Taranto, sit in dall’alba davanti all’acciaieria.
Tra gli operai tensione e rabbia

Era ancora buio questa mattina quando i piazzali delle portinerie dell’Ilva di Taranto erano già affollati di lavoratori in sciopero. Secondo fonti sindacali che da tre giorni preparato la protesta, il novanta percento dei dipendenti dell’acciaieria, tra diretti e indotto, non ha timbrato il cartellino oggi.

Bandiere sindacali di tutte le sigle, questa volta unite, marcano la folla rumorosa. Almeno per il momento non sono previsti cortei, si attende l’esito dell’incontro di questa mattina che si terrà a Roma. A mezzogiorno, al Ministero dello sviluppo economico, sindacati, esponenti della cordata Mittal-Marcegaglia e governo avranno il primo incontro ufficiale che si prefigura difficilissimo.

Il sit-in davanti alla fabbrica, per ora sereno, non è composto solo da lavoratori ma anche da esponenti politici del territorio. Diversi sono anche i sindaci dei comuni che avvertono la necessità di sostenere la battaglia di una classe operaia che rischia di essere falcidiata dagli interessi padronali.  Secondo l’opinione più diffusa tra i lavoratori e le forze politiche qui a Taranto, il confronto con l’azienda deve partire da questi assunti: ambientalizzazione, garanzia occupazionale con parità salariale e mantenimento dei diritti acquisiti nel passaggio alla nuova amministrazione.

A Taranto la tensione è molto alta. I lavoratori sono spaventati e nello stesso tempo arrabbiati e delusi. Per ora la loro controparte è la Mittal-Marcegaglia ma tutti sanno che è il governo ad essere sotto mira.

Anche la città è sotto pressione. La paralisi delle strade e delle attività cittadine che si temeva e si minacciava, per ora non c’è stata, ma la scintilla che potrebbe venire dall’incontro a Roma potrebbe innescare lo scontro che tutti temono e che forse sarà inevitabile. Le paure di una città assediata che si erano diffuse nelle ore precedenti allo sciopero di oggi, hanno fatto emergere una pericolosa spaccatura che non promette niente di buono.

I tarantini, molti ma non tutti, hanno mostrato insofferenza per quello che potrebbe accadere; non tutti, insomma, sono disposti a sopportare i disagi di una città presidiata dai cortei e dai blocchi stradali. Questa mattina anche il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, si è fatto vedere davanti alla portineria del tubificio. Gli operai e la città tutta si aspettano molto da lui. La rabbia è tanta e lui lo sa che che eventuali cedimenti del governo centrale ricadrebbero tutti sulla sua testa.

Poco fa il gruppo «Liberi e pensanti», i lavoratori non sindacalizzati più vicini al tema dell’ambientalizzazione, ha contestato il sindaco Melucci. Il leader del movimento, Massimo Battista, ha accusato il primo cittadino (del Partito democratico, di essere eccessivamente morbido e supino nei confronti del governo ritenuto il responsabile di tutto. I «Liberi e pensanti» hanno ribadito anche oggi la loro linea: «fermo immediato degli impianti inquinanti e totale riconversione economica del territorio senza nessuna perdita di posti di lavoro». La loro proposta per oggi è quella di occupare il siderurgico, proposta che non viene accettata dal resto dei scioperanti.