Viaggio nel Pd che stima Letta ma teme
il “partito del potere”

La “base” in Emilia-Romagna è sempre stato il luogo dell’anima del Partito (con la P maiuscola). Era ed è rimasta un termometro per capire cosa si muove dentro il Pd. Enrico Letta ovviamente non ha risolto i tanti dubbi che assillano i militanti ma ha dato a tutti una certezza: questa è l’ultima chiamata, o se ne esce in avanti o si chiude. Ora la domanda è se quell’anima ci sia ancora da qualche parte, perché se è andata persa è come se il partito non esistesse più. E, quindi, nella speranza che ci sia ancora l’anima, e se serve il cacciavite per aggiustarla – come chiede la metafora di Letta – i militanti rispondono “ok proviamoci”.

Del resto non è lontana nel tempo l’ultima significativa riscossa dopo la sconfitta alle politiche del 2018. Avvenne a cavallo tra 2019 e 2020 quando Stefano Bonaccini vinse, contro i pronostici, le elezioni per la presidenza della Regione. Piazze piene e urne piene grazie anche a un bel gioco di squadra tra vecchia militanza e nuova passione civica di giovani inattesi mobilitati dalle Sardine. È passato poco più di un anno ma la pandemia ha messo tutto in stand by e non si sa oggi quanto “valgano” ancora le Sardine mentre la presidenza Bonaccini arranca, come tutte le presidenze, all’inseguimento di un virus che ha azzerato molte certezze sulla risposta del sistema sanitario regionale e ha trovato più di una falla nel cordone che avrebbe dovuto tenerlo a bada.

 

“Un partito sospeso nella sua identità”

“Ho riparato computer per una vita, il cacciavite lo so usare e resto a disposizione nonostante i miei 71 anni”, dice Vincenzo Rossi del circolo Reggio Emilia 6, zona a est della città dove la periferia sconfina nella campagna, iscritti che oscillano tra i 250 e i 300 salvo verifica perché la pandemia ha messo in quarantena il tesseramento. Qui si respira un certo ottimismo. Per il giovane segretario Nando Ganassi, 26 anni, in carica già da quasi cinque, “il punto più basso l’abbiamo toccato tra il 2017 e il 2018 con la scissione e la sconfitta elettorale e dopo è iniziata una progressiva ripresa che ora andrebbe consolidata”. Le attese verso Letta sono alte. Ancora Rossi: “Ha avuto coraggio a mettersi a disposizione di un partito così complicato. Io avevo votato Zingaretti ma riconosco che il doppio ruolo di segretario e presidente di Regione è stato un limite”.

E il partito di prossimità per contendere alla Lega il legame col territorio che vuole Letta? “Noi siamo pronti, col territorio nonostante le difficoltà non abbiamo mai rotto i legami, la nostra sede anche con la pandemia è sempre riuscita a garantire l’apertura”, dice il segretario. “E non sopravvalutiamo la Lega, qui sostanzialmente non la vediamo mai”, gli fa eco Rossi.

Sebastiano Monorchio, 63 anni, militante molto attivo di un altro importante circolo di Reggio Emilia – il Pieve-Cella-Cavazzoli – si dichiara estimatore di Letta fin dai tempi del ticket con Bersani, ne apprezza la formidabile cultura, la pacatezza nell’argomentare. Scommette sull’uomo, mantiene però molte riserve su un partito perennemente sospeso circa la sua identità. “Vengo dal Pci Pds Ds, sono fermamente convinto che il nostro ancoraggio sia quello del Pse ma non colgo molta convinzione rispetto al socialismo europeo e non vorrei che a qualcuno venisse in mente di contestarne l’adesione. Non si è ancora capito se dobbiamo essere partito liquido o strutturato, nell’attesa vedo il rischio della liquefazione… Da due anni a Reggio Emilia non si fa una festa dell’Unità. Veniamo percepiti, e spesso a ragione, come il partito del potere dove tra la sempre più scarsa militanza disinteressata si insinua il carrierismo. Anche in zone come il Reggiano, con una lunga storia di buon governo, esprimiamo poca innovazione. Insomma, c’è tanto o addirittura tutto da ricostruire e non so se una sfida come questa sia alla portata di Letta, il miglior segretario che ci si potesse aspettare”.

