto Qatargate e cioè con le informazioni diffuse dalla Procura federale belga sull’inchiesta avviata cinque mesi fa per una serie di azioni criminose secondo cui “gli inquirenti della polizia giudiziaria sospettano che uno Stato del Golfo  abbia cercato di influenzare le decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo”. “Sono stati sequestrati contanti per seicentomila euro oltre a materiale informatico e telefoni cellulari” ha aggiunto la Procura.

Nonostante il carattere molto scarno del comunicato, ambienti della stessa Procura si sono immediatamente attivati per informare i due maggiori quotidiani belgi francofono e fiammingo sull’identità dei fermati, sul numero e sulle località delle perquisizioni, sui capi d’accusa e sul nome dello Stato del Golfo che avrebbe esercitato il tentativo di influenza: ciò in pieno disprezzo – come avviene purtroppo in molti paesi europei a cominciare dall’Italia nei rapporti di “buona collaborazione” fra la magistratura o le cancellerie e la stampa – delle ragioni che dovrebbero essere alla base degli avvisi di garanzia e della presunzione di innocenza.

L’azione della Procura belga

L’azione ultra vires della Procura federale belga ha avuto l’effetto immediato di aprire un processo mediatico nei confronti non solo degli indagati/fermati ma di tutto il Parlamento europeo “sécoué – scrive Le Monde – par un Qatargate”. Si è parlato di “soldi del Qatar al Parlamento europeo” (Il Sole 24 Ore) o di “Eurocorruzione”, sostenendo che “il Qatar ha corrotto la democrazia europea” (La Repubblica).

A proposito di presunzione di innocenza vale la pena di sottolineare che la Procura si è attivata il 9 dicembre perché fossero diffusi sulla stampa i nomi dei fermati (6) ma che non ha usato la stessa premura e sollecitudine perché fosse diffusa sulla stampa la notizia che uno dei fermati (Luca Visentini) era stato liberato seppure sous conditions.

A nome del Movimento europeo condanno senza riserve le azioni dei corrotti – quando esse saranno provate – e ritengo che l’opinione pubblica europea debba essere rapidamente e ampiamente informata sulle dimensioni non solo finanziarie della corruzione ma anche sugli effetti delle azioni dei corrotti nelle decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo relative alla denuncia delle violazioni del rispetto dei diritti fondamentali nel Qatar e più in generale negli Stati del Golfo.

È per questo motivo che il Movimento europeo ha preso atto con soddisfazione delle sanzioni prese con estrema rapidità dal Parlamento europeo attraverso la propria presidente Roberta Metsola, dal Gruppo S&D e dal Pasok nei confronti della vicepresidente Eva Kaili e si attende che la stessa fermezza e la stessa rapidità siano adottate nei confronto di altri eventuali indagati appartenenti a qualsiasi titolo all’istituzione, così come prende atto della totale estraneità della Confederazione europea dei sindacati alle ipotesi di corruzione su cui indaga la magistratura belga.

In Qatar violenze e omicidi bianchi

Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/moerschy-127417/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=1005479">moerschy</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=1005479">Pixabay</a>Sarebbe opportuno leggere con attenzione la risoluzione “sui diritti umani nel contesto della Coppa del Mondo FIFA 2022 nel Qatar approvata dal Parlamento europeo il 24 novembre 2022 a Strasburgo – nata da una proposta del Gruppo Renew Europe (i liberali, n.d.r.) che, fin dalla legislatura 2014-2019, è stato il più attivo nella denuncia delle violazioni dei diritti fondamentali in Europa e nel mondo nonostante le incomprensibili reticenze di PPE e S&D – frutto di un compromesso raggiunto fra Renew Europe, PPE, S&D e ECR e dunque con la auto-esclusione per ragioni opposte di Verdi, Sinistra Europea e Identità e Democrazia.

Nella risoluzione si condannano le morti (quelle che in Italia vengono chiamate ipocritamente “incidenti sul lavoro”) e le violenze di cui sono stati vittime i lavoratori nella preparazione dei campionati del mondo di calcio, le discriminazioni nei confronti di centinaia di migliaia di migranti, la mancanza di trasparenza e di responsabilità della FIFA nelle scelta del Qatar avvenuta nel 2010, la lunga storia di corruzione “rampante e sistemica” della FIFA che ha gravemente danneggiato l’immagine e l’integrità del calcio, l’assenza del rispetto dei diritti fondamentali e dei principi dello stato di diritto da parte degli sponsor delle manifestazioni sportive, la mancanza di una riforma profonda delle regole per l’attribuzione delle sedi dei campionati del mondo di calcio e di una informazione trasparente sull’attribuzione del campionato 2022 al Qatar e il mantenimento della pena di morte nel Qatar (dove è in vigore la legge islamica della sharia, n.d.r.).

Va anche aggiunto, per completezza dell’informazione, che nella risoluzione si riconosce che da parte dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) e della Confederazione internazionale dei sindacati c’era stato un giudizio più flessibile sulla questione del rispetto dei diritti nel Qatar, le cui riforme nei loro documenti erano state additate addirittura come un “esempio”.

Pene esemplari per i corrotti

Foto di Alexa da Pixabay

La magistratura belga e con essa le magistrature degli altri paesi europei possono e debbono agire con pene esemplari contro i corrotti e le istituzioni europee possono e debbono accompagnare le pene giudiziarie con sanzioni amministrative congelando e poi cancellando i diritti finanziari maturati da membri delle istituzioni così come la Commissione e il Consiglio dovranno indagare per verificare se ci sono stati tentativi di influenze illegali al proprio interno.

La vicenda del Qatargate deve permettere tuttavia di lanciare un forte allarme non solo sulla presenza dei corrotti ma anche sull’azione dei corruttori e cioè delle lobbies che agiscono da paesi al di fuori dell’Unione europea sapendo che la regolamentazione e la trasparenza sulle lobbies europee deve essere rafforzata e completata con un accordo interistituzionale ma che non c’è nessuna regola e nessune misura per impedire l’azione e le ingerenze di lobbies extra-europee.

Azione contro le lobbies

Una pronta reazione del Parlamento all’accaduto con il varo di misure preventive ed efficaci a tutela dell’autenticità e dell’autonomia delle procedure di formazione della volontà collettiva dell’organo a mandato universale dei cittadini europei sarebbe la prima, doverosa, risposta all’attuale turbamento dell’opinione pubblica continentale, nell’attesa che la magistratura chiarisca la reale entità dei fatti.

A nome del Movimento sollecito infine il Parlamento europeo a creare sul Qatargate una commissione di inchiesta che prenda le mosse dalla lista di denunce e di condanne contenute nella risoluzione del 24 novembre 2022.