Siena, dietro agguati
e duelli il volto
di una politica piccola

Molto rumore per nulla? Tante dichiarazioni ostili che si sciolgono in improvvisi annunci di pace. Dichiarazioni a iosa. E’ riassumibile così il canovaccio di quella che, tanto per non farsi mancare lo stereotipo di turno, alcune testate hanno definito come la “guerra di Toscana”, con Letta e Renzi (anzi i lettiani e i renziani) a contendersi il primato in regione. Cioè un collegio elettorale. Sarebbe dunque solo una commedia, con relativi giochi di ruolo, messa in scena con il placido consenso di tutta la compagnia di giro? O si tratta di schermaglie finalizzate a capire bene le mosse dei vari leader dei diversi partiti, in vista della prossima elezione del presidente della Repubblica? Questa variante della disfida la suggerisce Roberto Barzanti, sul Corriere fiorentino.

I veri problemi del territorio

Il clima che si respira a Roma inquina, dunque, anche quella che è una tornata elettorale (suppletiva, per aggiunta) che dovrebbe portare in Parlamento un deputato in rappresentanza dei bisogni e delle richieste di un determinato territorio, quello del sud della Toscana che di problemi – economici, politici e sociali – ne ha così tanti da riempire un gran brogliaccio. I commentatori dei giornali e gli osservatori politici pensano proprio questo e che la posta che è in gioco nel Collegio di Siena e Arezzo finisca per influenzare lo scacchiere politico nazionale. Nessuno dei contendenti vuol finire, proprio in queste decisive settimane, sotto scacco. Che sarebbe Matto. Ecco il moto perenne dei politici, pronti ad accaparrarsi ogni spazio pur di mostrare la loro intraprendenza: Matteo Renzi, in questo, è un gran maestro.

Il senso degli scontri romani

Tanto più che nella testa di alcuni personaggi che compongono, nella fantasiosa cartina geografica della politica, lo spazio centrale del centro sinistra (Matteo Renzi e Carlo Calenda) sta formandosi un baco che potrebbe tradursi in mossa tattica: cogliere al balzo una riduzione delle ambizioni del rapporto strategico tra Pd e 5Stelle per costringere i democratici a ripensare la loro intera strategia. Un movimento che si era già notato nelle fibrillazioni e negli sconquassi di alcune delle candidature per eleggere i sindaci della grandi città e che si riflettono, inevitabilmente, nelle scelte di questi giorni: dal Green pass alla riforma della giustizia. Tornano di moda vezzi antichi e il racconto che è giornalmente fatto della politica s’incentra sulle uscite e sulle entrate da Palazzo Chigi (ampiamente documentate dalle onnivore telecamere) o su formule logore come “partito di lotta e di governo” (con grandi piazze e piccole folle no vax, capeggiate da deputati leghisti, puntualmente riprese da insignificanti talk estivi). Emergono, quasi conseguentemente, radicalità finora impensabili, sia all’estrema destra sia in quella parte di sinistra che non si riconosce nel progetto di unità nazionale targato Draghi. Ci vuole proprio una gran pazienza per rimanere cittadini attenti e informati e che magari hanno voglia anche di continuare a fare politica.

Nella querelle che si è aperta in Toscana sulla candidatura di Letta alle suppletive, non stupisce che si sia riaccesa una polemica tra Letta e Renzi, ma sarebbe sbagliato leggere tutto questo solo come un gioco di ripicche e rivalse, ha sostenuto Stefano Folli su la Repubblica. Due fattori segnalano che non è così. Il primo attiene alle scelte della politica locale: il futuro dell’aeroporto di Firenze sul quale i renziani si sono sempre molto impegnati ma anche gli assetti e le strategie della novella giunta regionale. Con il Presidente Giani che continua a girare le contrade toscane per inaugurazioni e a starsene salomonicamente al centro della disputa senza mai scegliere con chi definitivamente stare. Il secondo più rilevante ha valore tattico: Renzi vuol essere l’ago della bilancia (o far credere di esserlo) in ogni maggioranza che si produce in Italia con il duplice scopo di tendere ancora più inquieto l”asse tra Pd e 5stelle e veder magari salire quell’asticella dei sondaggi da troppo ferma a basse quote. Renzi cerca di rendere attuale una pratica politica che fece conoscere al grande pubblico Ghino di Tacco da Radicofani (alias, Bettino Craxi) che visse a lungo di taglieggiamenti e governando rendendo inutili forze che avevano più consensi e programmi. Sappiamo anche come andò a finire quella triste storia.

 

A che gioco giocano i renziani?

Leggo dalle più recenti cronache che, alla fine, Italia Viva ha pronunciato il fatidico sì. Manterranno la promessa sul serio anche nei territori? Ah, saperlo. Intanto il Pd continua a fare campagna e a ignorare (sanamente) i mugugni localisti che qua e là si levano. Dovrebbero parlare di programmi, d’infrastrutture che ancora, nel sud della toscana fanno acqua, d’innovazione, di beni culturali poiché si vota a Siena, Arezzo, San Gimignano, Cortona, Montalcino, Pienza, Monteriggioni, e in città storiche una più rilevante dell’altra. Di scuola che sta per ripartire, di università, di centri di ricerca. Di lavoro e di agricoltura. Insomma parlare delle cose per le quali, in genere, si manda in parlamento un deputato che rispetti e aiuti a governare il territorio nel quale è eletto. Roba vecchia, ora che ci sono i social e i mezzi di comunicazione sono così tanto e potenti? No. Modernissima ed efficace. Senza alzare i toni; senza far apparire un’elezione normale di un parlamentare, seppur come in questo caso, segretario nazionale di un grande partito, come una disfida della vita e decisiva per le sorti delle persone e della politica nazionale. In fin dei conti siamo chiamati a eleggere un deputato, non il Presidente della Repubblica.