Storie di migranti
in Olanda

Due storie raccontano l’Olanda e il tema dei migranti in questi giorni di festa per il medagliere olimpico dei Paesi Bassi. Sono le storie di un ragazzo ghanese e di un ragazzo olandese che, con alle spalle una vita dura, e 40 anni di differenza d’età, si sono incontrati e aiutati. Akwasi Frimpong, 32 anni, velocista, atleta di bob e skeleton olandese-ghanese. Per il Ghana è riuscito a qualificarsi a Pyeongchang 2018, concludendo la gara al trentesimo posto. Salutato nel mondo come un oro.

Akwasi arrivò in Olanda a otto anni, raggiungendo la madre che cercava un futuro migliore. Da allora ha sempre perseguito il suo sogno di diventare un olimpionico. C’era solo un problema: erano immigrati irregolari. A scuola Akwasi si distigue nello sport e il primo incontro decisivo è con un altro “straniero”, pur olandese di diritto: l’olimpionico di atletica leggera Sammy Monsel, del Suriname. Monsel lo allena e Akwasi vince quasi tutto nelle gare giovanili, dice sempre che ha perso il passaporto. Non è dato sapere fino a che punto tutti sapessero e tacessero.

Nel 2004 arriva l’opportunità, un posto al Johan Cruijff College, che fa parte di una fondazione diffusa in vari Paesi per aiutare le promesse dello sport. Fondata dal calciatore Johan Cruijff, nato nel 1947 in un quartiere popolare di Amsterdam. Quando il padre muore per un attacco di cuore, Johan ha 12 anni. La madre vende l’appartamento e il negozietto di frutta e verdura. Johan, che intanto gioca con gli esordienti dell’Ajax, ottiene dal vicepresidente della società un posto per la madre come donna delle pulizie e aiuto al bar dello stadio.

Le difficoltà economiche sono comunque enormi e Johan lascia gli studi per dedicarsi solo al calcio. Cruijff diventa l’emblema del calcio totale e il suo palmares da giocatore e allenatore è secondo solo a Pelè. Si trasferisce a Barcellona con la moglie e i tre figli. Da Barcellona tornerà in Olanda per consegnare il premio di miglior studente dell’anno al Cruijff Colleg a Akwasi Frimpong. Akwasi non può andare a Barcellona perché attende ancora la cittadinanza olandese, che arriverà nel 2008. Ha rappresentato l’Olanda a Sochi nel bob a quattro come riserva e ora il Ghana nello skeleton.

Le difficoltà economiche lo hanno portato ad essere un venditore di aspirapolveri negli Stati Uniti, dove ha completato gli studi e al momento si allena. Con la moglie Erica e la figlia di 10 mesi formano una delle tante famiglie multiculturali olandesi. In deciso aumento. Anche tenendo conto dei 151.000 olandesi che l’anno scorso hanno scelto di vivere e lavorare fuori dal loro Paese, la popolazione è comunque cresciuta di 82.000 unità, e quattro quinti dell’aumento totale è ascrivibile all’immigrazione. Il restante quinto è costituito dalle nascite.

Assieme a Italia e Germania, i Paesi Bassi hanno protestato contro la proposta di abolire le quote obbligatorie di accoglienza. Geert Wilders e il populismo di destra del PVV (Partito per la Libertà) alle ultime elezioni non hanno colto il successo sperato. Il primo ministro centrista Mark Rutte, del partito liberale VVD (Partito popolare per la libertà e la democrazia), è stato confermato alla guida di una coalizione.

La rivelazione tuttavia è stato il leader di GroeneLinks (Verdi di sinistra) Jesse Klaver, 31 anni, padre di origini marocchine e madre in parte indonesiana. Klaver, conquistando il consenso di marxisti, pacifisti, evangelici e radicali, ha ottenuto 14 seggi con la sua visione di tolleranza, uguaglianza e ambientalismo. Ai populisti che seminano odio e ai centristi che non si sbilanciano sull’immigrazione ha ripetuto: “Voglio indietro il mio Paese”. E ha aggiunto “ciò che direi ai miei amici europei di sinistra è di non imbrogliare le persone. Difendete i vostri principi. Siate onesti. Siate pro-rifugiati. Siate pro-Europa. E’ così che stiamo conquistando consensi”