Sovranisti contro l’Europa per una sovranità che non avranno mai

Nei rapporti tra l’attuale governo italiano e le istituzioni europee abbiamo varcato una soglia di non ritorno? Matteo Salvini insiste e rilancia la sua campagna sul (presunto) etilismo di Jean-Claude Juncker. Luigi di Maio continua a sostenere che la crescita dello spread è una manovra diretta, cioè consapevolmente voluta, dai commissari europei. Cosa che se fosse vera sarebbe da denuncia penale.

Attenzione. Non si tratta di esternazioni dettate dalla rabbia, voci dal sen fuggite, intemperanze da maleducati, autocertificazioni di disobbedienza alla political correctness, primitivismo. L’impressione – speriamo sbagliata – è che dietro ci sia di più, molto di più, di semplici, per quanto irresponsabili, intenti di propaganda utili a galvanizzare il proprio popolo. Bisogna chiederselo: è cominciata una deliberata manovra di rottura? L’obiettivo dei capi della Lega e dei Cinquestelle è creare un incidente, una contrapposizione così radicale che non sarà possibile, poi, riparare?

La domanda è più che legittima perché per quanti dubbi si possano avere sulla lucidità politica di Salvini e Di Maio, è davvero difficile pensare che non si rendano conto del fatto che ci sono soglie oltre le quali la diplomazia non può più nulla.  Superato un certo livello di polemica, e gli insulti personali (“sei un ubriacone”, “state facendo aggiotaggio”) attingono quel livello, si innesca una spirale che non è più possibile fermare.

Ma se siamo in presenza di una manovra politica calcolata, occorre chiedersi qual è il suo obiettivo. Non quello immediato, che è evidente, ma quello a lungo termine. La risposta apparentemente semplice è che i leghisti e i cinquestelle vogliono, come tutti protagonisti della confusa ma possente galassia del populismo nella sua versione sovranista, “indebolire l’Europa”.

In che modo, però? Appare abbastanza evidente che i sovranisti di tutte le latitudini europee hanno cominciato da molte settimane la loro campagna per le elezioni del Parlamento europeo del prossimo maggio e per ora, nella colpevole assenza degli altri, sono praticamente soli sulla scena. Probabilmente non ci sarà la “lega delle leghe” su cui fantasticava qualche tempo fa Salvini perché sarebbe estremamente difficile mettere su un’alleanza basata su un programma tra forze che considerano ciascuna per sé assoluto il proprio interesse nazionale. Un’alleanza stabile tra forze nazionaliste è una evidente (e insormontabile) contradictio in terminis. Nel parlamento che uscirà dalle urne di maggio ci sarà comunque un campo genericamente sovranista che cercherà l’alleanza con la destra moderata del PPE (o nel PPE) per eleggere il presidente della Commissione, indirizzarne la composizione politica e cementare una chiara maggioranza di centro-destra o destra-centro nell’assemblea di Strasburgo.

Non stiamo qui a considerare se i populisti sovranisti ci riusciranno o no. Se saranno abbastanza forti nei diversi paesi per eleggere un gran numero di eurodeputati e se i conservatori moderati li aiuteranno o li contrasteranno. Stiamo cercando di capire che cosa hanno in testa, qual è il loro obiettivo. Quale sarebbe la “loro” Unione europea, diversa e contraria da quella che – come ripetono ogni giorno i tanti salvini d’Europa – “non ci piace” perché è governata da “burocrati che nessuno ha eletto”?

Un’area di libero scambio senza moneta comune e senza politiche economiche concordate? Una autodefinita comunità culturale variamente fondata in opposizione ad altri: il cristianesimo contro l’islam, il libero mercato contro il “socialismo”, i “valori occidentali” contro quelli del resto del mondo? Una struttura intergovernativa in cui Commissione e Parlamento (se esistessero ancora) sarebbero meri esecutori degli indirizzi del Consiglio, cioè dei governi? Un mero ente dispensatore di sussìdi per le aree meno sviluppate, senza alcuna pretesa di indirizzo sulle scelte nazionali, come lo intendono di fatto i paesi di Visegrád? O che altro?

Non possiamo saperlo. E non per mancanza di fantasia nostra, ma perché, con ogni evidenza, non lo sanno neppure loro, i sovranisti.

Ma è lecito cercare anche un altro significato dietro la guerra all’Europa che si sta combattendo, almeno in Italia. L’obiettivo parrebbe essere non tanto indebolire l’Unione ma distruggerla. La fata morgana che i gruppi dirigenti di Lega e cinquestelle fanno danzare davanti agli occhi dell’opinione pubblica, titillando gli istinti animali delle loro basi, è l’uscita dall’euro, nonostante le smentite e le rassicurazioni che i “poliziotti buoni” del governo fanno seguire alle sparate dei “poliziotti cattivi” in un balletto che sta diventando ogni giorno più ridicolo.

Nelle condizioni date l’uscita dall’euro non sarebbe soltanto l’uscita dall’eurogruppo, ma, quasi inevitabilmente, l’uscita dall’Unione. E l’Italexit, brutto neologismo scimmiottato con poca fantasia ma la cui esistenza è già una prova, sarebbe ben più complicata e dolorosa della Brexit. La Gran Bretagna non è tra i paesi fondatori, ha ancora un sistema di relazioni internazionali ampio e articolato, una solida partnership con gli Stati Uniti, una lingua parlata in tutto il mondo. E nonostante tutto questo Londra sta rischiando brutto nel complicato negoziato per il divorzio. Chi spaccia la Brexit come la prova che dall’Unione si può uscire senza danni non sa di che cosa parla. Oppure lo sa e imbroglia. L’uscita dell’Italia sarebbe semplicemente la fine dell’Unione europea.

I sovranisti ci dovrebbero spiegare, allora, come verrebbe garantita la loro ragione sociale, la sovranità, in una Europa tornata alle patrie nazionali. Contrapposte le une alle altre ma, soprattutto, piccole e debolissime nei confronti dei colossi che animano la scena del mondo, gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, domani l’India…Forse la Germania e la Francia potrebbero mantenere, magari insieme, nel segno storico dell’Europa carolingia, un briciolo dell’antica potenza. Ma l’Italia? Che la distruzione dell’Unione europea o almeno un suo radicale indebolimento li vogliano l’attuale presidente americano, che lo dice apertamente, e l’attuale presidente russo, che li persegue da anni, ha una sua logica. Ma che li vogliano i Salvini e i Di Maio è un’assurdità della quale dovrebbe essere chiamati a render conto, sovranisti dei nostri stivali.