Tante furono le razze umane
Ma ne è rimasta una soltanto

Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi.
Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori (!) che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti. (1938)

Non ci sono dubbi che il primo articolo del manifesto sulla razza del 1938 afferma il vero. Sbaglia, la dichiarazione di alcuni scienziati italiani, di alcune migliaia di anni, di 40.000 anni, ma in fondo era una svista. Il fatto centrale è che le razze umane sono esistite. Anche se si sono estinte tutte tranne l’Homo Sapiens che è l’unica rimasta da allora. In realtà una parte è sopravvissuta tra i geni di ognuno di noi. Si ipotizza che in ogni individuo Homo Sapiens sia presente dal 1% al 4% di patrimonio genetico dell’Uomo di Neanderthal.

Il che probabilmente da molti è considerato un grave problema, dato che da quando i primi resti dell’uomo di Neanderthal sono stati ritrovati nel 1856 in Germania nella valle “Tal” di Neander all’uomo preistorico sono stati affibbiati nomi come cavernicolo, troglodita in tutte le lingue. Nella lingua inglese degli USA è un insulto chiamare qualcuno Neanderthal. Sono comparsi sulla terra 350.000 a. C. e si sono estinti 40.000 a. C. Ed invece ci sono vantaggi ad avere parte dei geni dei Neandertaliani. Lo studio sul gene MC1R che determina il colore della pelle e dei capelli ha mostrato che alcuni Neandertaliani avevano un fenotipo “carnagione chiara/capelli rossi” che determinava una mutazione diversa da quella ritrovata nell’uomo moderno. Non solo. Chi ha ricevuto alcune varianti Neandertaliane dal meticciato tra Neanderthal e Homo Sapiens possiede un sistema immunitario reattivo, ha una migliore resistenza ad alcune patologie come l’Helicobacter pylori (batterio dello stomaco) ma è più sensibile alle allergie.
Già, perché si ipotizza e ci sono molti elementi che sembrerebbero confermarlo che vi sono stati incontri tra le popolazioni di specie Nearderthal e quelle dell’Homo Sapiens quando alcuni membri di questa specie hanno cominciato a migrare dall’Africa verso l’Europa ed il medio Oriente dove viveva l’uomo di Nearderthal. Il fenomeno si è iniziato a produrre verso il 60.000 avanti cristo. E seguire le tracce genetiche nelle diverse specie umane di allora è una grande avventura scientifica.

È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte, gli Orientali e gli Africani dall’altra. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili. (1938)

In Melanesia (Oceania, Sudest asiatico) gli abitanti di oggi presentano a seguito di fenomeni di meticciato di migliaia di anni fa con quello che si chiama la specie Denisoviana (dal nome della grotta in cui sono stati trovati i resti, pochi, in Russia). Una specie né Sapiens né Neanderthal. Ma questa specie Denisoviana ha tracce di meticciato molto antico con l’Homo Sapiens. Tutte specie umane scomparse da millenni. Ma che dimostra come le popolazioni di allora migrassero e si mescolassero tra loro. Ed una delle grandi domande è quella di comprendere quando inizia tra le specie umane la guerra, che è una bella invenzione della nostra specie.

Al Musée de l’Homme a Parigi sino al gennaio 2019 è aperta una mostra sul nostro lontano cugino l’Uomo di Neanderthal. Per riabilitarne la fama, una sezione finale della mostra è dedicata alla “fortuna” che quella specie umana ha avuto nei libri, nei dipinti, nel cinema soprattutto. Attraverso oggetti, reperti di vario tipo, vengono mostrati i comportamenti ed i modi di vivere di quella antica specie umana. Una popolazione abile a lavorare il legno e le ossa di animali, nell’avere una alimentazione diversificata che includeva vegetali cotti e conchiglie, delle capanne costruite con ossa di Mammouth, con un linguaggio. In grado di sviluppare pensieri metafisici, legati alla sepoltura ad esempio, il che dimostra la loro capacità di sviluppare una cultura materiale simbolica, producendo anche tracce geometriche in alcune grotte e strutture con stalagmiti di cui si ignora il significato.

Non solo è di interesse la mostra ma per chi non lo avesse già fatto è essenziale visitare il museo che ospita l’esposizione permanente nel nuovo allestimento realizzato nel 2015. I curatori si sono posti domande ambiziose per il nuovo allestimento.

Qui sommes-nous? D’où venons-nous? Où allons-nous?
Dal titolo del dipinto di Paul Gauguin del 1897.

Museum of Fine Arts, Boston

 

Ha scritto Maria Beatrice Di Brizio (ANUAC. VOL. 5, N° 1, GIUGNO 2016: 361-364):

La prima di esse è intitolata
Qui sommes-nous? (Chi siamo?) – definisce le specificità dell’uomo mediante le sue affinità e differenze – morfologiche e cognitive – rispetto alle altre specie naturali.
D’où venons-nous? / Da dove veniamo?) – ricostruisce l’evoluzione umana nel tempo lungo della preistoria, risalendo agli ominidi della specie africana Sahelanthropus tchadensis, emersa 7 milioni di anni fa. Documenta le diverse specie preistoriche appartenenti al genere Homo, i loro processi migratori, la loro estinzione progressiva con la sola eccezione della specie Homo sapiens.
Où allons-nous? (Dove andiamo) – opera un vero e proprio salto cronologico e passa dall’età dei metalli ai giorni nostri, per analizzare gli effetti dei processi di globalizzazione e prefigurare i possibili scenari futuri dell’evoluzione umana.

Dobbiamo sapere ciò che è, dobbiamo sapere ciò che vogliamo, dobbiamo sapere ciò che bisogna fare. Sono tre cose difficili. Il mondo intero è diventato immorale.

F. Dürrenmatt, Il matrimonio del Signor Mississippi, 1952.

È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. (1938)