“Tante case vuote, tanta
gente senza casa”
Un’esperienza a Cosenza

Le lotte per il diritto all’abitare si intensificano in tutta la Penisola. Paradossalmente, un Paese in cui la speculazione edilizia ha devastato ampi settori del territorio nazionale, arrivando a modificare irrimediabilmente l’aspetto delle città e dei paesi, oltre che la loro conformazione sociale, si trova a negare un basilare diritto di cittadinanza alle categorie più svantaggiate. Chi non ha una casa di proprietà, chi non può pagare un fitto o contrarre un mutuo, si trova infatti nella triste condizione di invisibile agli occhi dello Stato, prima ancora che del fisco. Una vera emergenza, alla quale le politiche del welfare negli ultimi anni non hanno dato risposte adeguate, soprattutto al Sud.

A Cosenza, ad esempio, queste battaglie da circa dieci anni sono portate avanti dal Comitato Prendocasa, una organizzazione orizzontale, che ha provato a interloquire con le amministrazioni comunali che si sono avvicendate nel capoluogo bruzio, con la Provincia, la Regione, il Prefetto, senza però sortire gli effetti sperati. L’abitazione continua a essere un’emergenza, in una città in cui, però, vi sono 200.000 stanze vuote, 5000 stabili non abitati, sia pubblici che privati, lasciati per lo più nell’abbandono e nell’incuria, facile preda di balordi e tossicodipendenti.  E così, qui come altrove, la distanza tra le zone “bene” e i quartieri ghetto è sempre più marcata, la differenza di classe riemerge e si fa evidente nel momento in cui c’è chi ha più di una proprietà e chi non ne trova nemmeno una da fittare. Era inevitabile, quindi, che Prendocasa non rimasse esclusivamente un comitato di scopo, ma si facesse anche critica della gestione amministrativa, dell’utilizzo selvaggio del cemento, del denaro pubblico, del demanio. “Cosenza è la città dei palazzinari – afferma Giuseppe Bornino, membro storico del Comitato – e si continua su questa strada. Ecco perché uno dei nostri slogan è: Tante case vuote, tanta gente senza casa. Con gli anni, le nostre denunce e le nostre azioni hanno trovato l’appoggio di sempre più cittadini e associazioni. La nostra è una comunità meticcia, in cui i diritti degli autoctoni si rafforzano con il riconoscimento dei diritti degli stranieri”. Tra gli altri, ha manifestato loro la propria vicinanza politica e culturale il Laboratorio di Pedagogia della Resistenza – Università della Calabria: la battaglia per il diritto alla casa pone gli studiosi delle scienze umane e sociali, infatti, di fronte a questioni complesse, come il rapporto tra azione legale e giustizia sociale, tra disagio sociale e repressione, diritti civili e mercato, disuguaglianze e Costituzione, povertà e libertà.

Le occupazioni

Alle denunce era prevedibile che seguissero le occupazioni: il 31 ottobre 2013 si occupò l’ex istituto delle Canossiane, dove trovarono riparo circa ottanta persone; il 20 novembre 2016, uno stabile ex Aterp (l’Azienda per l’edilizia residenziale pubblica) in via Savoia, in cui si sistemarono una trentina di nuclei familiari; il 30 dicembre 2017, si occupò l’Hotel Centrale. “Liberiamo e occupiamo, – dice Bornino – ridiamo vita e respiro a edifici altrimenti vuoti e abbandonati; cosa diversa sarebbe, invece, occupare case nel momento in cui i proprietari fossero assenti. Noi riteniamo queste azioni non propriamente legali, ma legittime: laddove fosse carente o ingiusta, bisogna trasvalutare la legge. La legittimità delle occupazioni ci viene riconosciuta dagli stessi quartieri, perché finalmente si ridà luce e vita alle case chiuse, i bambini ritornano a giocare e le strade diventano più sicure”. La stragrande maggioranza dei cosentini, secondo Bornino, è contenta e, a volte apertamente, altre tacitamente, appoggia queste azioni, perché sa che degrado fa rima con malavita, spaccio, sporcizia.

Casa, reddito, dignità per tutto e tutti”, altro slogan di Prendocasa, che, nel frattempo, è diventata oggetto di ricerca sociale, di tesi di laurea, articoli di giornali anche nazionali, partecipa a convegni di studio sulle città e gli effetti della globalizzazione, si inserisce nei sistemi di accoglienza ai migranti e delle numerose realtà culturali cittadine. “Le nostre priorità sono altre – conclude Bornino – perché altra è la nostra visione della città, della società, della politica”.