Senza mediazione
non c’è futuro

Come tanti, penso, sono turbato nel vedere cosa accade in Catalogna:un grande Paese rischia di disgregarsi innescando un processo che può essere letale per l’Europa. Un grande popolo è diviso e pronto a scontrarsi pagando prezzi altissimi. Dal profondo della storia sono apparsi d’improvviso vecchi mostri che sembravano addomesticati, e che invece erano pronti a tornare in campo e a lasciare macerie, specie in un Paese come la Spagna dilaniato da una lunga e crudele guerra civile. Ottanta anni fa, certo, lo so: ma quando le ferite sono state profonde, e non sono state completamente rimarginate, sono pronte a riaprirsi, come si è visto in questi giorni.

Perché succede questo, perché il capo del governo spagnolo dice di essere pronto a gesti estremi, e perché il capo del governo catalano dichiara di volere andare fino in fondo, cioè fino alla proclamazione dell’indipendenza? Certo, c’è il nazionalismo catalano e c’è il nazionalismo spagnolo – e sono contrapposti duramente l’uno all’altro, in una lotta senza quartiere che covava da tempo e che ora è esplosa anche per responsabilità delle rispettive classi dirigenti. Entrambi sono convinti di essere portatori della verità, di andare nel senso della storia, e perciò non intendono concedere nulla alle ragioni dell’antagonista, che viene visto soltanto come un nemico da abbattere. Quasi uno scontro di tipo religioso.

Ma al fondo c’è qualcosa d’altro, di più profondo, che riguarda in questo momento la storia generale dell’Europa. Qualcosa che attiene al modo in cui i popoli europei tendono a pensare se stessi, e che si è visto all’opera in Inghilterra e ora in Germania. C’è la crisi, e in questo momento il tracollo, di una struttura fondamentale del vivere civile, del principio stesso della società, di una comunità: c’è la crisi del principio della “mediazione”.

Noi viviamo, ed è questo il tratto tragico della nostra epoca, nell’immediatezza, il nostro è il tempo della immediatezza: un fatto enorme, delle cui conseguenze non abbiamo piena consapevolezza. Ed è un errore assai grave perché dall’immediatezza discende il bellum omnium contra omnes, la lotta di tutti contro tutti in nome della propria particolarità. Assunta, senza mediazione, come la Verità. L’immediatezza è il predicato proprio della società di natura, da cui gli uomini sono usciti, a costo di dure e sanguinose esperienze, costruendo la storia. L’immediatezza genera la fine dell’idea della storia e del futuro.

In Italia questo primato dell’immediatezza è diffuso ovunque, a destra come a sinistra; e se qualcuno osa porsi su un altro terreno – quello della mediazione – viene subito accusato di essere ingenuo quando va bene, come traditore quando si sguainano le spade. Da noi, il punto estremo di questo atteggiamento sono i 5 Stelle, i quali rifiutano addirittura ogni possibilità di coalizione con altre forze politiche, perché sono convinti che il loro specifico punto di vista rappresenti, in quanto tale, la universalità, la verità, mentre tutti gli altri sono nell’errore.

Con questa logica non si va da nessuna parte. Giustamente Roberto Calasso, uno dei nostri intellettuali più sensibili, ha recentemente detto che la “mediazione è ciò che ci costituisce”. Ma è stata una voce solitaria. Il vento spira da un’altra parte,ulteriormente rafforzato dalla Rete che cancella ogni rapporto del presente sia con il passato che con il futuro. Del resto, che cosa è stata la “rottamazione” se non appunto una parola d’ordine in polemica frontale con la mediazione, intesa come causa del trasformismo?

Ma mediazione non significa trasformismo, anzi. Vuol dire mettersi dal punto di vista dell’insieme, dell’intero, non della parte; e quindi significa riconoscere valore e significato anche all’avversario, senza trasformarlo in nemico. Vuol dire, come diceva un filosofo, pensare in maniera concreta, e non in forma astratta, cogliendo le articolazioni complesse della realtà, che non vanno isolate e contrapposte ma afferrate nelle loro connessioni vitali. Naturalmente senza cancellare le differenze tra le forze in campo.

Oggi, ed è questo il problema principale, riaffermare il primato della mediazione è essenziale se vogliamo costruire l’Europa. Nella crisi dei vecchi stati nazionali si aprono due strade: precipitare,come rischia di avvenire in Catalogna, nella costituzione di piccole entità statali chiuse come monadi nelle loro storie e nelle loro tradizioni autoctone con un gigantesco passo indietro agli Stati moderni; oppure lavorare per un’idea di Europa basata sul riconoscimento delle articolazioni nazionali connesse in un nuovo e più ampio sistema politico, religioso, civile, ed anche statale. Questo deve essere il nostro futuro.

Per raggiungere questo obiettivo la mediazione è uno strumento essenziale, da cui non si può prescindere.Sarebbe bene che lo capissero tutti, a cominciare dalle forze di sinistra. E questo vale sia per la Spagna che per l’Italia.