 

Dove i circoli faticano perché mancano le risorse

All’altro capo della regione, in riva all’Adriatico in una località a forte insediamento di destra, Franco Ghetti, 71 anni, segretario del circolo di Bellaria Igea Marina (Rimini), si appresta a riunire il direttivo sui 21 punti che Letta ha inviato alle organizzazioni periferiche. Di fatto la convocazione del direttivo fa tutt’uno con l’assemblea degli iscritti, appena 75 in un Comune di 20 mila abitanti per decenni amministrato dalla sinistra. “Cosa penso del nuovo segretario? Tutto il bene possibile e assicuro che risponderemo ad ognuno dei 21 punti su cui chiede il parere dei circoli. Io ne aggiungo un altro, però: per fare politica servono mezzi, risorse. Noi non ne abbiamo, non riusciamo ad autofinanziarci e dal centro non arriva nulla. In pratica facciamo politica mettendoci a disposizione della comunità soprattutto nel sociale. A Natale, ad esempio, con la Caritas abbiamo fatto una raccolta di beni per la popolazione più bisognosa. Sono quelle ‘azioni sul territorio’ a cui ci aveva sollecitato Zingaretti e che andrebbero mantenute”. E i grillini, qui abbastanza forti? Convince la linea Letta della coalizione ampia di centrosinistra? “Declinata sul locale vedo non poche difficoltà. Fino ad oggi non è stata possibile alcuna collaborazione d’opposizione con i grillini. Con loro abbiamo tentato invano un confronto e oggi li vedo spesso allineati sulle posizioni del sindaco di destra”.

 

“Letta venga alla Bolognina per una ripartenza”

Il viaggio virtuale lungo la via Emilia riprende alla volta di Bologna, e vuoi mai che dalla Bolognina della svolta occhettiana di 31 anni fa non giunga qualche notizia incoraggiante, che faccia dire “eppur si muove”. Il circolo è rimasto nella storica sede di piazza dell’Unità 4 che è anche il quartier generale della Fondazione Duemila, ovvero la “cassaforte” del patrimonio che fu del Pci Pds Ds. Il segretario è un amministrativo 56enne dell’ospedale Sant’Orsola, Mario Oliva. A Bologna si vota in autunno e, arrivato a termine il mandato di Virginio Merola, il candidato a oggi non c’è. Non c’è neanche un percorso chiaro su come sceglierlo in assenza di un accordo politico tra le correnti e con tutte le difficoltà legate di questi tempi all’organizzazione delle primarie.

Bologna è la capitale delle sardine. Bologna è stata la prima piazza importante del M5S. Oliva è cautamente ottimista: “Se riusciremo a mettere in campo le energie mobilitate per Bonaccini possiamo centrare il risultato, a maggior ragione se la pandemia mollerà la presa in estate e ci consentirà di svolgere attività politica sul territorio, ad iniziare dalle feste dell’Unità che anche l’anno scorso siamo riusciti ad organizzare”. Il segretario lancia un invito a Letta: “Venga qui, faccia non un’altra svolta ma una ripartenza. Pur con tutte le difficoltà del momento il circolo è sempre rimasto operativo, un vero e proprio laboratorio di politica che ha via via approfondito temi come le energie rinnovabili, il ruolo della sinistra in Europa, il ruolo della città metropolitana, l’assetto istituzionale dopo il taglio dei parlamentari..”.

L’impressione, insomma, è che serva un reset generale per mobilitare energie che, comunque, da queste parti ci sono. “Torno alla campagna elettorale per Bonaccini – spiega Oliva -, ad un certo punto ci siamo resi conto che stava succedendo qualcosa di importante e inatteso, una voglia di tornare a fare comunità che ci mancava da tempo. Quello ci ha consentito di dialogare con la città a testa alta, di scarpinare nei quartieri, nei luoghi di lavoro, di contarci nella vastità di piazza Maggiore dove eravamo veramente tanti. Certo, le Sardine ci hanno dato una bella spinta ma quella vittoria la vedo, anche e soprattutto, come nostra”.