‘’Truganini nella spam’’: cura e memoria
in una silloge di Fabio Pusterla

Sono andati di fretta
nessuno li ha salutati
nessuno li rammenta
nessuno li ha guardati.
Adesso sono scomparsi
persi nel nulla estinti.
Le stelle si sono spente
nel cielo dei vinti.

È da tempo che qualcosa si muove nel mondo intorno alla parola decolonizzazione, lo vediamo nell’uso del linguaggio oppure nel modo di osservare le cose che accadono; rispetto alle questioni di genere con i movimenti transfemministi o con quelli che affrontano il razzismo come il Black Lives Matter; oppure ancora nelle numerose espressioni d’oppressione nei confronti di popoli e minoranze. Ma cosa c’entra tutto questo con la poesia? Ebbene, la poesia non è forse innanzitutto un lavoro di decolonizzazione? I veri poeti sono costruttori di senso, quelli cioè che hanno consapevolezza di ciò che vanno scrivendo e che seguono un rumore che proviene dalla vita e dal mondo. È il caso di Fabio Pusterla, poeta ticinese, autore di numerose raccolte, saggi e traduzioni. Per l’editore L’arcolaio, nella collana diretta da Gianluca D’Andrea e Diego Conticello, ha appena dato alle stampe Truganini, una piccola silloge che anticipa e fa parte di un lavoro più ampio ancora inedito.
Perché dunque parlare di senso, di percezione di un rumore di fondo? Chi o cosa è Truganini?

Per comprendere il titolo di questa raccolta dobbiamo spingerci sino in Tasmania. L’isola situata a sud dell’Australia fu, infatti, per lungo tempo patria della popolazione aborigena Palawa, la quale con l’arrivo degli europei tra il XVII ed il XVIII secolo, fu progressivamente decimata. Truganini – ci fa sapere l’autore in una nota finale – secondo le cronache fu l’ultima aborigena della Tasmania: l’ultima a morire, dopo il genocidio del suo popolo. Il colonialismo europeo si abbatté su questa popolazione con le solite armi: campi di prigionia, malattie sconosciute ai locali e poi la cosiddetta “Black War” da parte dei britannici agli aborigeni, la quale prevedeva l’immunità giuridica per chi ne avesse ucciso uno. Tuttavia Truganini è stata anche una partigiana del movimento di resistenza indigeno, un vero e proprio intralcio per i coloni. In questo senso, sin dall’esergo virgiliano «Atque in ventos vita recessit» (e nell’aria la vita si dileguò), ci appare chiaro il discorso di Pusterla: dare voce alla vita sotto attacco, alla sua espressione originale destinata a scomparire insieme alla sua memoria:

Con ninnoli crestine
con paroline stucchevoli
tutto è stato distrutto
tutto è stato rubato.

Truganini non può dire io
Truganini non può ricordare nulla
perché io non esiste non è più neanche un altro
e la memoria è fuori corso senza parole
le cose della memoria non sarebbero riconoscibili
come cose vere tangibili.

Il mondo di adesso è fatto di cose diverse
non vuole ricordare quelle di prima.

Verrebbe da pensare al discorso di Pasolini proprio sui temi della necessità del ritorno al sacro di fronte alla mutazione antropologica prodotta dalla società dei consumi, un’altra forma di colonizzazione. Il modo in cui questa in pochi anni produsse la scomparsa della civiltà contadina e il suo sradicamento culturale, ad esempio, non è altro che la solita prassi di chi devasta in nome del profitto, oggi come ieri. Per questo motivo la memoria, così come all’origine la poesia orale nella sua funzione, è l’unica vera arma di Truganini, capace di ricostruire le linee di una tradizione, un sistema di valori che può dialogare con il presente, qualcosa di cui avere costantemente cura per resistere.

«Abbi cura di te» aveva detto qualcuno
prima di scomparire.
Ma di cosa aver cura
se nulla rimane se tutto
svanisce nel silenzio?
Vanno via come foglie
sorrisi e antiche promesse, aquiloni
dispersi. Si strappano i volti.
Per questo Truganini tiene in ordine
tutti gli oggetti, calzini,
ammennicoli vari, minuscole
immagini, pettini, stoffe.
Sono gli ultimi argini
contro il maestrale che soffia, la paura.
Dentro armadi o cassetti
allineati corpi in superfici piane
o appese a muri cose inanimate
mimano paci travolte
la danza del vuoto
senza protezione
senza consolazione
senza memoria
dicono abbiate cura non importa di cosa
dicono custodite gli scomparsi.