Sul caso GKN
non sono ammesse
ambiguità

Abbiamo accolto tutti favorevolmente la sentenza del Tribunale del Lavoro di Firenze con cui è stata revocata la procedura di licenziamento dei 422 lavoratori della GKN di Campi Bisenzio. Sarà interessante capire come proseguirà ora la vicenda, ma intanto Melrose ha già fatto sapere che non tornerà sui suoi passi: impugnerà la decisione del giudice e nel frattempo ha convocato i sindacati (che hanno disertato l’incontro) per avviare una nuova procedura di licenziamento conforme alle norme di legge.

Un testo inefficace

A questo punto la palla passa nelle mani del governo, che può decidere tramite decreto di bloccare i licenziamenti. Peccato, però, che chi dovrebbe rappresentare la parte progressista della maggioranza non sia di questo avviso. Il PD, infatti, per tramite del segretario Letta e del vicesegretario Provenzano, esulta, ma l’unica risposta che ha da offrire agli operai è proseguire con l’approvazione del dl Orlando-Todde che, anche se costituisce un piccolo passo avanti, non blocca assolutamente le delocalizzazioni. Il testo, infatti, introdurrebbe una procedura con una scadenza temporale ben precisa e una sanzione a carico dell’impresa che equivale al 2% del fatturato dell’ultimo esercizio. Si tratta, quindi, di una vera e propria “monetizzazione” delle delocalizzazioni che di certo non migliora la situazione dei lavoratori GKN. Né è utile la previsione di reindustrializzazione, dato che il sito di Campi Bisenzio ha un personale altamente qualificato e macchinari di nuova produzione.

Dunque sono state proprio le lacune del decreto presentato dal Ministro del Lavoro e dalla viceministra dello Sviluppo Economico a spingere il collettivo di fabbrica a proporre un testo alternativo (“non una legge sulle nostre teste, ma una legge scritta con le nostre teste” è il loro slogan), steso con l’aiuto di giuristi di orientamento democratico, con lo scopo di rendere illegittimi i licenziamenti.

Basta ambiguità

D’altra parte, delle forze progressiste presenti in Parlamento, nessuna ha mostrato una reale vicinanza alla lotta degli operai GKN. Tutti ne parlano, tutti hanno gioito per la revoca dei licenziamenti, ma nessuno pare intenzionato a dare realmente seguito alle loro rivendicazioni. L’unico interesse sembra essere quello di mettere con una legge (che risolve, ribadiamo, solo parzialmente il problema delle delocalizzazioni) una bandierina su questa vertenza che resta drammaticamente aperta.

In conclusione possiamo dire che la vicenda GKN sia un banco di prova importate per la sinistra. Che non può continuare a tenersi in bilico tra lavoro e impresa, ma deve avere il coraggio di ritrovare il filo con il mondo delle fabbriche che negli ultimi decenni ha quasi abbandonato a se stesso e deve nello stesso tempo essere in grado di dare politicamente risposte chiare. Dunque la lotta degli operai della GKN – che per modalità e fini ha assunto una valenza nazionale – è un fatto dirimente, che definisce la natura politica del proprio schieramento. Sinistra non è, non può essere, una parola vuota. Sul destino dei lavoratori non sono più ammesse ambiguità.