Crisi ucraina, se l’Europa resta nel suo cantuccio

“Caro nemico, ti scrivo”, “Caro nemico, ti risponderò”. Difficile sfuggire all’amarcord della divisione in blocchi dopo il vertice Usa-Russia di ieri a Ginevra, anche se da 30 anni il mondo non è più lo stesso né di là dall’Atlantico né di qua dagli Urali.  Un po’ come da noi Berlusconi è riuscito a rubare per sé la scena del Quirinale, così Vladimir Putin è riuscito a salire sul palcoscenico globale, e tanto basta per ridare smalto al suo stropicciato consenso, appannato dalla vicenda dell’avvelenamento dell’oppositore Aleksej Naval’nyj, perché i russi possono sopportare molti sacrifici sul piano delle libertà se l’autocrate offre loro lo specchio dell’orgoglio grande russo.

L’Europa è in un cantuccio dove, con il gioco dei veti, si è infilata da sé: quando Merkel e Macron proposero di avviare colloqui con Mosca ci fu il no deciso dei paesi ex Patto di Varsavia.

Eppure al centro dei colloqui c’è una questione drammaticamente europea: l’Ucraina e i 100.000 soldati russi ammassati ai suoi confini, il rischio di un conflitto nel cuore del continente e, se Biden fosse costretto a mantenere la promessa di una ritorsione “economicamente devastante”, a farne le spese sarebbero in primo luogo le forniture del gas russo, grande danno economico per la Russia ma anche per l’Europa, visto che le forniture di gas dalla Russia soddisfano il 48 per cento del fabbisogno europeo.

La ministra degli Esteri tedesca Baerbock considera la rinuncia al gas russo fattibile ed è disposta anche a bloccare l’avvio del gasdotto Nord 2 Stream ma, di contro, l’aumento delle bollette energetiche indica che siamo molto lontani da un adeguato utilizzo di fonti energetiche pulite e rinnovabili. Insomma, il veto del gruppo di Visegrad e dei Baltici potrebbe produrre un effetto opposto a quello sperato.

Ieri a Ginevra si sono incontrati il ministro degli Esteri russo Lavrov e il segretario di Stato Usa Blinken ma, ad avanzamento lavori, è previsto un vertice fra i due presidenti. In questo sviluppo ottimistico l’Europa potrebbe dire la sua all’interno dei più vasti contenitori dell’OCSE e della NATO.

Le posizioni sono molto distanti. La Russia assicura che non è intenzionata a invadere l’Ucraina, gli Stati Uniti sono convinti che quell’ammassamento di truppe ai confini potrebbe rapidamente muoversi, perché a primavera con il disgelo l’avanzamento sarebbe difficoltoso e la minaccia spuntata. I russi chiedono l’impegno a sbarrare l’ingresso dell’Ucraina nella Nato: né ora né mai. Gli americani rispondono che Putin non può intromettersi negli affari di paesi indipendenti, non può ripristinare la teoria della sovranità limitata. Però sul tavolo di Ginevra ci sono anche altre questioni, relative agli armamenti (la riduzione delle esercitazioni militari nell’Est Europa) e ai missili (il trattato Inf da cui Donald Trump si ritirò nel 2018): dal Baltico i missili possono raggiungere Mosca, dalla Russia – risponde la Nato – i missili possono raggiungere Berlino.

La tensione sale e c’è molto da discutere ma, come dice papa Francesco, è meglio che sia la diplomazia a parlare, piuttosto che le armi.