Madre, donna, cristiana… non basta per governare. Troppi disastri, Meloni

Premier non si nasce, questo è sicuro. Né lo si diventa per vocazione o solo per passione. Come ogni lavoro, richiede esperienza e acquisizione di competenza. Se vuoi fare il chirurgo non è che entri in sala operatoria e pretendi subito di avere in mano il bisturi per operare. Prima devi esserti fatto sei anni di corso di laurea, poi cinque di specializzazione e infine un bel po’ di esperienza sul campo prima di pensare di fare il primo operatore. In politica, contrariamente alla demagogica campagna populista dei “portavoce del popolo” o dell’uomo/donna solo/a al comando, dovrebbe accadere la stessa cosa: se non si fa la giusta esperienza e non si acquisisce la necessaria competenza, il rischio di combinare grossi guai è molto alto. Se poi non si è capaci nemmeno di scegliere buoni consiglieri il disastro è assicurato.

giorgia meloniÈ quello che sta succedendo alla presidente Giorgia Meloni, la quale, in un brevissimo lasso di tempo, ha fatto così tanti passi falsi e aperto così tanti fronti conflittuali che nessuno di noi, anche i più aspramente critici, avrebbe mai immaginato. In barba alla retorica della prima donna premier che ha sfondato il famoso tetto di cristallo – su cui ci hanno intrattenuto fior di commentatori – la Meloni sta dimostrando di non sapere come si governa e quali siano i fondamentali per saper amministrare la cosa pubblica. Perché, come è ovvio, c’è una differenza abissale tra governare e comandare. E lei finora ha cercato di comandare la sua già divisa e litigiosa coalizione e di mostrare al mondo il piglio inflessibile di chi sa usare il pugno duro.

Il pasticcio con la Francia

Prendiamo lo scontro aperto con la Francia. È stato non solo sbagliato nel metodo e nel merito, ma anche inopportuno politicamente. Nel giro di qualche ora la premier si è giocata quel poco di credito che sembrava avere acquisito nel suo primo giro europeo e ha aperto un conflitto pericoloso con un alleato importante dell’Italia che, come hanno ricordato in molti, potrebbe essere fondamentale nella battaglia che l’Italia dovrebbe intraprendere sul prezzo del gas.

Ma fosse solo questo. L’altro giorno, durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni si è superata. Rivolgendosi ai giornalisti presenti, ha detto testualmente a proposito dello scontro con Macron: “Ci sono state delle incomprensioni. Avete scritto che la Francia aveva dichiarato che avrebbe accolto la Ocean Viking e che addirittura non avrebbe fatto una selezione. Non so se avete inventato voi la notizia o loro (i francesi, ndr) hanno cambiato idea. Comunque questa notizia non è stata smentita per 8 ore e quindi io ho detto ‘grazie per il gesto di solidarietà’. Voleva essere un gesto distensivo”.

Mare Mediterraneo, la nave soccorso Humanity 1 battente bandiera Tedesca, con i 104 minori soccorsi
A bordo della Humanity 1. Foto Arez Ghaderi/ROPI/agenzia Fotogramma.it

Ora, che la presidente del consiglio di un paese importante come l’Italia pensi che le relazioni diplomatiche con gli altri premier possano svolgersi sulla base delle informazioni giornalistiche è una cosa che nemmeno uno studente al primo anno di Scienze politiche penserebbe. Perché saprebbe che ci sono altri canali (formali e informali, da Palazzo Chigi o attraverso il ministero degli Esteri e gli ambasciatori) che devono essere attivati affinché il presidente del consiglio abbia le giuste informazioni ufficiali e possa fare le giuste valutazioni. È sorprendente e incredibile, quindi, non solo che la Meloni abbia pensato quello che ha detto ai giornalisti, ma soprattutto che lo abbia detto senza che nessun consigliere le abbia fatto notare – prima ma anche dopo – l’insostenibile anomalia di quello che stava dicendo.

Allo stesso modo qualche giorno fa, presa dalla furia di fermare i rave party come se fossero diventati all’improvviso l’emergenza numero uno del paese, ha avuto la bella idea di sfornare un decreto che faceva acqua da tutte le parti, bocciato dalla maggior parte dei costituzionalisti perché pericoloso per le libertà personali garantite dalla Costituzione, che bisognerà correggere in Parlamento per evitare l’alt della Consulta. Non parliamo, poi, della figuraccia fatta in occasione del sequestro dei migranti nel porto di Catania, della indecente e violenta idea di selezionare chi poteva essere salvato e chi no e del dietrofront a cui è stata costretta. Una condotta inqualificabile che attiene non solo alle capacità politiche della premier ma anche al senso di umanità, che non pare alberghi nel suo animo. E che dire dell’asse con Cipro, Malta e Grecia, scelta che spinge l’Italia ai margini come fosse un piccolo Paese dalle poche aspettative e con un ruolo di retroguardia?

Madre, donna, cristiana… non basta

Insomma, Giorgia Meloni sta dimostrando di essere meno capace di quello che voleva farci credere la propaganda della destra, che a volte ha contagiato anche pezzi, per fortuna minoritari, del centrosinistra. Governare non è come urlare “io sono Giorgia, sono una madre, sono cristiana…” dal palco di Vox in Spagna, né come solleticare gli istinti dei propri elettori inveendo contro l’Europa al grido “la pacchia è finita”, né suscitare reazioni feroci sostenendo che i migranti vanno fermati con il blocco navale.

D’altra parte la leader di Fratelli d’Italia, tranne una breve esperienza come ministro della gioventù nel governo Berlusconi del 2008, ormai quasi quattordici anni fa, non ha mai messo alla prova le proprie capacità governative nemmeno in un piccolo consiglio comunale. E questo, nonostante da anni si ripeta il contrario, alla fine conta qualcosa. Se poi alla condizione di incapacità personale si somma anche la scelta di ministri, sottosegretari e collaboratori vari di basso livello, la situazione diventa ancora più preoccupante. Peraltro, circondarsi di persone che non possono fare ombra e quindi offuscare la propria immagine è, come abbiamo visto più volte, prerogativa dei piccoli leader. I quali cercano di supplire alla mancanza di cultura di governo accentuando la loro funzione di comando.

Vedrete che della profonda mancanza di cultura di governo di Giorgia Meloni e della sua squadra avremo altre prove nelle prossime settimane. Speriamo non siano troppe e soprattutto non troppo gravi, perché poi il conto lo pagherebbero i cittadini. Ci auguriamo che qualcuno abbia la saggezza di spiegarle come si fa il presidente del consiglio o, in alternativa, di fermarla in tempo prima che faccia precipitare il Paese in un burrone.