Un meme chiamato Mattarella, il bis scatena i social

Buona parte dei commenti sui social a proposito del Mattarella bis mostrano la grande sintonia che hanno la politica e l’elettorato: un paese diviso che trova collante, obtorto collo, nella sola gestione dell’emergenza covid, esercitando una chiara diffidenza e sgraffignando quel che si può a spese degli altri. Salvo ovviamente addossare a qualcun altro le responsabilità delle magagne.

la prima pagina de Il manifesto per la rielezione di Mattarella: Quirimane
La prima pagina de Il manifesto per la rielezione di Mattarella

E’ tutto un fiorir di meme, il vignettistico humor digitale. Sergio Mattarella dipinto come il padre di famiglia costretto al lavoro anziché alla pensione – “chissà se ci arriveremo” – o prigioniero di “figli scriteriati” che non sanno badare a loro stessi. Ecco, prigioniero: non arbitro della politica italiana ma uomo legato dai politici, costretto a chiedere silenziosamente aiuto, scritto sulle mani e abbandonato ai passanti dal finestrino di un’auto. Oppure muto spettatore di ciò che accade per il satirico grafico che ha creato il meta – meme di Bernie Sanders, innestando il presidente eletto nel corpo infagottato del presidente mancato statunitense. Mentre svetta tra le condivisioni il “Quirimane”, ennesimo titolo fulminante de Il Manifesto.

Insomma, abbiamo l’ennesimo eroe che scandisce ogni giorno la distopia di Facebook, tra riconoscenza e ironia ma già al tramonto ben prima del sole. E abbiamo gli antieroi di sempre, loro, i politici. Grafica e abilità si sono sbizzarrite. E complici i rimandi ironici della “nipote di Mubarack” e dei voli di stato, hanno regalato alla presidente del Senato Elisabetta Casellati un nuovo status squisitamente fantozziano, traghettandola in pelliccia al ruolo di Contessa Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare del  nuovo millennio.  Antieroi che però hanno eletto l’eroe odierno, Mattarella. Ma è un dettaglio irrilevante per la Rete: non è accaduto nulla tra eroe e antieroi, lo spazio, il tempo e le cose si dematerializzano nel digitale, cristallizzandosi nelle partigianerie care agli spalti calcistici.

C’è un rovescio della medaglia in questo rinvio che ha acquistato invece il sapore – non colto in Rete – del buonsenso: si sceglierà l’arbitro dopo – si spera – il superamento della emergenza. E affrontiamo quest’ultima prova disinnescando in parte i pericoli di una campagna elettorale permanente che non ci avrebbe fatto per niente bene, in questi mesi che restano alla fine della legislatura.

Se poi vogliamo dare le pagelle, beh, per quel che vale la mia vedo vincitore chi ha avuto la pazienza di stare in partita con prudenza. Ha visto i bluff, ha visto le combinazioni perdenti degli avversari e non ha subito il gioco degli “amici” o sedicenti tali.

Il centrodestra ha mostrato di non avere figure presidenziali e ha detto bene Giorgia Meloni, deve rifondarsi e trovare un nuovo leader. Che non è Salvini né lo stanco e ormai caricatura di se stesso Berlusconi. Il Paese, checché ne dicano i soliti sfascisti sfasciati, alcune figure presidenziali le ha, anche se si è scelto per vari motivi di non sceglierle. Il centrosinistra poteva proporre delle figure presidenziali. In questo caso ha preferito svelare chiaramente che un leader vero ce l’ha, ma non sono certo che questi, Enrico Letta of course, abbia un centrosinistra del tutto sicuro su cui contare.