Spagna, strage di anziani: parla un alto dirigente della Comunidad

Il dramma degli ospiti dei centri per anziani uccisi dal coronavirus è scoppiato in Italia, negli Usa e in altri paesi. A un alto dirigente della Comunidad di Madrid, che ci ha chiesto di non render pubblico il suo nome, abbiamo chiesto: cosa sta succedendo in Spagna?

“Come in altri paesi in Spagna sia gli ospedali, sia le residenze per anziani sono ora al centro dell’attenzione per la loro vulnerabilità. Gli ospedali in quanto sono stati invasi dai malati, le residenze per anziani perché contengono le persone più vulnerabili data la loro età e la presenza di molte persone senza difese immunitarie. I centros para ancianos sono soprattutto centri residenziali, privi di strutture e personale sanitario. Per questo si chiamano residencias”.

I giornali parlano di circa il 50% dei deceduti. in Spagna. In tutto circa nove – dieci mila persone. Quali sono le ragioni di questa catastrofe?

“Conosco i dati di Madrid, almeno fino a pochi giorni fa. All’inizio c’erano circa 40 mila persone nei centri per anziani. Si calcola che almeno il 20% degli anziani residenti nei Centri sia deceduto. Uno sterminio”.

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Foto di Mabel Amber da Pixabay

Diverse inchieste giornalistiche in Italia spiegano il fenomeno come conseguenza di una generale impreparazione del personale nei centri per anziani, in particolare di fronte al fenomeno epidemico, e un grave ritardo nella fornitura di materiali sanitari (guanti, mascherine, sistemi di areazione…). Anche in Spagna è andata così?

“Solo la Germania, per quanto ne sappiamo, non ha avuto questo problema. La mancanza di materiale protettore, almeno all’inizio della epidemia, si è registrata ovunque. Specie nei centri per anziani che come dicevo prima, erano centri residenziali e non sanitari. La carenza di materiale protettivo è stata un fattore cruciale. Per quanto riguarda la mancanza di preparazione professionale del personale di fronte ad una pandemia come quella del coronavirus, è evidente che questo fattore ha impedito risposte organizzative adeguate in molti centri. Dobbiamo anche considerare il modo con cui avviene il contagio del coronavirus: il tempo che passa dal momento del contagio al momento in cui si manifestano i segni esterni dello stesso è particolarmente lungo: quando il primo contagio diviene evidente è troppo tardi, tanti altri sono stati già colpiti da un virus che si propaga molto rapidamente ed è particolarmente contagioso”.

Ci sono gravi responsabilità di fronte a come sono stati gestiti i centri per anziani. Quali sono gli organi responsabili? Sono privati, pubblici o misti?

“Ci sono residenze private, concertate e pubbliche. La verità è che non esiste una differenza molto grande tra queste diverse realtà. Sono comunque dati che ancora non sono chiaramente indicati”.

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Foto di Marco Massimo da Pixabay

Il fenomeno dei centri per anziani pone importanti questioni politiche e morali. Lo Stato è chiamato a svolgere un ruolo primario per garantire la cura e la protezione sanitaria degli anziani. Il tema fa parte della discussione sul tipo di Welfare e la questione della dipendenza. Cosa emerge dall’esperienza spagnola?

“Effettivamente il tema della protezione degli anziani oltre una certa età è un serio problema politico e morale. La tutela della salute degli anziani è molto impegnativa, richiederebbe grandi risorse. In Spagna i centri pubblici sono sostenuti con pochi mezzi. In questi anni, con i governi della destra, il tema è stato trascurato e senza dubbio lo sforzo da fare è molto grande.

Su questo punto resto pessimista. Non credo che ci sarà, al di là del tipo di governo, un cambio radicale nelle politiche socio sanitarie verso gli anziani“.

In Spagna esiste un servizio di assistenza psichiatrica al personale sanitario. Fino a che punto è stato condizionato dal fenomeno epidemico?

“Sappiamo da studi su epidemie precedenti, come quella della SARS del 2003 e quella del MERS del 2013-15, che il personale sanitario è molto toccato sul piano emozionale da quelle esperienze. Nel caso attuale del coronavirus questo impatto è molto maggiore. In questo momento sappiamo che gran parte del personale manifesta ansia e insonnia. Soprattutto il personale che lavora a contatto diretto con i malati, e quindi corre il rischio maggiore di contrarre la malattia. Tuttavia sappiamo che i problemi maggiori si manifesteranno dopo, superata la fase più acuta della crisi. Prevediamo che i sintomi di ansia e insonnia si trasformeranno in sindromi depressive e di ansia e in disturbi per stress postraumatico. Crescerà quindi molto il ruolo dei servizi di psichiatria”.