Quarto voto in 4 anni, Spagna alle urne in un clima avvelenato

Dunque nuove elezioni il prossimo 20 novembre, le quarte in circa quattro anni. La Spagna appare amareggiata anche se non sorpresa. Nessuno, infatti, credeva ormai ad un accordo in extremis tra il Psoe di Pedro Sanchez e Unidas Podemos di Pablo Iglesias. Ora si avverte un clima avvelenato dalla impressione diffusa che ancora un volta calcoli di partito e ambizioni personali abbiano prevalso sulla urgenza e l’importanza di garantire al paese stabilità e fiducia nelle istituzioni. Tanto più in una fase politica che vede una destra sempre più aggressiva e nostalgica dell’autoritarismo franchista la quale, pur divisa fra tre partiti, (Partido popular, Ciudadanos e Vox), ha rifiutato ogni supporto parlamentare ad un nuovo governo minoritario diretto da Sanchez.

Analogie con l’Italia?

Come si vede non sono poche in questa fase storica confusa e preoccupante, le analogie tra la Spagna e l’Italia. A ben guardare, diverse sono le tematiche, vecchie e nuove, che stanno dietro questa crisi. In sintesi: All’interno del Psoe ha prevalso nei riguardi di Podemos l’antico sentimento anti comunista radicato nella vicenda spagnola fin dalla guerra civile (1936-39). Sentimento “giustificato” dal sostegno politico e militare dell’ Unione sovietica alla Repubblica e in particolare al Pce. Lo stesso sentimento che ha impedito per decenni la collaborazione nella lotta antifranchista tra i due partiti della sinistra. Sono stati i comunisti spagnoli, d’altronde, la principale forza che ha lottato contro la dittatura fino agli ultimi giorni del tiranno. Il Psoe, in quel periodo, preferì stare alla finestra e attendere pazientemente la fine del regime.

L’influenza dei padri nobili socialisti

La chiusura socialista nei riguardi degli eredi del Pce è continuata anche nella fase della transizione democratica. Il progetto di un governo di coalizione, come richiesto da Iglesias, è stato respinto dai “padri nobili” del partito socialista (in primo luogo il carismatico Felipe Gonzalez), contrari alle aperture di Sanchez nei riguardi di Iglesias e favorevoli invece ad un accordo con i “liberisti” di Ciudadanos malgrado la recente deriva di questa forza verso posizioni di destra sempre più radicali.

Il no di Podemos a un monocolore

Unidas Podemos ha reagito al rifiuto di Sanchez chiudendosi in una orgogliosa logica autoreferenziale che ha reso ancor più difficile la ricerca di una intesa. “Non intendiamo accettare di essere umiliati dal Psoe” hanno ripetuto più volte i dirigenti di Podemos, decisamente contrari a sostenere un monocolore socialista e favorevoli invece ad una aperta collaborazione tra i due partiti su un piano di parità, pur rispettosa dei differenti pesi sul piano elettorale. Questa chiusura, orgogliosa e tenace, di Podemos verrà ora giudicata dai cittadini spagnoli ai quali verrà inoltre chiesto di giudicare l’atteggiamento del leader socialista. Sanchez, che accusa Podemos di aver provocato il fallimento di un accordo di governo, , punta decisamente, d’altra parte, ad una affermazione più netta del Psoe e sembra sottovalutare il peso della divisione a sinistra e relativa delusione sul voto del prossimo 20 novembre.

Le conseguenze del separatismo Catalano

Si è parlato poco, in queste settimane, della incognita principale che pesa sul quadro politico spagnolo: le conseguenze dell’interminabile processo ai leader del separatismo catalano che si concluderà nelle prossime settimane con l’attesa sentenza del Tribunale Supremo. La risposta sarà certamente condizionata dall’entità della pena. Per il momento un silenzio generale è calato sul più serio problema della democrazia spagnola. Dopo quasi due anni dal referendum “illegale” sulla indipendenza catalana tutti temono un ulteriore aggravamento dei rapporti tra Barcellona e Madrid. In molti si chiedono: che sia questo il tema che ha spinto il segretario del Psoe a rifiutare l’ipotesi di un governo di coalizione con un partito, Podemos, che pur contrario alla indipendenza della Catalogna, si è sempre dichiarato favorevole alla autodeterminazione?