Minacce e mezze tregue
siamo caduti nel peggio
della prima Repubblica

Le minacce, i penultimatum, i ricatti, le telefonate, gli ammiccamenti, le mezze riappacificazioni. Sembra di essere caduti nel periodo peggiore della prima Repubblica con tutti i suoi riti bizantini. Siamo invece all’ombra del cosiddetto governo del cambiamento. Vedrete che presto arriveranno i vertici, le cabine di regia, i caminetti, le cene segrete. E forse spunteranno anche un rimpasto di governo e una bella staffetta a Palazzo Chigi, per non farci mancare proprio nulla. Insomma, doveva cambiare tutto e non è cambiato niente, anzi è cambiato in peggio. Con l’aggravante che alcuni dei protagonisti di trent’anni fa – non tutti, ma alcuni – avevano uno spessore politico e una visione strategica che fa impallidire Conte, Di Maio e Salvini messi insieme.

 

conte peggio prima repubblica

Le tre onde anomale

La tensione che sta attraversando il governo gialloverde ha diverse caratteristiche anomale per una democrazia matura come dovrebbe essere la nostra. Intanto, il premier-non-premier che convoca una conferenza stampa per minacciare la crisi (o forse meglio: minacciare di minacciare la crisi) invece di convocare il Consiglio dei ministri o un vertice di maggioranza e risolverla tra i contraenti del patto di governo. Oppure andare alle Camere e mettere i due partiti con le spalle al muro nel luogo della rappresentanza popolare.

Nella post-democrazia di Di Maio e Salvini, nella quale Giuseppe Conte è una comparsa, tutto questo non c’è più. E quindi un premier-non-premier che ha galleggiato per un anno intero ha convocato i giornalisti per comunicare che non vuole galleggiare. Dopo qualche scaramuccia i padroni del governo hanno concordato che il premier può continuare a galleggiare.

L’altra anomalia – come ha scritto Umberto Curi – è il ruolo predominante dei vicepremier e in particolare di uno dei due, cioè Salvini. Non si è mai visto un ministro dell’interno ancorché vicepremier che mette becco in tutti i dossier degli altri dicasteri occupando uno spazio enorme nella compagine governativa. Non si è mai visto un premier che fa il segretario particolare dei suoi vice dai quali prende ordini.

L’ultima anomalia, che aumenta la tensione, è che la forza dei due firmatari del patto di governo si è invertita paurosamente. Ci troviamo nell’assurda situazione che Di Maio è maggioranza nelle Camere e ha diversi posti chiave nel governo, ma dopo le elezioni europee è minoranza nel Paese (anche se, al colmo del ridicolo, si è fatto dare una nuova “benedizione” dalla piattaforma della Casaleggio associati). Mentre per Salvini è vero esattamente il contrario.

 

Il fantasma della crisi

salvini di maio conte peggio prima repubblicaUn bel problema. Queste tre anomalie, infatti, rendono tutto più complicato in un sistema politico così liquido e volatile come il nostro. Ma, paradossalmente, rendono quasi impraticabile la via della crisi che oggi tutti paventano. Per il semplice fatto che il ritorno alle urne sarebbe un guaio per Di Maio con il rischio di una completa dissoluzione del movimento che guida. E sarebbe un azzardo anche per Salvini che non ha la certezza di ottenere lo stesso risultato delle europee. Ma soprattutto ha la certezza che insieme alla Meloni non avrebbe la maggioranza che serve per evitare di scendere a patti con il diavolo-Berlusconi.

Questo vuol dire, in poche parole, che la tensione sarà massima fino ai ballottaggi dei Comuni di domenica, poi sfumerà per ritornare subito dopo con alti e bassi e poi toccare il suo picco in autunno in prossimità della legge di bilancio che si preannuncia assai rognosa. E quindi in conclusione questo finto governo da repubblichetta resterà in carica riportando in auge tutto l’armamentario del politichese d’antan. Fino a quando un fattore esterno – a cominciare dagli effetti della crisi economica – non farà saltare il banco. Ma a quel punto i guai saranno per tutti.

Un consiglio alla sinistra: si prepari per bene a questo scenario, costruendo con pazienza una coalizione vera e un programma alternativo serio. Evitando di perdersi nelle fantasticherie su improponibili scorciatoie che rischiano di condurre direttamente in un burrone.