Terremoto, abusivismo e parole. Ma chi difende il bene comune?

Si inizia la giornata leggendo titoli e commenti sul terremoto. La si chiude ascoltando notiziari e commenti sul terremoto. Un coro: pessima edilizia, abusivismo, speculazione, assenza di controlli, persino “cemento impoverito”. Dopo l’emozione e la commozione, devo confessare la noia per una litania che si ripete immancabile ad ogni “terremoto” (mettiamoci pure insieme alluvioni, frane, incendi, eccetera eccetera). Tutti, dai politici alle associazioni, dai sindaci ai geologi, parlano o scrivono non solo indicando le soluzioni, ma soprattutto ricorrendo a quel genere di interlocuzione, “io l’avevo già detto”, che sa di autoassoluzione o di benemerenza. Sanno tutto e potevano prevedere tutto. In realtà ci vuol poco per sapere e per capire: basta guardarsi attorno.

La pessima edilizia, l’abusivismo e tutto il resto sono a portata di mano. In tutti i sensi, perché se si pensa a qualche fantomatica “immobiliare”, magari ormai multinazionale, per individuare il colpevole si può toccare un aspetto della realtà. Ai tempi del miracolo economico si diceva dei “palazzinari romani” o si denunciava il “rito ambrosiano” (costruire a Milano, senza licenza in attesa che arrivasse una variante al piano regolatore). Ora ci si deve rassegnare a constatare che di quelle pratiche profittano in molti e in continuo conflitto di interessi, con conseguenze nefaste. Talvolta sotto le macerie restano coloro che hanno con ansia voluto il rialzo, l’aggiunta, il sottotetto, con la complicità di un amministratore, fratello, cugino, amico, per quella omertà o malsana solidarietà che soprattutto nei piccoli centri diventano la regola.

Non si parli poi di demolizioni: si corre il rischio della sollevazione popolare. Al Sud al Nord al Centro, uniti nella gloria del mattone. Con gli stessi metodi che potrei definire mafiosi e che benevolmente chiamo familistici. Frequento un piccolo paese in una valle ai piedi del Monte Rosa (“nordissima” quindi), un paese devastato da quella pratica dove la “famiglia” diventa “mafia”… sindaci che sono figli del costruttore, cugini del proprietario dei terreni, fratelli dell’idraulico o del falegname. Sì, il guaio sta anche in questi profondi e rovinosi legami, che rendono qualsiasi rimedio impossibile e qualsiasi legge vana. La verità è che gli italiani sono refrattari alle regole e indifferenti al “bene comune”. Figuriamoci se di mezzo c’è la famiglia, estesa, allargata. Il vantaggio per oggi, domani si vedrà: l’ambiente, nel suo degrado, paga la miopia di coloro che dovrebbero esserne i primi difensori.
Aggiungo una considerazione sui giornali: tanta ridondanza d’oggi, tanta forza nella denuncia… Ma ieri, prima del terremoto, la situazione era diversa? Perché, prima di ieri, tanta disattenzione? Perché tanto sdegno “a comando”, secondo gli appuntamenti che la natura suggerisce?

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