Il Pd alzi la voce: se vince la destra sarà scontro a Bruxelles sul diritto europeo

Stupisce e preoccupa la souplesse con la quale nell’opinione pubblica, anche a sinistra, sta passando, in questa brutta campagna elettorale, l’idea che la destra-destra abbia abbandonato il sovranismo più spinto per convertirsi se non proprio all’europeismo, almeno a una ragionevole accettazione degli obblighi e degli impegni dell’Italia nell’ambito dell’Unione europea.

Non è così. E bisognerebbe dirlo agli elettori con molta più forza e chiarezza di quanto si sia fatto finora e si stia facendo. Basta leggere il programma della coalizione di destra e ascoltare le dichiarazioni della sua leader in pectore Giorgia Meloni per rendersi conto di come e perché la loro eventuale vittoria metterebbe il futuro governo di Roma su una pericolosa rotta di collisione con le istituzioni di Bruxelles. Uno scontro dal quale l’Italia avrebbe tutto da perdere.

Costituzione e sovranità

Il punto più delicato, ma non l’unico, è il rapporto tra il diritto nazionale e il diritto europeo. Nel 2018 Fratelli d’Italia presentò una proposta di legge in cui si intendeva modificare l’articolo 11 della Costituzione eliminando il richiamo all’accettazione di “limitazioni della sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni”. La formula avrebbe dovuto essere modificata nel senso che “le norme dei Trattati e degli altri atti dell’Unione europea” sarebbero da applicare solo se “compatibili con i principi di sovranità” dell’Italia. Ovvero: la sovranità italiana è superiore e preminente su quella dell’Unione.

Giorgia Meloni e il sovranista Jarosław Kaczyński

Qualcosa è cambiato da allora? No. Anzi il concetto della preminenza della sovranità italiana su quella europea è stato rafforzato con la proposta di altre tre modifiche costituzionali, tutte nello stesso senso, degli articoli 97, 117 e 119 (https://www.strisciarossa.it/giorgia-meloni-come-ammazzare-leuropa-assieme-ai-polacchi/). Nell’ipotesi sciagurata di una maggioranza di destra abbastanza forte per imporre modifiche costituzionali senza l’obbligo di ricorrere al referendum, oltre al presidenzialismo – sul quale giustamente si concentrano le attenzioni e le preoccupazioni dei democratici – sarebbe proprio la potestà di fissare giuridicamente la superiorità del diritto nazionale su quello comunitario la devastante conseguenza dell’affermazione sovranista.

Si può pensare che la componente più moderata della coalizione, quella che fa capo a Forza Italia che aderisce al PPE e si autocertifica come pienamente “europeista”, farebbe argine a questa deriva? Considerati i rapporti di forza con i sovranisti duri e puri – non solo i “fratelli d’Italia” ma anche i leghisti di Salvini – è molto improbabile. C’è chi sostiene che l’eventuale governo di destra-destra uscito dalle elezioni almeno in un primo momento eviterebbe di tirare troppo la corda del “recupero” di sovranità per non rendere subito evidente l’isolamento internazionale dell’Italia. È possibile, certo. Ma è tutt’altro che scontato. Che cosa accadrebbe se su una qualsiasi questione controversa, come ce ne sono tante nella quotidianità dei rapporti tra Bruxelles e le autorità degli stati nazionali, si aprisse un conflitto di priorità di diritto? Magari su una materia sensibile per il suo impatto sul consenso o sugli interessi lobbistici di uno dei partiti della maggioranza? Il governo di Roma si tirerebbe indietro, rimangiandosi dichiarazioni, promesse elettorali, proclami e programmi? Oppure si andrebbe allo scontro? E con quali conseguenze?

Un milione di euro al giorno

Il modo per farsene un’idea c’è. La Polonia del governo sovranista di Mateusz Morawiecki dal dicembre dell’anno scorso paga un milione di euro al giorno per la procedura di infrazione che, in aggiunta ad altre 200 precedenti, la Commissione europea ha comminato a Varsavia dopo che la Corte costituzionale polacca, illegalmente addomesticata con l’immissione arbitraria di giudici “amici”, ha stabilito in una sentenza la preminenza del diritto nazionale su quello comunitario. Proprio quello che prevedono le riforme costituzionali presentate da FdI. Poiché il governo polacco non ha mai pagato, quando il debito è arrivato a 70 milioni la Commissione ha iniziato la pratica per sottrarre la somma dai fondi del Next Generation EU destinati a Varsavia. Potrebbe accadere anche all’Italia.

Manifesto di Morawiecki per Fratelli d’Italia

Non si tratta, ovviamente, di una questione di soldi. Pur se il contrasto, dopo l’invasione russa dell’Ucraina e il ruolo di primo fronte in cui si è trovata la Polonia, si è ammorbidito – anche perché il presidente Andrzej Duda vista la mala parata ha affermato di voler correggere alcune delle misure di controllo dell’esecutivo sulla magistratura – il problema resta tutto in piedi. Che cosa accadrà se un conflitto di giurisdizione si riproporrà in futuro? Chi farà marcia indietro? Torneranno i tempi in cui la parola “Polexit” campeggiava sui titoli dei giornali? E da noi “Italexit” resterà solo lo slogan di un patetico gruppetto marginale?

Siamo con la Polonia (e con Visegrád)

Su come la pensi Giorgia Meloni in proposito uno sprazzo di chiarezza è venuto, qualche sera fa, dalla sua partecipazione a uno degli innumerevoli talkshow ai quali è permanentemente invitata. Noi – ha detto – siamo con la Polonia che difende la sua sovranità contro le pretese di Bruxelles, mentre il PD sta con i “ricchi” e i potenti, gli stati grossi come la Francia e la Germania. Paladina, insomma, dei “piccoli” contro i “grandi” anche con la difesa del voto all’unanimità e del diritto di veto, la leader della destra ha chiarito abbastanza bene, forse senza volerlo, la sua vera idea d’Europa. Che non è, come dice lei, l’”Europa delle Nazioni” cui, con ben altra profondità di pensiero, si riferiva il generale De Gaulle, ma piuttosto quella di Visegrád, in cui gli stati non concorrono alla costruzione di una comunità continentale, ma cercano dall’Europa solo soldi, garanzie e convenienze.

Proprio quando il gruppo di Visegrád si sta sfasciando, tra l’innamoramento di Viktor Orbán per Putin e l’entusiasmo ultrà per la NATO dei dirigenti di Varsavia, la destra-destra italiana sembra guardare da quella parte. A dispetto della geografia, della storia e anche del buon senso. Poi dice che difende gli interessi nazionali…