Storia di Donatella, prof di Cosenza
che vive in treno per poter insegnare

Donatella è una docente di storia e filosofia. Ha 51 anni, una separazione alle spalle e una figlia ormai grande. Vive a Cosenza, la città di Telesio, filosofo di cui si conserva una statua, il nome di un prestigioso liceo, una certa vivacità culturale. Da qui, ormai da anni, si sposta per raggiungere quotidianamente le sue sedi lavorative. E sì, perché, nonostante i concorsi, gli aggiornamenti, i progetti, i numerosi attestati conseguiti, ancora una sede stabile Donatella non ce l’ha.

Sei ore di viaggio in treno per andare e tornare da scuola

La sua giornata tipo? Prima dell’alba è già sveglia:il caffè, un trucco veloce e la cura della sua persona, un saluto affettuoso al suo gatto e di corsa giù, pronta per affrontare il lungo viaggio che la porterà a scuola.

E’ stata in Puglia, a Matera, poi si è mossa all’interno della sua provincia di residenza, ma quest’anno le è toccata Tropea, in attesa della fatidica assegnazione provvisoria. Da Cosenza, il treno utile per arrivare a scuola, ma comunque non in tempo per la prima ora di lezione, parte alle 5,30 circa, con cambio a Rosarno. Tre ore di viaggio, solo andata. Sei ore di treno al giorno, senza considerare i tempi morti delle attese. Quello che dalla stazione più vicina a lei la portava a Tropea in meno tempo, anche se con un cambio a Lamezia Terme, dopo la stagione estiva è stato soppresso. Poco importa se ancora in Calabria sono presenti turisti stranieri, poco importa se avrebbe fatto comodo anche ai pendolari.

Ha pensato di scrivere persino al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ben sapendo di non essere l’unica al sud a farlo e di non avere speranze di risposta. “Io, però, sono una donna ostinata e per niente incline ad accettare le ingiustizie – afferma – Non chino il capo davanti al massacro cui siamo destinati i molti docenti senza protettori fra i vari sindacati ed organizzazioni affini. Io pretendo di essere onorata con l’impegno dell’intera classe politica. È un diritto sacrosanto lavorare in condizioni umane”.

“Affittare un’altra casa? Non mi bastano i soldi”

Donatella è naturalmente contraria a ogni forma di assistenzialismo sociale che non tuteli altri che i lavoratori licenziati senza giusta causa e che legittimi, invece, il parassitismo di coloro che sono mantenuti dalle fatiche di persone come lei. “Quando costoro si alzano dal letto, dice, noi siamo fuori almeno da quattro ore. La categoria cui faccio riferimento include, senza rischi di incorrere in paradossi, chiunque mostri incapacità o dolenza a porre risoluzione al problema”.

Una prof tosta, lo dicono i suoi colleghi e anche i suoi alunni, ai quali non nega sorrisi, battute di spirito e attenzione, nonostante i disagi del lungo viaggio. A chi le chiede come mai non abbia pensato di trovare una casa a Tropea e ritornare a Cosenza nei fine settimana ribadisce che lo stipendio percepito non le consente certo di pagare vitto, utenze e alloggi doppi: “Lo Stato mi paghi la trasferta, così come elargisce i buoni pasto ad altre categorie di lavoratori”. Con gli autobus manco a parlarne, non esistono linee dirette, con la propria auto significa sommare consumi a rischi.
Donatella si consola, così, con l’opportunità di incontrare ogni giorno sui treni persone nuove e imparare a conoscere meglio l’umanità, bagaglio imprescindibile per un buon docente. Senza perdere la lucidità e l’ironia che la contraddistingue, ci racconta, quindi, uno di questi incontri, rivelatore della percezione del potere e della perdita di credibilità e consensi da parte delle classi dirigenti.

Le storie che si incontrano sul vagone

“Sul treno ho intavolato una discussione sul lavoro e i diritti/ doveri dei lavoratori. – racconta – Gli interlocutori sono operai, con molta probabilità provenienti da contesti difficili e poveri. Tutti e tre fervidi ammiratori di una Destra che considera i loro sacrifici il vizio ancestrale di una razza vagabonda e inferiore. Si sentono delusi e traditi dalla Sinistra, e non so dare loro torto; tuttavia mi sono permessa di far notare loro che passare dall’altra parte è come un uomo tradito che cerca la fedeltà in una prostituta. Mi hanno guardato con gli occhi di un rapace e hanno farfugliato qualcosa fra i denti”.

Donatella non si scompone, rimane ieratica e non abbassa lo sguardo. D’un tratto, uno di loro assicura che, se decidesse di intraprendere la carriera politica, lui la voterebbe senza esitazione. Tra una chiacchiera e l’altra, arriva alla stazione di Lamezia Terme ma non trova la coincidenza per Tropea, hanno appunto, soppresso il treno per cessata stagione turistica.

“Aveva ragione Marx: ci sono oppressi e oppressori”

Cerca un taxi: “Scusi, quanto mi costa arrivare a Tropea?”. 80 euro. Decide, a questo punto, di non cedere a ciò che è un evidente ricatto, chiama a scuola, avvisa del ritardo e chiede più tardi un passaggio a un collega della zona; la cosa inversa, al ritorno. Alle 14.00, ancora lontana da casa, riflette sui Manoscritti economico-filosofici e si convince ulteriormente che, benchè del 1844, anno della sua pubblicazione, l’opera di Marx riveli il volto autentico del lavoro, l’essere, cioè, una delle tante sfaccettature di un potere alienante e che le dinamiche restano identiche nel tempo: da un lato gli oppressori, dall’altro gli oppressi.

“Una lotta di classe cui si è incipriato il naso – sostiene la prof – Ma noi che, dalla scuola e dalle nostre esperienze culturali abbiamo imparato a trovare l’intruso, la riconosciamo anche sotto le paillettes. La Storia è l’identico”.

Una grande lezione, di vita e sapere. Questo è il vero valore della scuola italiana, insegnanti svegli all’alba, pronti lo stesso ad affrontare viaggi interminabili e ripetitivi, attese snervanti, ore buche, collegi estenuanti, consigli dibattuti, alunni svegli o difficili, genitori ossessivi o assenti. A parte, la famiglia, i lavori di casa, il gatto. Ed è proprio il gatto ad aspettare Donatella, ormai tardo pomeriggio, davanti alla porta. La riconosce dai tacchi sul pianerottolo, da come infila le chiavi nella toppa. Ha atteso paziente tutto il giorno, ora ha davvero bisogno di fusa e croccantini.