Tripaldi esplora necessario e superfluo nel caos irrisolvibile della società

Tra i tanti cambiamenti e ridefinizioni imposte dalla rivoluzione digitale, senza dubbio la dicotomia necessario/superfluo rientra a pieno titolo nella casistica appena menzionata. Se, infatti, eravamo abituati a conoscere il “necessario” come ciò che non può essere diversamente da com’è e, di conseguenza, come ciò senza cui determinate condizioni non potrebbero verificarsi e allora, in ultima istanza, come tutto quello che è strettamente indispensabile e, al contrario, il “superfluo” in qualità di insieme di cose di cui si potrebbe/dovrebbe fare a meno, ecco che oggi, stando a queste diciture, il necessario sembra superfluo e il superfluo necessario.
È da subito quindi evidente che il titolo dell’ultima raccolta di Francesco Tripaldi, L’individuo superfluo (Ronzani Editore, 2022), parte e ruota intorno a questa provocazione, la quale potrebbe anche rivelarsi, senza troppe sorprese, una cupa predizione: l’essere umano, soggetto agente e pensante, rischia di divenire oggetto del quale è possibile fare a meno, un di più che, prima o dopo, verrà tolto di mezzo come snodo finale di quel processo di reificazione da diversi anni in atto.

Le modificazioni introdotte dal web

Avvalendosi di una scrittura che alterna il verso frammentato alla prosa poetica, Tripaldi riproduce nella sua opera quel caos irrisolvibile della società occidentale contemporanea, dove esso agisce non come spinta generatrice e oppositiva rispetto a un cosmo di norme e di ordine ma come unica forza attiva, producendo un overload informativo e visuale nel quale è difficile trovare un punto di partenza e uno di arrivo; la critica smossa da Tripaldi ed espressa con incisività in questo suo lavoro diparte da uno spiccato senso critico nei confronti delle modificazioni indotte dalla pervasività del Web all’interno delle dinamiche quotidiane del micro e del macro, di cui viene posta in evidenza la complessità delle coalescenze, comprese quelle pubblico/privato, online/offline, vicino/lontano. Ma Tripaldi, attraverso questi componimenti, allarga lo sguardo anche su altre questioni che sono tutt’oggi problematiche irrisolte e in perenne mutamento, come il rapporto tra memoria e oblio, le modificazioni dei rapporti identitari e relazionali, il senso di solitudine e la sofferta disillusione di più generazioni che faticano a credere e a progettare un futuro dove la loro presenza possa ancora avere reale significanza.

Tripaldi, inoltre, riflette sull’intelligenza artificiale, mettendone in luce i limiti e riportando in superficie la profonda lezione che Günther Anders diede diversi decenni fa a proposito del determinismo causale che lega l’uomo alla macchina, inducendoci a riflettere sul valore che i frutti di beni immateriali come la poesia possono avere in un’epoca così spiccatamente consumistica, dove niente sembra contare se non ciò che è quantificabile, vendibile e acquistabile.

L’individuo superfluo, tentando anche una sperimentazione linguistica tra parole barrate e alternanza tra termini tecnici e vocaboli scurrili, vuole essere prima di tutto un segno tangibile di protesta rispetto all’annebbiamento delle menti e delle coscienze, un richiamo a tornare a porre il focus su qualcosa che trascenda il sé e si apra all’altro e, soprattutto, su una nuova visione del mondo, per ribaltare, ancora una volta, le tassonomie imposte. O, per lo meno, per provare a farlo.

Il poeta Renato Tripaldi
Francesco Tripaldi

FORSE CI INTITOLERANNO UNA ROTONDA SU UNA STRADA COMUNALE

Quasi il massimo al liceo, quasi il massimo all’università,
quasi il massimo alla specializzazione.

Qualcuno potrebbe giudicarlo un fallimento sistematico
e quel qualcuno potresti essere tu.

Errore di parallasse, bicchiere mezzo vuoto, investimento
a fondo perduto. Considerazioni da circumnavigazione
dei viali, con il ghiaccio sotto la
giacca, i tuoi occhi dentro la testa e il chiedermi
perché mi hai detto basta. Per fortuna la notte è
durata a sufficienza per permettermi di arrivare
a casa e curare le mie emorragie sentimentali in
privato.

L’indomani non ti ho sentita, ieri non ti ho capita,
oggi ho riaperto quel tuo armadio buio pieno di
fantasmi vestiti con gusto per danzare con te un
walzer sgraziato di tormenti ed ossessioni e poi
mi hai detto nuovamente basta, come se si stesse
ancora sbagliando tutto, con la paura di te stessa
a mandarmi via. Ma io di lì non me ne sono mai
andato per davvero.

Nuovo periplo sui viali, ripassare dal via senza ritirare
alcun premio ed avere più freddo delle prostitute.
Chiedere a me stesso come stessi, non trovare
risposta, fermarmi a bere l’ultima Tennent’s
per resistere ai passi che mettevo tra il tuo letto
ed il mio.

Qualcuno potrebbe giudicarlo un fallimento sistematico
e quel qualcuno, questa volta, potrei
essere io.

Tu mi chiami, mi scrivi e ti scordi di me. Non sono
abbastanza, non abbastanza paziente, pronto,
ubriaco, sveglio, stanco non abbastanza persona
nell’ordine che preferisci.

Tutto è strettamente personale, la tua treccia
bionda, il tuo dito medio nelle foto, i tuoi occhi
blu di Prussia portali degli inferi, tutto è pioggia e
rientrare a casa pieno di baci e bestemmie.
Errore di parallasse, bicchiere mezzo vuoto, investimento
a fondo perduto. Considerazioni da circumnavigazione
dei viali, con il ghiaccio sotto la
giacca, le tue mani che mi rimestano la testa e il
chiedermi ancora perché mi hai detto basta.
Se io e te siamo stati solo una perdita di tempo, se
siamo stati solo un fallimento sistematico possiamo
sempre farci un esame di coscienza e superarlo
a pieni voti. Forse alla fine potremmo definirla
storia, sia che finisca domani, sia che non sia mai
cominciata, sia che tu la ricordi ancora.
Forse ci intitoleranno un tratto di viali, o una rotonda
di una strada comunale da cui potremo divertirci
a sputare sulla gente di cui non ci è mai
fregato niente e guardare le macchine ribaltarsi
come i nostri cuori, come quella volta che, per
non scontrarci, ci siamo evitati per miracolo.

E-POCA

Se cerchi nel web
il web cerca dentro di te;
senza nemmeno faticare tanto.

L’e-pica della pirateria informatica:
segreti industriali,
cordoni ombelicali digitali,
ricette per biscotti in linguaggio binario.

L’aspetto coloniale di una faccenda post imperialista
è il nostro vivere di esigenze improcrastinabili,
di amori a grandi linee.

Questione di evoluzione convergente.

Come certe fragole
siamo rossi solo in superficie.
Un cupio dissolvi
di corpi celesti e beta bloccanti.

POESIA ARTIFICIALE

Non c’è nulla di più stupido
dell’intelligenza artificiale,
perché ciò che impara lo apprende da noi.

Non riuscirà mai a comporre una poesia perfetta,
restando in silenzio.