Torna l’incubo nucleare, sessant’anni dopo la crisi di Cuba

Dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina (24 febbraio) Putin ha annunciato di aver posto in stato di alto allerta le forze nucleari russe. Verosimilmente intendeva le armi nucleari tattiche, di potenza inferiore a quella delle bombe che, all’inizio dell’agosto 1945, avevano distrutto Hiroshima e Nagasaki (attualmente ce ne sarebbero circa 230 americane e 2.000 russe, ma il dato è incerto).

Anche un’arma tattica produrrebbe una palla di fuoco di altissima temperatura, onde d’urto che distruggerebbero strutture civili e nilitari (però in un’area molto inferiore a quella provocata da un’arma strategica), e una nube radioattiva che inquinerebbe il territorio per tempi lunghissimi.

Armi tattiche dalla Guerra fredda

Foto di Cristian Ibarra da Pixabay

Le armi tattiche sono state sviluppate dagli Usa all’inizio della Guerra fredda, con l’obiettivo di difendere la Germania e l’Europa occidentale nel caso di un’invasione delle forze armate convenzionali dell’Urss. Colin Powell ricorda di essere stato inviato in Germania, al comando di un plotone, come responsabile di un cannone trasportato da un grosso trattore e caricato con un’arma nucleare tattica.
La dottrina della Federazione russa prevede l’uso di armi nucleari tattiche nel caso di un’aggressione con l’impiego di armi di distruzione di massa, o che venga messa a rischio l’integrità territoriale, o, addirittura, l’esistenza stessa dello Stato.
Nel passato esponenti del governo russo avevano escluso la possibilità che Mosca ricorresse alle armi nucleari. La situazione è cambiata anche in seguito alle contro-offensive ucraine.

Il conflitto in Ucraina e i referendum

Il rischio è aumentato in seguito ai referendum – non riconosciuti internazionalmente – che hanno deciso l’adesione alla Russia delle province di Luhansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhzhia, che rappresentano circa il 15% del territorio dell’Ucraina. Un attacco delle forze ucraine a queste ragioni configurerebbe un attacco al territorio russo. Il 20 settembre Putin, in un discorso dai toni durissimi, ha ammonito: “Sappiano che le abbiamo anche noi, tante armi e che useremmo tutti i mezzi a nostra disposizione per proteggere la Russia e il suo popolo. E questo non è un bluff”.
Lavrov alla domanda se la Russia avrebbe usato armi nucleari per difendere le regioni dell’Ucraina annesse, ha risposto che “le leggi e le strategie della Federazione Russa valgono per tutti i suoi territori” e che le regioni dell’Ucraina annesse“ sono sotto la totale protezione dello stato“.

Il rischio di utilizzo di armi nucleari c’è, ma basso

Gli esperti sono divisi rispetto alla possibilità che Putin ricorra realmente alle armi nucleari.
Ritengo che che il rischio ci sia, ma sia basso. Non certo perché Putin si faccia scrupolo per le vite e le strutture che andrebbero distrutte; abbiamo abbondanti esempi della sua indifferenza rispetto a questi disastri.
Le armi nucleari tattiche non sarebbero molto efficaci sul campo di battaglia, dove non ci si attendono scontri frontali, ma lente avanzata o ripiegamenti, spesso combattimenti villaggio per villaggio, strada per strada. Inoltre le forze militari ucraine e russe in genere sono molto vicine sul terreno, così che sarebbe difficile evitare un fratricidio; infine le ricadute radioattive contaminerebbero per tempi lunghissimi anche altri Paesi, Russia inclusa.
Forse Putin si rende anche conto della esecrazione mondiale che si solleverebbe verso il suo paese.
In ogni caso, è difficile trattare questo angosciante problema, perché la situazione in Ucraina non è statica ed è possibile che in questo stesso momento nuovi fatti possano modificare, speriamo in meglio, il quadro politico e militare.