A sorpresa la Lega chiede migranti, ma i diritti non possono aspettare

Contrordine: dalla “tolleranza zero contro l’invasione di migranti” si passa alla richiesta di un “aumento dei flussi dei lavoratori stranieri“. Tutto avviene in casa Lega col ministro del Turismo Massimo Garavaglia che smentisce anni di comizi del Capitano. Di più, il ministro chiede risorse per i nuovi arrivati. “Le regole vanno cambiate ‒ dice ‒ usiamo fondi pubblici per formare subito il personale”

Naturalmente non si tratta di solidarietà verso chi fugge dalla fame e dalla guerra, dei disperati dei barconi, ma solo di supplire alla scarsità di candidati italiani ai posti di cuochi e camerieri. Un’esigenza assai sentita dagli imprenditori e dagli operatori turistici, soprattutto al Nord, condivisa in modo più o meno esplicito dagli amministratori leghisti. Del resto, con le emergenze che incombono ‒ prima il Covid, ora la guerra d’invasione in Ucraina ‒ è più facile far passare sottotraccia la falsa emergenza dei migranti, cavalcata a lungo in casa leghista.

Il paradosso è che se la richiesta del ministro del Turismo sarà accolta dal governo e dal Parlamento ‒ e non si vedono ragioni perché non accada ‒ ad arrivare saranno proprio i cosiddetti “migranti economici”, da sempre ossessione della Lega (e della destra intera, 5 stelle compresi).

Ora una riforma organica

Comunque la si interpreti è una buona notizia. Anche perché una volta tanto sul tema Matteo Salvini è costretto al silenzio. Del resto già da tempo il clima sulla questione immigrazione sembra cambiato, il problema degli sbarchi viene affrontato dal governo nella sua giusta dimensione, giornali e media hanno smesso di enfatizzare l’arrivo di ogni barchino, i sondaggi d’opinione segnalano che la sensibilità sul tema sta mutando. Se ne è accorto da tempo lo stato maggiore leghista: la paura del migrante tira sempre meno anche alle urne. Resta da vedere se anche su questa questione ci sarà una Lega di governo e una di opposizione

Verrebbe da dire che è giunto il momento di porre mano alla questione in modo organico, dopo anni di propaganda e di falsi allarmi. A cominciare dal tema della cittadinanza, lo ius soli o ius scholae, rispetto al quale gli stessi sondaggi di opinione segnalano un positivo cambiamento di umore tra gli italiani. Servirebbe, insomma, uno scatto di coraggio da parte di chi ‒ nel centrosinistra ma non solo ‒ quelle norme di civiltà le ha sempre sostenute. Certo, c’è la grande tragedia di una guerra in corso, con annesse le solite piccole polemiche di casa nostra, a monopolizzare l’agenda politica, ma non per questo tutto si deve fermare. Si può arrivare finalmente a una legge prima delle elezioni della prossima primavera e se non sarà possibile sarà almeno chiaro, una volta per tutte anche a sinistra, chi si batte per i diritti di civiltà e chi considera i migranti solo braccia per l’agricoltura dei caporalati o dietro ai fornelli dei ristoranti. Per buttarla in politica: l’ennesima prova per il “campo largo” del centrosinistra.