Tutte le flotte che salvano i migranti

E’ tutta di privati del Nord Europa la flotta che sta cercando di salvare il maggior numero di persone in fuga dall’Africa, in balia del Mediterraneo e dei trafficanti che li stanno trasportando. La Sea-Eye è stata fondata nel 2015 da Michael Buschheuer, imprenditore, padre di due bambini di 5 e 3 anni, che vive a Ratisbona, in Baviera, con la moglie Hannelore. Volontari a terra ed equipaggi di Sea-Eye si pagano tutto, dal volo a Malta, porto dipartenza, alle vaccinazioni. Le prime imbarcazioni del giovane tedesco, la Sea Watch 1 e Sea Watch 2, vecchi ma affidabili pescherecci riadattati, sono state dismesse perché ormai piccole e antiquate. Ora sono attive la Sea Watch3 e la Seefuchs, che hanno salvato 14.378 profughi.

E’ tedesca, con sede a Dresda, la Mission Lifeline. Anche in questo caso a bordo vi sono volontari che si autofinanziano del tutto: marinai esperti, medici, meccanici. I giornalisti che lo richiedono sono sempre bene accetti, purché interamente a loro spese, per documentare e testimoniare l’attività svolta. Il capo-missione è Simon Lewis, 33 anni, laurea in marketing e comunicazione, australiano, di professione sovrintendente e responsabile del salvataggio di St Kilda, la più affollata spiaggia di Melbourne. La Lifeline può accogliere, se necessario, fino a 500 migranti.

 

Le imbarcazioni di cui abbiamo finora parlato battono bandiera olandese e non hanno per legge obbligo di registrazione speciale nei Paesi Bassi dato l’uso e le caratteristiche tecniche. SOS Méditerranée è un’organizzazione franco-tedesca, con sedi a Marsiglia, Berlino, Ginevra e Palermo, anch’essa attiva nella ricerca e salvataggio, in stretta collaborazione con Medici senza frontiere. E’ stata fondata nel maggio 2015 dal tedesco Klaus Vogel, capitano di navi mercantili, sposato con Karin, quattro figli, e co-fondata dalla francese Sophie Beau, antropologa e sociologa. Sophie Beau ha lavorato per Medici senza frontiere e in progetti contro l’esclusione sociale. La nave di SOS Méditerranée, la Aquarius, dalla fine di febbraio 2016, ha salvato dall’annegamento 30.000 vite. Vogel è stato insignito dalla sindaca di Parigi Anne Hidalgo della Grand Vermeil Medal, la massima onorificenza concessa dalla capitale francese. Con Sophie Beau ha ricevuto il Premio Unesco per la pace 2017.

E’ olandese, con sede a Utrecht, la Boat Refugee Foundation, fondata nel 2015 da Annerieke Berge-de Borg, 44 anni, originaria di Amersfoort (Paesi Bassi) ma residente a Zeewolde, sull’isola di Flevopolder, quattro figli e un nipotino. L’organizzazione è impegnata nella ricerca e salvataggio, nell’assistenza medica e nel sostegno ai profughi in attesa di destinazion. Ora la Boat Refugee Foundation sta lavorando nel centro di registrazione e identificazione di Moria, sull’isola di Lesbo (Grecia). Un centro ideato per 2000 persone ma in cui ve ne sono 5.500, con problemi igienici, di spazi per dormire, con pesanti patologie mentali e sofferenza tra i minori.

La Jugend Rettet è stata fondata da 13 berlinesi tra i 20 e i 29 anni. Fino al 2017 hanno operato nella ricerca e salvataggio con la nave Iuventa. Nel 2017 l’imbarcazione è stata sequestrata, dopo un anno di inchiesta, dalla procura di Trapani. La magistratura ha acquisito testimonianze, foto, video e tracce audio dimostrando che i ragazzi della Iuventa hanno imbarcato profughi su barconi con mare calmo. La Jugend Rettet è stata quindi accusata di complicità con i trafficanti di esseri umani. E’ l’incubo di tutti i soccorritori. Per essere salvati bisogna essere avvistati. E’ poi tassativo far partire l’SOS all’IMRCC, il centro italiano di coordinamento soccorsi, con sede a Roma che può incaricare l’imbarcazione segnalatrice o un’altra vicina di affiancare lo scafo in attesa dei soccorsi ufficiali. Le flotte private del Nord sanno che è necessario pattugliare il mare, mandare un SOS per rendere a quel punto obbligatori i soccorsi e non azzardarsi ad andare oltre, se non nei casi previsti dalla legge.

Spiega Michael Buschheuer di Sea-Eye: “Dopo l’SOS che costringe al soccorso, assicuriamo la sopravvivenza delle persone che stanno affondando fino all’arrivo della Guardia Costiera. In genere la procedura è questa: l’equipaggio parte da Malta, si ferma immediatamente fuori dallo spazio costiero del Nord Africa. A quel punto – continua il fondatore di Sea-Eye – c’è una lunga attesa. Si fa su e giù osservando con i binocoli. Può richiedere un giorno o dieci giorni. Appare una barca di migranti. La nostra nave principale se ne resta dov’è, per non allarmare le persone. Caliamo una scialuppa con a bordo tre persone e una montagna di giubbotti di salvataggio e ci assicuriamo che tutti li indossino. A quel punto ci siamo. Perché nessuno può più annegare. Solo in circostanze straordinarie e col permesso delle autorità possiamo prendere profughi a bordo”. E’ il motivo per cui l’anno scorso Simon Lewis, capo-missione di Lifeline, ha dovuto lasciare un neonato in braccio alla madre in un barcone, con la donna che lo supplicava di prenderlo. Non c’erano autorizzazioni, lo scafo non stava affondando e Lewis sarebbe stato accusato di colludere con i trafficanti.

S’intitola “Tous sont vivant”, sono tutti vivi, il libro di Klaus Vogel di SOS Méditerranée. L’ufficiale tedesco, che ora ha 63 anni, è tornato a fare il comandante nelle navi mercantili “perché servono soldi all’organizzazione e all’Aquarius”, di cui resta fondatore e presidente. “Sono tutti vivi” era la scritta tracciata con un gesso dalle autorità sulla porta della casa di suo padre ad Amburgo, nel 1943, dopo il bombardamento. “E’ una bella cosa da scrivere e da comunicare” ha detto intervistato da France24. Klaus Vogel ha detto nel suo discorso all’Unesco che l’Aquarius è per lui “una parentesi di umanità. La prova concreta di ciò che noi, cittadini, possiamo realizzare quando il nostro orizzonte di pensiero si apre”.