Un emozionato Landini
conquista la CGIL:
“Combattiamo uniti”

“Posso garantirvi che la Cgil mi ha fatto innamorare”. Maurizio Landini conclude con questa dichiarazione affettiva il suo discorso programmatico. Prima del voto che lo celebrerà segretario generale, col 92,7 per cento dei consensi. É un discorso umano, emozionato. Proposto da un dirigente che sa usare la mente ma anche il cuore. L’assemblea, il nuovo strumento chiamato a dirigere il sindacato, eletto con oltre il 90 per cento dei consensi, lo accoglie con un infinito applauso. Anche quelli che in questo confronto al Congresso di Bari hanno criticato la proposta sostenuta dalla segretaria uscente, Susanna Camusso, appaiono coinvolti. E il primo a stringergli la mano é Vincenzo Colla che, insieme a Gianna Fracassi, sarà a fianco del nuovo segretario generale, come propone subito lo stesso Landini.

L’abbraccio di Landini con Susanna Camusso

Non è il suo un discorso facilone. Ammette di aver davanti un compito difficile e promette di mettercela tutto. Adotta, appunto, una frase pronunciata qui, in un dibattito, da Rosi Bindi, sul fatto che “solo le cose che si amano poi si è capaci di curare e migliorare”. E lui ha imparato “a voler bene a tutti quelli che come noi per vivere hanno bisogno di lavorare”.  Ha imparato a voler bene alla Cgil. Sono parole che incrociano il sentimento dei tanti che affollano il salone di Bari. E che vogliono “in questa società  che mercifica le persone”, combattere per trasformarla “qui e ora non domani”.

É stato, in sostanza, un appello a rinsaldare l’unità interna, già affermata in tanti congressi.   Con un approdo che non significa cristallizzazione bensì sperimentazione di un nuovo modo di lavorare. Senza cadere nel correntismo. Dice Landini: ”se qui tra di noi qualcuno che si sente Landiniano, Colliano o Camussiano, sappia che questi sono sintomi di una malattia che va curata subito”. Senza, però, la paura delle differenze perché il pluralismo delle idee “può risultare una ricchezza”, se si è capaci di tradurlo in una sintesi finale. Essendo la situazione politica-sociale assai complessa  la cosa peggiore sarebbe affidarsi alla semplificazione. Con la consapevolezza che “la Cgil é una o non é, é plurale o non é, è democratica e partecipa o non è”.

Non nasconde, Landini, il fatto che anche il sindacato deve saper cambiare, rinnovare se stesso e il proprio agire. Cominciando dal campo contrattuale dove le nuove tecnologie impongono mutamenti. Affrontando “una contraddizione di fondo mai superata tra la libertà della persona ed il diritto di proprietà che oggi si ripropone con ancora più forza”. Cosi al lavoratore e alla lavoratrice “viene privato il diritto di perseguire anche nel lavoro là realizzazione di se e conseguire la propria indipendenza partecipando alle decisioni che si producono nel luogo di lavoro”. Affermazioni che a chi scrive ricordano Bruno Trentin.

Un compito arduo, certo, in una situazione in cui spesso si è difronte a luoghi di lavoro dove, nello stesso spazio fisico, “operano persone che fanno lo stesso lavoro e non hanno gli stessi diritti” e dove bisogna sapere “mescolarsi”, non “lasciare solo nessuno”. Cioè anche il sindacato deve saper abbattere muri e diffidenze.

Al governo in carica si chiede innanzitutto una legge sulla rappresentanza e si dà appuntamento al 9 febbraio, con Cisl e Uil. “Dobbiamo riempire la piazza è ridare voce e parola al lavoro”. Una risposta e una proposta (investimenti, rottura con la politica di austerità, Mezzogiorno) nei confronti di un governo che vara una manovra miope e recessiva.

Arriva così in porto la nuova Cgil. L’intesa Landini-Colla-Camusso ha resistito e alla fine il nuovo comitato direttivo e la nuova assemblea generale sono stati approvati con oltre il 90 per cento dei consensi dagli oltre 800 delegati. E poi il voto per il nuovo segretario generale di cui abbiamo detto.

Sia chiaro: non saranno rose e fiori per la nuova Cgil di Maurizio Landini. Lo si capisce leggendo i commenti che appaiono sui social, da Facebook a Twitter. L’attesa é grande. Le tante donne e i tanti uomini che affidano il loro stato d’animo alla rete esprimono speranze e fiducia nella nuova Cgil. Anche se non manca chi non abbandona il proprio pessimismo per la scelta a favore di un dirigente vissuto nel passato come un oppositore della Confederazione stessa. La maggioranza però é convinta della giustezza della svolta e carica Landini di un’enorme responsabilità. Con la convinzione che possa vincere resistenze, pigrizie, difficoltà facendo rivivere la Cgil dei tempi d’oro, quando era assai più facile  decidere uno sciopero generale, mobilitare le persone e ottenere risultati.

Gli entusiasti sostenitori del nuovo corso non si rendono conto che Landini, con i suoi compagni e compagne di squadra, potrà ricaricare il sindacato, dargli una scossa, ma non potrà far miracoli. Non potrà trasformarsi in Mandrake, un personaggio capace di immediate imprese eroiche.

Landini con Bentivoglio, segretario Fim Cisl

Basta leggere, per fare un esempio, i diari di Bruno Trentin per capire come sia difficile, in questi tempi complicati, guidare un’organizzazione grande e altrettanto complicata come la Cgil. Landini avrà bisogno, come ha detto lui stesso, di un’ “intelligenza collettiva”, ovvero di una direzione collegiale.

Quello che ci si potrebbe aspettare dal nuovo segretario della  Cgil sarebbe, come del resto ha affermato, un coinvolgimento, una valorizzazione del ruolo delle strutture di base, le Rsu. Sono la linfa del sindacato e soffrono di elementi di burocratizzazione. C’è bisogno di loro, di queste “anime”, come le ha chiamate Annamaria Furlan segretaria della CISL, anche per ricostruire un possibile cammino unitario.

Insomma Landini ha difronte notevoli difficoltà ma anche grandi possibilità. Magari interloquendo con le diverse forze politiche, riuscendo a fare i conti con le sfide del governo gialloverde. Potrebbe, come ha scritto Stefano Feltri sul “Fatto quotidiano” “trovarsi a diventare il punto di raccolta di tutti i delusi dalle promesse M5stelle sul lavoro”. Così come potrebbe prendere in considerazione gli impegni che vengono da Maurizio Martina del Pd (intervista sempre sul “Fatto”) a “ridiscutere il Jobs Act”.

 

Occorre aggiungere che la scommessa unitaria della Cgil aveva registrato in mattinata un qualche scossone. Con il diffondersi di voci che ventilavano un venir meno di ogni accordo. Tali voci riguardavano il nuovo ruolo  che la nuova segreteria vorrá assegnare a Susanna Camusso (questa mattina si celebrano i suoi otto anni di esperienza alla guida confederale). Altre voci riguardavano la scelta di Gianna Fracassi come vicesegretaria, accanto a Vincenzo Colla, con la responsabilità del dipartimento organizzazione. Un dipartimento molto ambito. Tutto é stato superato. Cosicché la nuova segreteria confederale sarà composta da dieci persone con l’innesto di Ivana Galli attualmente segretaria della Flai (lavoratori agro-industria) e di Emilio Miceli (segretario Filctem).