Un 8 marzo per le donne ucraine, maestre di vita

L’orribile guerra in cui siamo immersi – in quel paese che sembrava lontano e che ritroviamo in casa nostra, l’Ucraina, in quelle città, Kiev e Kharkiv dove sono stati ammazzati 100 bambini – ci ha fatto e ci fa incontrare quotidianamente l’azione straordinaria delle donne ucraine.

Donne che curano i corpi di bambini ed anziani, dei loro uomini che combattono la guerra. Donne che corrono nei rifugi e ricoprono con il loro corpo quello dei loro bambini. Donne che difendono la vita quotidiana in contesti di morte, che costruiscono con le loro mani bombe molotov per tentare di difendersi da quelle feroci e potenti dei loro invasori. Che decidono l’esodo con i propri figli, mamme, papà. Che trovano il tempo di un sorriso per consolare, che sanno pronunciare una parola che porta speranza. Donne che raccontano, denunciano, implorano, esprimono con dignità l’orgoglio del proprio paese, cercano volti amici che le possano aiutare e con cui costruire quella parola: pace.

Il valore della vita umana

Sono donne maestre di vita. Ecco la grande lezione che ci danno le donne ucraine mentre combattono per la difesa dei loro corpi, della loro dignità, per l’amore nei confronti del proprio paese. Una lezione di vita che ci obbliga a ritessere il valore della pace, della democrazia, dell’Europa unita, della cooperazione tra i popoli di un mondo globale senza confini.

Ma il messaggio più potente che dobbiamo raccogliere è quello del valore della vita umana. Valore che la civiltà della ricchezza, del primato delle tecnologie, della potenza dell’Io, della normalità delle diseguaglianze sociali, della prepotenza dell’uomo sulla natura ha sminuito in un relativismo etico. Per cui in nome della ricchezza e del possesso la morte di un lavoratore, la povertà di un bambino, la morte di un immigrato, il modo in cui le persone vivono e muoiono non è un problema.

Un nuovo scenario di vita e di pensiero

E’ qualcosa che si nasconde, si toglie dallo sguardo, si finge di non vedere. Anche l’esperienza della pandemia in cui siamo stati travolti e da cui non siamo ancora usciti e che ha stroncato migliaia di vite umane deve farci cambiare sguardo ed immergerci in un nuovo scenario di vita e di pensiero.
Dobbiamo rifondare il valore della vita umana. Nel pieno di questa guerra assurda, crudele, che distrugge vite umane e dopo l’esperienza della pandemia che ci ha fatto toccare con mano la nostra fragilità e ha rafforzato il bisogno della relazione con gli altri e le altre, dobbiamo costruire una Alleanza ed Patto tra donne, cittadine del mondo, a partire dal riconoscimento della autorevolezza delle donne ucraine. Non solo le nostre badanti, non solo le donne che combattono una guerra, ma le maestre della vita.
Un patto ed una alleanza tra donne che riconosca che oggi il popolo delle donne è plurale e che dunque non può che costruire una cittadinanza plurale, basata sulla mescolanza di culture, esperienze, lingue, saperi. Deve essere un’Alleanza tra donne che nella società e nelle istituzioni politiche assuma con grande radicalità il paradigma della cura della vita, per ripensare le politiche e le idee che governano la nostra società.

Investire sui grandi Beni Comuni

Cura della vita significa far rinascere la democrazia come partecipazione attiva dei cittadini, costruzione dei legami sociali e della comunità competente che si prende cura delle persone. Significa investire sui grandi Beni Comuni: salute, ambiente, lavoro, formazione come priorità e motore dello sviluppo economico e sociale.
Cura della vita come riconoscimento del valore della differenza femminile ed una nuova amicizia tra donne e uomini, una nuova grammatica dei sentimenti. Come possibilità di vivere con pienezza ciascuna stagione della vita in una mescolanza tra tempi di lavoro e di cura, della formazione, del tempo per sé. Come mescolanza e cooperazione tra tutti i popoli del mondo superando steccati e confini perché solo in un mondo cosmopolita non ci saranno più le guerre.
Non è un Manifesto di utopie e speranze ma l’auspicio di un cimento che deve cominciare qui ed ora, con concretezza ed idealità. A partire dall’obiettivo immediato: che tacciano le armi. Si metta fine a questa strage di corpi, prevalga la costruzione della pace.