Si fermino le armi e le sofferenze dei popoli. Basta guerra

È difficile scrivere quando gli avvenimenti velocemente si succedono e mutano scenari, sentimenti e considerazioni.
Tuttavia, una certezza di fondo c’è e sono le forti e massicce manifestazioni popolari contro la guerra.
Dai popoli arriva l’inequivocabile richiesta di pace, di dare la parola alla diplomazia e agli accordi, anche piccoli, che possano fermare la guerra cioè fermare morti e sofferenze del popolo ucraino.
Le truppe russe debbono tornare a casa loro e non va alimentata una spirale di guerra.

Troppa disinvoltura sulla guerra atomica

Foto di Mathias P.R. Reding da Pexels

Però, a questa richiesta di stop alla guerra non si sta dando una risposta coerente. Viceversa, assistiamo sbalorditi e più che preoccupati, ad una accelerazione, ad una escalation, verso scenari drammatici e pericolosi di guerra.
Con disinvoltura si pone l’alternativa tra sanzioni e guerra atomica come se la guerra nucleare fosse una “alternativa praticabile”. Toppo “disinvolti” Putin e Binden.
È bene ricordare che la guerra nucleare rappresenterebbe lo sterminio in pochi istanti di milioni e milioni di persone e il conseguente irreversibile declino/estinzione della specie umana sul pianeta.
Nessuno sarà il vincitore di una simile guerra.

Riaprire canali diplomatici seri

Eppure, non sembra ci sia un interesse dei paesi occidentali a trovare canali diplomatici seri. Diffondere lo scetticismo su ogni abboccamento diplomatico, poi, significa oggettivamente non fermare la guerra.
Tant’è vero che l’UE europea e il governo italiano invece di trovare canali di dialogo rilanciano sanzioni sempre più dure (verso la Russia e verso gli europei stessi) e decidono di inviare altre armi in Ucraina. Per aiutare il popolo ucraino a resistere all’invasione occorre aprire canali diplomatici e ricercare nel concreto delle questioni la soluzione di mediazione.
Armare, dentro e oltre la Nato, le nazioni europee è una scelta strategica che corrisponde ad una visione dell’Europa divisa e armata: Russia, Gran Bretagna e l’UE (cioè Germania, Francia e Italia) tutti armati l’un contro l’altro.

Qual è il futuro d’Europa e del mondo

Ora una domanda dobbiamo porcela: quale visione di futuro si ha per l’Europa e il mondo?
In questi giorni, ha fatto passi da gigante il consolidamento, in forme nuove, della visione della competizione tra i popoli: supremazia dei più forti, sopraffazione dei più deboli, egoismo sociale, razzismo e nazionalismo.
Dobbiamo essere consapevoli che la cultura occidentale dominante della competizione contrasta e tende ad annientare la solidarietà e la coesistenza pacifica tra popoli e sistemi sociali diversi.
La visione americana, condivisa dall’UE, della competizione e del conflitto economico e militare permanente (principi di democrazia e di indipendenza “à la carte” vedi Medio Oriente e Afganistan) è semplicemente improponibile e gravida di orrori.
E ciò perché, fin dalla seconda metà del secolo scorso, l’umanità convive col pericolo concreto della distruzione nucleare, che impone di considerare il presente e il futuro dell’umanità come un destino comune, dove nessuno vince se non vincono tutti, come dissero nel passato i comunisti italiani rivolgendosi ai cattolici di papa Giovanni XXIII.
Questi principi semplici e concreti vengono sistematicamente negati dal dittatore Putin, che usa la guerra come arma politica, ma anche dagli Usa e UE che non vogliono accogliere l’esigenza di sicurezza della Russia e delle popolazioni del Donbass, e non dicono che l’Ucraina non deve entrare nella Nato. Perché non lo dicono? Eppure se si vogliono evitare sofferenze ai bambini, alle donne e agli uomini ucraini questo doveva e deve essere detto.

La globalizzazione impone una nuova civiltà, solidarietà e coesistenza

Non solo l’arma nucleare impone di ragionare in termini di nuova civiltà, di solidarietà e di coesistenza pacifica ma anche l’integrazione economica globale richiede che non vengano spezzate relazioni economiche, sociali e culturali tra i paesi europei.
Gli scambi di gas e di materie prime dell’UE con la Russia sono massicci, così come le relazioni finanziarie e quelle culturali. Ancora più significativi sono gli scambi con la Russia dell’Italia. Si fa saltare tutto? Certamente agli Usa importa poco o nulla.
Sanzioni generalizzate e militarizzazione dell’Europa hanno un significato e degli effetti che vanno oltre i pesanti danni alla Russia e ai paesi Europei.
Sarà il continente Europeo nel suo insieme, dall’Oceano atlantico a gli Urali, che subirà un colpo tremendo e decisivo.

Si facciano atti di distensione, non escalation

Significherebbe una storica decadenza dell’Europa: subalternità maggiore agli Usa, un asse privilegiato tra l’Occidente a guida americana con le crescenti potenze asiatiche come Cina e India, riduzione della democrazia e marginalizzazione di tutti i paesi europei.
Il declino per la Russia e per i paesi dell’Europa sarà drammatico.
Ecco perché la guerra (armi e sanzioni) e le sofferenze del popolo ucraino vanno immediatamente bloccati, vanno rilanciate le trattative mettendo in campo nuovi argomenti e atti di distensione e non di escalation.