Sorpresa:
il “Cashback di Stato”
funziona
e si autofinanzia

Il governo Conte ci aveva visto giusto su quei “soldi indietro” che fanno tanto arrabbiare la destra. Il “Cashback di Stato” si sta rivelando un ottimo strumento per abituare gli italiani a usare la moneta elettronica. La viceministra all’Economia Laura Castelli ha stimato che se il programma fosse mantenuto fino al 2025 produrrebbe un maggiore gettito fiscale di 9 miliardi. In pratica la misura si autofinanzierebbe. Significativo lo studio di The European House – Ambrosetti: il cashback può generare un gettito addizionale, in termini di recupero di sommerso, pari a 1,2 miliardi al 2022 e un impatto addizionale sui consumi da 9,3 miliardi nel 2021 e 13,9 nel 2022. Non sono numeri da poco, se si considera che siamo in piena pandemia.

Il sottosegretario al ministero dell’Economia Claudio Durigon, in commissione Finanze della Camera, ha detto che «oggi il 56,6% di tutte le transazioni del programma ha un importo inferiore ai 25 euro e riguarda soprattutto i micropagamenti interessati dall’utilizzo del contante». Durigon è un leghista e la sua comunicazione è stata accolta con stizza da Fratelli d’Italia, il partito che più di tutti si batte contro il Cashback per strizzare gli occhi agli evasori, trovando compagnia nella Lega, ma a volte anche in Calenda e in Italia Viva.

Cashback e micropagamenti

Il programma è partito lo scorso 8 dicembre con un “extra Cashback di Natale”, costato 222 milioni, che ha rimborsato al massimo 150 euro a chi entro il 31 dicembre aveva fatto almeno 10 acquisti. La formula è abbastanza semplice: lo Stato restituisce il 10% di ogni pagamento elettronico in un negozio fisico col limite di 15 euro per operazione. La struttura è stata mantenuta anche nel programma di Cashback del semestre 1 gennaio-30 giugno 2021. Per ricevere al massimo 150 euro di rimborso le transazioni dovranno però essere 50. C’è poi l’aggiunta di un “super Cashback” di 1.500 euro ai 100.000 che nei sei mesi avranno eseguito più transazioni. Proprio il super Cashback ha ricevuto numerose critiche. Per come è congegnato, infatti, innesca nei “giocatori” una corsa al frazionamento dei pagamenti che ha fatto impazzire più di un esercente. Soprattutto le pompe di benzina self service sono state prese di mira nottetempo con rifornimenti ripetuti di pochi euro, a volte di pochi centesimi.

In effetti non è stato molto sensato ammettere ogni bene e servizio nei pagamenti elettronici: benzina, medicinali, visite mediche nelle Asl, bollette in posta o dal tabaccaio, biglietti dei trasporti – ad esempio – non sono, ovviamente, pagamenti su cui si annidi l’evasione. La stessa spesa nella grande distribuzione organizzata – alla Coop, alla Pam, all’Esselunga… – potrebbe essere tolta dal Cashback. Il vero “bingo” del programma sono i micropagamenti di pochi euro, il caffè al bar, la pagnotta dal fornaio, la spesa nel negozio di vicinato, il gelato, il corrispettivo all’artigiano (che dovrebbe dotarsi del Pos in mobilità).

Il programma funziona

L’obiezione è sempre la solita: ma i commercianti vengono taglieggiati dalle banche, i Pos costano tanto. È vero fino a un certo punto. Intanto anche il contante ha un costo in termini di tenuta del conto corrente, di sicurezza, di perdita di tempo. E poi con un buon contratto bancario le microtransazioni su Pos spesso non hanno costi. Peraltro alcune app molto smart, come Satispay, non applicano commissioni fino a 10 euro e, in generale, per l’esercente sono più economiche delle tradizionali carte. Resta il fatto che il Pos tra noleggio e percentuali ha costi che potrebbero essere meglio abbattuti se si consolidasse l’abitudine a pagare con carte di credito, bancomat o da cellulare. Pareva, prima del Cashback, una strada lunga e impervia convincere l’italiano a passare dalla moneta alla tessera di plastica. Partivamo ventiquattresimi sui 27 paesi della Ue nei pagamenti elettronici. In realtà l’italiano, con l’”aiutino” del Cashback, in tre mesi ha aperto 8 milioni di identità digitali (al programma si partecipa con lo Spid o la carta d’identità elettronica) e la partecipazione al Cashback viaggia verso i 10 milioni di utenti.

Ora si tratta di capire che ne sarà dell’eredità lasciata da Conte e Gualtieri dopo la fine della trance che scade il 30 giugno. Draghi non si è mai espresso, la Meloni non fa che utilizzare l’argomento per aizzare commercianti e ristoratori, la Lega “di lotta e di governo” pare combattuta. Ma se Draghi deciderà solo sulla base dei numeri il programma ha le carte a posto per proseguire.