“Si apre se ci sono le condizioni, strumentale l’attacco a Speranza”

INTERVISTA A SANDRA ZAMPA. “Si apre se ci sono le condizioni per farlo e quindi nelle regioni in zona gialla. Bisogna leggere bene i provvedimenti del governo: non siamo al liberi tutti e in questa storia non ci sono vincitori e vinti”. Responsabile Pd alla Sanità nella segreteria che affianca Enrico Letta, Sandra Zampa commenta le ultime decisioni anti Covid del Consiglio dei ministri. E parla anche di Roberto Speranza con il quale, sottosegretaria del secondo governo Conte, Zampa ha collaborato per più di un anno sul fronte del ministero più esposto allo tsunami del 2020. “Abbiamo fronteggiato un’emergenza gigantesca, inaspettata e soprattutto sconosciuta – ricorda –. Mentre esperti, scienziati, analisti avevano immaginato che la vera minaccia per l’umanità sarebbe stata rappresentata da conflitti catastrofici, in realtà abbiamo dovuto combattere un virus come il Covid. Solo Bill Gates aveva profetizzato che i nuovi rischi fatali all’umanità sarebbero arrivati da una pandemia”.

Sandra Zampa

Come giudica le ultime decisioni anti Covid del governo?
“Le aperture decise sono legate alla situazione epidemica di ogni singola regione, avverranno nella misura in cui in quella regione i dati lo permettano. Si concretizzano dopo la dichiarazione di Draghi – “ci siamo assunti il rischio” – accompagnata quindi da un’esplicita scelta politica. E, soprattutto, non decretano uno sconfitto e un vincitore, ma la presa d’atto da parte di tutti noi che c’è una sofferenza enorme nel Paese di cui bisogna tenere conto”.

Dal mondo scientifico si levano dissensi. Si sostiene che, con un numero di vaccini ancora insoddisfacente, il contagio potrebbe ripartire rapidamente.
“Io credo che sia necessario chiedere a Draghi che le cinquecentomila dosi di vaccino giornaliere promesse siano reali da subito, e che il rigore chiesto ai cittadini nei comportamenti si accompagni a controlli serrati che, secondo me, fino ad oggi non sono stati fatti in modo soddisfacente”.

Le polemiche di questi giorni investono il ministro Speranza. Salvini lo ha preso di mira più volte. Fratelli d’Italia presenta una mozione di sfiducia in Parlamento…
“Polemiche incomprensibili, come ha spiegato Draghi. Speranza ha posto fin da subito, e prima che ciò avvenisse in altri paesi, un’attenzione enorme a quanto stava avvenendo in Cina. E questo in un momento in cui la diffusione della pandemia era stata sottovalutata. La stessa Organizzazione mondiale della sanità è arrivata in ritardo alla dichiarazione di epidemia. Ancora più tardi a quella di pandemia. Il 23 gennaio 2020 l’Oms decise di non dichiarare un’emergenza di salute pubblica e solo il 30 gennaio cambiò idea sulla diffusione del Covid. E già prima, al contrario, Speranza aveva messo in piedi un’apposita task force, decretando il divieto di atterraggio di tutti i voli che provenivano dalla Cina e assumendo provvedimenti ad hoc quando ancora non era venuto alla luce il caso del cosiddetto ‘paziente uno’. Si agì tempestivamente senza perdere tempo”.

Studi successivi hanno rilevato che il Covid era già diffuso nel nostro Paese e in Europa…

“Certo, ma nessuno lo immaginava allora e la stessa scienza si trovò disarmata quando il problema emerse in tutta la sua gravità. Fino al 2O febbraio non successe nulla se non la presenza dei due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani. Non ci fu segnalazione di alcun caso in Italia. Poi, appunto, il 20 febbraio venne diagnosticato a Codogno il primo ammalato, grazie – e voglio ricordarlo – a una donna, l’anestesista Annalisa Manara che per prima parlò di Covid. Si trattava della punta di un iceberg. Ma questo fu chiaro dopo. Iniziammo subito comunque la ricerca affannosa di attrezzature, ventilatori, guanti, mascherine quando ancora le indicazioni al riguardo erano molto incerte. L’Italia e l’intera Europa ne erano sprovviste. E’ incontestabile che da subito il ministro avesse assunto provvedimenti tempestivi”.

E come funzionò il raccordo con Bruxelles e con gli altri paesi europei?
“Aspettammo molto tempo prima che l’Europa si accorgesse che il problema non era solo italiano ma riguardava tutto il continente. All’inizio, bisogna ricordarlo, era come se solo il nostro Paese fosse stato infettato dal virus. Come se, da ultima della classe, l’Italia si fosse macchiata di chissà quale colpa. Invece, a partire dal lockdown, di lì a poco il modello Italia venne copiato da molti altri paesi e si scoprì che il ceppo virale del ‘paziente uno’, diffuso in Italia, arrivava da un Paese europeo. Se l’Europa si fosse mossa subito avremmo ottenuto maggiori risultati. Anche qui abbiamo pagato il prezzo di un’Europa non unita politicamente”.

