Tutte le strade
portano agli uomini

C’è chi ha intitolato una strada a Franca Rame e chi a Fernanda Pivano. Ci sono strade con il nome di Natalia Ginzburg e di Ipazia. Scienza, arte, spettacolo: anche le donne hanno il loro posto e il loro riconoscimento nella toponomastica? No. Non lasciatevi ingannare da qualche accenno femminile che qua e là spunta tra vicoli e piazze. Le strade sono quasi sempre intitolate ai maschi. Si salvano le sante e le principesse, le nobili e le beate mentre le “grandi donne” delle arti e dei mestieri, della politica e della scienza sono territorio sconosciuto per amministratori e sindaci. Per dare battaglia e creare città e paesi anche a misura della memoria storica al femminile è sorta, pochi anni fa, un’associazione ed è attiva una pagina Facebook entrambe dedicate proprio alla Toponomastica femminile. Si scopre, curiosando sul sito, (http://www.toponomasticafemminile.com/) che la piccola e turistica isola di Ponza, ad esempio, ha 113 strade di cui 3 con nomi femminili, tutte però per un’unica grande donna, la Madonna. A Milano su 4.241 strade solo 125 sono intitolate a personaggi femminili, di cui ben 46 appartengono alla categoria delle sante, beate, suore, benefattrici laiche o religiose. Insomma, se sei pia e devota, possibilmente dei tempi andati, forse meriti un riconoscimento. Per le altre, strade sbarrate.

Lo denuncia anche un divertente e riuscito libro per bambini della casa editrice Matilda che si occupa di questioni di genere. Si intitola “Una strada per Rita” di Maria Grazia Anatra, autrice attenta alle tematiche della differenza, con le illustrazioni di Viola Gesmundo che da sempre si interessa al tema delle città e della loro progettazione. Nasce dal loro incontro la storia di una bambina bravissima a scuola, di nome Rita, che partecipa a un progetto di ideazione delle città a misura di bambini. E cosa scopre la piccola Rita? Che a guardare i nomi delle strade sembra che le donne non siano mai esiste, che non ci sia mai stata una Marie Curie o una Virginia Woolf, una Frida Kahlo o una Amelia Earhart. Per questo la città che progetta e che presenta al sindaco porta solo nomi femminili.

Con grande stupore e disappunto di tutti. Ma lo fa per mostrare l’assurdità di un mondo a un solo sesso, per denunciare la sottovalutazione, il nascondimento di ciò che le donne hanno fatto e prodotto in tutti i campi e nonostante tutti gli ostacoli frapposti sul loro cammino. La provocazione della piccola Rita sarà salutare. Il sindaco, uomo pronto a riconoscere le storture dell’attuale modo di progettare gli spazi pubblici, dedicherà subito una strada a un’altra grande Rita, la Levi Montalcini, nostra scienziata da Nobel.