Storia di Bini, il produttore cinematografico
che sostenne le sfide di Pasolini

Quale è il lavoro di un produttore cinematografico? A quali rischi e imprevisti può andare incontro? E sopratutto cosa vuol dire essere stato il produttore di Pier Paolo Pasolini, Robert Bresso e tra gli altri ancora di Claude Chabrol? Hotel Pasolini (Il Saggiatore) racconta in forma di autobiografia e per la cura di Simone Isola, la vicenda umana e professionale di Alfredo Bini probabilmente uno dei principali fautori dell’immaginario del cinema d’autore italiano e anche internazionale tra gli anni Sessanta e Settanta. Una vita che parte lontano, da Gorizia e che come in un romanzo d’avventura o d’appendice a seconda delle occasioni e degli incontri si sviluppa fino all’incontro determinante con Pier Paolo Pasolini. Un incontro che sarà fautore di alcune tra le opere cinematografiche più importanti del Novecento, un incontro scontro che vedrà uno di fronte all’altro due uomini armati di eclettismo e coraggio oltre che un innato gusto per la vita e i suoi imprevedibili rischi.

Hotel Pasolini si legge rapidamente, le sue pagine sono godibili sia per l’aspetto autobiografico che traccia il profilo di un uomo chiaramente non banale, ma anche per la ricostruzione di un Paese che uscito dalla Guerra vive la contraddizione del liberi tutti che in certi casi, come nel caso di Alfredo Bini ha significato spazi di libertà imprenditoriale e culturale, ma che con gli anni si scontri con una burocratizzazione politicizzata e quindi sostanzialmente antidemocratica che quegli stessi spazi tenderà piano piano, senza troppo rumore a far esaurire e a tratti a spegnere.

Resta così sì il ricordo di una grande collaborazione artistica, di una grande esperienza culturale narrata da un punto di vista inedito, ma anche il rimpianto per un’idea di cinema e di impianto cinematografico inteso anche nelle sue strutture produttive, mai realizzato, ma anzi ostacolato quando non lasciato cadere sulle spalle di chi come Alfredo Bini ha avuto sì il coraggio e l’ardire di aprire una strada e di indicare una direzione, ma anche l’impossibilità di trasformare questa visione in un modello che fosse realmente utile al cambiamento culturale e insieme economico del Paese. Uno spreco, un abbandono spesso come anche nel caso di Alfedo Bini risolto (con non poca ottusità e fatica) con la malinconia della legge Bacchelli, misero lavacro di una società piccolo borghese sorda e beghina.

 

Alfredo Bini

Hotel Pasolini

A cura di Simone Isola

Il Saggiatore

150 pagine – 19,00 euro