Come maturò la decisione del lockdown che, in forme ancora più stringenti, era stato attuato solo in Cina?
“Il ministro prese una decisione coraggiosissima a fronte dell’evidenza che la scienza non aveva ancora la risposta necessaria per combattere il virus. Ricordo ancora i dibattiti pubblici. C’era chi sosteneva che ciò che si faceva in Cina non si sarebbe mai potuto replicare in una democrazia occidentale. Invece la scelta del lockdown venne assunta proprio in Italia e nel pieno rispetto della democrazia. Il Paese visse così una fase straordinaria perché la gente appoggiò la scelta del governo con una partecipazione piena, e non solo per paura delle sanzioni”.

 

La pandemia trovò la sanità pubblica italiana in forte crisi dopo decenni di scelte che privilegiavano il privato…
“Il mancato trasferimento di risorse, gli impegni di spesa e d’investimento non rispettati hanno ridotto al lumicino il sistema sanitario italiano. Solo il governo Conte 2, già prima della pandemia, aveva dato un segnale di inversione di tendenza nella finanziaria, destinando alla sanità due miliardi di euro. Negli attacchi a Speranza io leggo anche questo: cercare di stroncare sul nascere una prospettiva che rimetta al centro la sanità pubblica, la cui importanza è stata resa evidente dall’emergenza Covid. Ma in quegli attacchi leggo anche il tentativo di scardinare un laboratorio politico che ha continuato a vivere dopo la caduta del governo Conte e che prefigura una coalizione di forze di centrosinistra, composta da Pd, Leu e Verdi che dialogano con il M5S”.

E non si riscontra anche l’esigenza della Lega di rassicurare un elettorato disorientato dall’alleanza di governo con la Sinistra?
“Certo, mentre Forza Italia ha fatto una chiara scelta europeista la Lega deve rassicurare il proprio elettorato rispetto a scelte che contraddicono la linea politica che la connotava e rispetto a un governo dove i leghisti siedono accanto al Pd e alla sinistra di Speranza. Sempre nel centrodestra, poi, Fratelli d’Italia gioca la partita per mettere in difficoltà Salvini e sceglie come terreno di gioco la mozione contro Speranza. Per gareggiare con lui alza sempre di più la posta”.

Torniamo allo scorso autunno. Dopo una fase di riduzione del contagio, il Covid ha ripreso a galoppare. “Non è stato fatto tutto il possibile per prevenire la seconda ondata”: questo venne addebitato al governo Conte e ancora oggi al ministro della Salute…
“Tutti avevano chiaro cosa si sarebbe dovuto fare per prevenire una seconda ondata rispetto alla quale era arrivata una messa in guardia da parte del ministro, del governo e di parte del mondo scientifico. Viene imputato a Speranza il famoso libro nel quale avrebbe dichiarato che il virus era stato sconfitto. Un attacco che muove da una notizia non vera. L’errore di Roberto? Ritirare quella pubblicazione, tutti avrebbero potuto constatare che le polemiche muovevano da cose che in quel libro non erano state scritte”.

Nessun altro errore da rimproverarsi?
“Ma figurarsi, è evidente che abbiamo commesso errori e questi andranno studiati e analizzati da centri di ricerca indipendenti…”

O da una Commissione d’inchiesta parlamentare come chiedono Renzi e Salvini?
“A me questa sembra solo strumentale propaganda perché vuol ridurre a questione politica una tragedia che deve interrogare il mondo della scienza, consegnando a lei la necessità di approfondire il perché sia accaduto ciò che è accaduto e il perché non si siano verificati allarmi preventivi. Come evitare domani che ciò che avviene in un angolo ce lo si ritrovi in ogni parte del mondo? Tutti i governi hanno commesso errori. Ma bisogna ricordarsi che abbiamo combattuto a mani nude contro una calamità imprevista, sconosciuta e gigantesca. E leggere quello che è avvenuto allora con gli occhi di ciò che abbiamo capito dopo è l’errore più grande che si possa commettere ed è anche l’ingiustizia più grave”.

 

Selfie no mask di Salvini

La politica, in generale, non ha veicolato un messaggio unitario. Così come la scienza. Forse la stanchezza e il disorientamento che si registra oggi trae origine da questo dato di fatto…
“Dopo il primo momento di unità ci siamo divisi dando all’opinione pubblica un messaggio confuso e sbagliato. Nella politica e nella stessa scienza, che a volte si è fatta condizionare da opzioni politiche, c’era chi negava la pericolosità e la tragicità della pandemia. Pensiamo alle manifestazioni no mask cui hanno dato avallo Trump e altri. Pensiamo anche a casa nostra, a chi in Italia chiedeva strumentalmente aperture quando il governo chiudeva e chiusure quando il governo apriva. Si è utilizzato il Covid per fare battaglia politica, trovando pretesti. Possiamo dividerci su come aiutare economicamente e socialmente la gente, su quanto dare e su come darlo, ma non sulla drammaticità di una pandemia con i morti e le sofferenze che produce. Malgrado tutto questo si sono fatti molti passi avanti in un tempo ridottissimo, A cominciare dai vaccini, una scommessa che abbiamo vinto. Nessuno credeva che li potessimo avere in un anno. Questa e altre conquiste vanno valorizzate per dare coraggio a chi sta soffrendo enormi disagi”