Taurianova, un ennesimo campo-container per i braccianti

L’ultimo incendio nella baraccopoli di San Ferdinando costruita dai bracciantimigranti impiegati da anni e sfruttati da sempre in condizioni di lavoro mediato dai caporali ed in assenza di idonee foresterie temporali alle quali rivolgersi nei picchi stagionali legati alle colture calabresi – ha solo per caso fortuna o fato scongiurato la morte per tanti di quei lavoratori costretti e ristretti a vivere in condizioni non disumane, ma animalesche.

Baraccopoli questa, costruita con i materiali di risulta dello sgombero del 2019, lì rimasti a testimoniare l’inefficacia della politica securitaria di un Governo giallo–verde che spazzò e buttò giù con la scusa che quello era un modo di vivere disumano. In realtà si voleva demolire gli insediamenti illegali e così ripristinare l’ordine securitario, la legalità. Un modo di agire che riafferma il nazionalismo (sul mio territorio comando io, un po’ come fa la ’ndrangheta), o addirittura di suprematismo e che legittima scelte anche di razzismo istituzionale.

Le scelte politiche delle prefetture

rosarno TaurianovaAzioni di demolizione mai accompagnate da soluzioni abitative o sociali da affiancare agli sgomberi, come invece indicano le leggi che si ignorano bellamente quanto si tratta di migranti. Non si interviene puntualmente e rigorosamente come si dovrebbe per ripristinare ordine e legalità, ad esempio per combattere lo sfruttamento del lavoro,  ma contro i migranti poiché così si costruisce anche il consenso elettorale.
Bisognerebbe riflettere anche sull’assenza di assunzione di responsabilità da parte delle amministrazioni comunali della Piana di Gioia Tauro, che dovrebbero invece mettere in campo politiche che portino al superamento del disagio abitativo in danno dei braccianti.

In loro assenza, quando alcune amministrazioni sono state sciolte anticipatamente – come nel caso di Rosarno, San Ferdinando e Taurianova –  i commissari prefettizi nominati dal Ministero dell’Interno  hanno realizzato interventi abitativi emergenziali, cioè campi-container o tendopoli autorizzate, riaffermando la loro decisione di ghettizzazione urbanistica. E’ così che le politiche abitative dei campi nella Piana non sono operate dalla politica, ma dalle Prefetture locali, che hanno quasi, contrariamente al loro mandato istituzionale, fatto scelte politiche; in questo caso innestando nei territori trasformazioni sociali ed urbanistiche con modelli di accoglienza emergenziali, che sono maggiormente attrattivi per i caporali.

Anche per questo mi chiedo se atti di natura così politica siano concretamente nelle competenze delle Commissioni prefettizie anche alla luce della normativa che ne regola limiti e competenze (D.Lgs. 267/2000 Testo Unico sull’Ordinamento degli Enti Locali, ed in particolare negli artt. 141 ss..);  in caso contrario, gli atti sarebbero addirittura illegittimi.

Il fallimento del terzo settore

Questo è un elemento dirimente che gode però della complicità morale di parte di quel terzo settore che si è professionalizzato nella gestione della progettazione e gestione dei servizi dell’emergenza.

Su questa strada è paradossale leggere sulla stampa locale di qualche mese fa l’intervento di una di queste organizzazioni (chiamate a gestire a Taurianova l’Agenzia sociale per l’abitare a valere sui fondi Supreme e dotata solo di qualche migliaio di euro destinati all’erogazione di voucher abitativi) chiamare l’amministrazione comunale ad un maggiore impegno. Attesa la scarsa sensibilità verso i percorsi dell’inclusione socio–abitativa che in un anno ha consegnato un solo appartamento a favore di due migranti. In realtà però il dato si può leggere anche al contrario. Abbiamo provato con l’inserimento abitativo che è naufragato anche per reticenza dei migranti;  l’opzione che rimane è il campo di accoglienza.

Dunque un fallimento pilotato, dove il terzo settore rimane lì a gestire i servizi destinati ai confinati del terzo millennio. Quest’ultima lettura del contesto potrebbe per alcuni risultare di parte, maliziosa, o peggio denigratoria nei confronti di quelle istituzioni o enti del Terzo Settore –  attratti dalle potenti Lobby delle progettazioni sociali – che riaffermano la loro volontà di favorire processi di inclusione socio-lavorativa ed abitativa. Ed allora vediamo come.

I braccianti possono garantire un reddito certo? no

Nel dicembre 2020, attraverso l’iniziativa del Consorzio Macramè, si arriva alla pubblicazione di un’apposita manifestazione di interesse “per il reperimento di immobili residenziali da destinare alla locazione di cittadini immigrati regolari in condizioni di disagio abitativo”. L’art. 3 prevede, però, che la selezione degli aspiranti conduttori sia realizzata verificandone la solvibilità, la credibilità, l’affidabilità, e soprattutto verificando la disponibilità di un reddito tale per cui il canone annuo richiesto non incida sullo stesso in modo insostenibile, ciò a garanzia propria e del proprietario.

Tuttavia, la certificazione di un reddito certo, oltre alle clausole di solvibilità, credibilità ed affidabilità, difficilmente si può ottenere tra la popolazione immigrata residente nei casolari abbandonati di Contrada Russo. E poi, quale commissione di lombrosiana ispirazione peserebbe il cranio, pardon, misurerebbe l’affidabilità, credibilità e solvibilità dei migranti?

Un ulteriore dubbio sulla reale volontà del Comune di Taurianova di rendere l’Agenzia sociale per l’abitare efficace emerge dal Disciplinare del dispositivo dei voucher, là dove prevede per l’assegnazione delle abitazioni disponibili che sia valutata “la volontà del migrante di inserimento sociale nel contesto urbano“. Che tradotto implica il giudizio: sono africani abituati ai villaggi ed alle capanne e pertanto preferiscomo autoescludersi.

Così nasce il Borgo sociale di Taurianova

Ecco come si arriva all’installazione del “Borgo sociale destinato ai migranti” a Taurianova, ma che in realtà non è che un altro campo-container e moduli abitativi, destinato a diventare in breve tempo, come gli insediamenti di Rosarno e San Ferdinando, un nuovo campo informale di riconfinamento sociale privo di ogni servizio.

Un campo che nasce ancora una volta per decisione di un’ennesima commissione prefettizia dai poteri straordinari che anziché essere rivolti al superamento degli ostacoli per la fruizione di 36 appartamenti ad uso foresteria temporanea per 140 braccianti  realizzati a Rosarno e mai resi disponibili, destina invece un milione e 300 mila euro (rinvenienti dal fondo Supreme) per la costruzione di un sistema abitativo ghettizzante, visti gli oltre otto chilometri di distanza dal centro urbano, vista l’assenza di trasporto pubblico locale. Due condizioni che contrastano con le norme etiche ed i principi contabili della Commissione UE, titolare delle risorse.