Tra proteste e coscritti, tutte le incognite della guerra di Putin

Ci vuole coraggio, molto coraggio per protestare in piazza nel paese in cui si rischiano 15 anni di carcere per aver gridato “no alla guerra” e, ora, si rischia anche a stretto giro la cartolina precetto. “Arruolare chi protesta non è contro la legge”, ha affermato il portavoce di Putin, Peskov.

Si può dubitare che la protesta, con i suoi 1300 fermati nelle strade di 38 città, abbia una qualche efficacia nel corpaccione del consenso patriottico a Putin, ancora forte secondo le ultime rilevazioni disponibili (risalenti ad agosto, prima dell’offensiva ucraina) del centro indipendente di ricerca “Levada”. Ma il fatto in sé che le proteste si siano alzate, che qualche migliaio di persone si sia fatto coraggio per la prima volta dopo il giorno dell’invasione, il 24 febbraio, è significativo di una percezione che sta cambiando. La mobilitazione “parziale” proclamata da Putin non consente sonni tranquilli a nessuno. Anche perché il limite a 250-300.000 riservisti, affermato a parole, non c’è nel decreto, dove manca il numero delle persone da richiamare. I buriati, minoranza mongola e buddista, che sono stati la carne da macello dei mesi scorsi, sono in Buriazia meno di un milione, gli uomini di tutte le età sono meno di 500.000. È un bacino che si va esaurendo e, infatti, il precetto sta arrivando anche nelle case di Pietroburgo e Mosca.

Fino ad oggi i sondaggi hanno rivelato una sostanziale indifferenza alla guerra di metà della popolazione russa che non segue o segue poco gli eventi bellici, fra questi i giovani e i giovanissimi sono i più indifferenti: solo il sette per cento dei ragazzi fra i 18 e i 24 anni ha dichiarato di interessarsi a ciò che accade in Ucraina. Ma potranno continuare a girare la testa per non vedere? La mobilitazione, ancorché parziale, alza l’asta e non per caso Putin ha molto esitato a compiere il passo, preferendo – fino alla settimana scorsa – mostrarsi all’inaugurazione del luna park per l’anniversario della fondazione di Mosca.

Eppure, finché la tenaglia della repressione continuerà a stringere su cittadini e media indipendenti, appare difficile che l’orientamento della maggioranza della popolazione cambi in modo significativo. La débâcle subita sui campi di battaglia del paese aggredito, non raccontata, viene rovesciata per spiegare l’escalation e alimentare il patriottismo: “Non stiamo combattendo contro gli ucraini ma contro tutti i paesi NATO che ci attaccano”.

C’è però da chiedersi cosa stia avvenendo nelle segrete stanze. Come mai, proprio nel mentre Putin e il Cremlino alzano i toni dello scontro, si sono intensificati gli scambi di prigionieri, fino a comprendere combattenti e comandanti del battaglione Azov? E qual è il significato della frettolosa convocazione dei referendum per annettere le zone occupate? Gli osservatori si dividono fra chi teme un’ulteriore escalation: se il Cremlino considererà le repubbliche separatiste territorio russo, potrebbe decidere di usare armi nucleari tattiche. E quelli che vi vedono un tentativo disperato di fermare l’offensiva ucraina mantenendo il controllo dei territori occupati. In questa direzione sembrano andare le dichiarazioni di Erdogan, secondo il quale la Russia vuole la pace.

Proteste contro la guerra a Mosca

C’è un terzo aspetto, forse il più importante di tutti, per comporre il puzzle delle difficoltà di Putin. I legami economici, culturali e politici con l’Europa che Putin ha stracciato come se per la Russia fosse indifferente girarsi ad oriente, verso l’Asia. Non è così e non può essere così, per ragioni economiche e per profondissime ragioni storiche. È impossibile che al Cremlino non ci sia chi ragiona sul cul de sac in cui la guerra sta infilando il paese, ora sotto la minaccia di nuove e più aspre sanzioni.

Non è una prospettiva allettante per i russi trovarsi a dipendere dal gigante cinese. Quando i tre fattori, le proteste, le difficoltà militari e della coscrizione, le ragioni economiche e storiche che pongono la Russia in equilibrio fra due continenti, si collegheranno fra loro, allora si potranno vedere cambiamenti importanti.