Signori, musica. Finalmente
riapre la Casa del jazz di Roma

Un po’ tutto quello che accade dall’inizio di questa estate 2021 assume un sapore particolare, quello di una ripresa di contatto, di un recupero di socialità, di un ritmo di vita che torna ad essere più vicino alle esigenze di tutti noi, costretti a lungo, troppo a lungo, ad uno strano isolamento con sé stessi, o al massimo con la propria ristretta cerchia familiare.
Così, mentre il campionato Europeo di calcio, ai suoi primi giorni, domina la scena, nelle città come nei luoghi più piccoli ritornano eventi collegati allo spettacolo ed in particolare alla musica, al cinema, alla letteratura. Spesso all’aperto, in luoghi che favoriscono una più graduale ripresa di contatto fra gli umani, allo stesso tempo tanto desiderosi di moltitudine quanto timorosi di rischi non ancora del tutto svaniti dall’orizzonte.

Simbolo della musica a Roma

La Casa del Jazz di Roma, luogo destinato alla musica nel 2005 dalla giunta dell’allora sindaco Walter Veltroni e precedentemente sottratta alla mafia romana, è stata in questi 16 anni un simbolo della cultura e della musica a Roma, nel bene (spesso) e nel male (qualche volta), ed ha un potenziale di divulgazione del jazz che forse non è stato mai usato nel pieno delle sue capacità; d’estate con il suo magnifico parco, d’inverno con le sue strutture al chiuso.
Comunque ha mantenuto le sue iniziative anche durante il periodo buio della pandemia, e torna prepotentemente quest’anno sulla ribalta delle rassegne nazionali con un programma che procede spedito per circa quattro mesi, da giugno a settembre.
C’è dunque la possibilità, nelle magnifiche serate romane di questo giugno, come nelle future probabilmente più calde di luglio ed agosto e fino ai primi sentori di autunno di settembre, di godere dell’incontro con una musica, il jazz con i suoi tanti interpreti italiani e stranieri, che ha sempre coinvolto moltitudini di appassionati nel nostro paese.

Da giugno a settembre

E’ stato quindi un bel viatico quello della prima serata, con forti valori simbolici per il jazz italiano, che apriva la stagione con un gruppo che annovera il trombonista Dino Piana (91 anni, un pezzo di storia del nostro jazz) con Enrico Rava (81 anni, il più famoso jazzista italiano, trombettista popolarissimo in tutto il mondo) ed il figlio di Dino, Franco, il giovanotto del gruppo (64 anni, anche lui eccellente trombettista), in una formazione in sestetto a proporre la musica di un disco da poco pubblicato dall’etichetta del Parco della Musica.
Bella serata, bella musica composta in buona parte di famosi standards del jazz, presente un folto pubblico a popolare la platea del parco, nel numero consentito dalle regole attuali.

Un programma ricco, tra traduzione e innovazione

In tutto questo periodo sarà possibile ascoltare talenti della musica italiana (da Enrico Pieranunzi a Gianluca Petrella, da Ada Montellanico a Franco D’Andrea, Maria Pia De Vito, Fabrizio Bosso, Gianluigi Trovesi e tanti altri) e di altri paesi (da Fred Hersch ad Antonio Sanchez, da Dave Douglas a Sarah Jane Morris e Bill Frisell) con tante altre serate particolari (per scoprire proposte differenti ed innovativa, come quella di Costanza Alegiani o per dare spazio a giovani talenti riuniti in una orchestra da Paolo Damiani).
Insomma, come si suol dire ce n’è per tutti i gusti e la somma del tutto è una immersione nel mondo del jazz ed una presa di coscienza su quello che esso propone attualmente, nei suoi interpreti più consolidati nella loro fama come nei suoi artisti emergenti, ed attraverso il lavoro preziosissimo di etichette discografiche che fanno un’opera di produzione e diffusione davvero meritevole di considerazione e per niente facile da mantenere costante.
Trionferanno lo swing, il be-bop, il free, il dixie, il jazz rock, il folk jazz, gli strumenti più classicamente acustici come l’elettronica ed a volte degli ottimi Dj sets. Tutto con grande amore per la musica e per la gente che torna, pian piano, liberamente a goderne in presenza.