Se telefonando… La campagna acquisti del candidato B

Piange il telefono? Ma no, mica è la canzone di Modugno, è il Silvio (ahinoi) nazionale che alza la cornetta e son sorrisi ed è autentico charme. “Che fai, amico mio, se mi candido al Quirinale mi appoggi? Che dici, faccio bene?”. E a quanto pare il fatidico squillo, sia di Berlusconi che di qualche fidato aiutante di campo, non raggiunge solo i parlamentari di Forza Italia. Del resto il Nostro (ahinoi), con le campagne acquisti condotte in viva voce ha mostrato sempre molta dimestichezza e sagacia, in persona e scegliendosi collaboratori con occhi da lince (e portafogli ben rifornito, c’è bisogno di dirlo?). Da conducator del Milan, negli anni di gloria ha sbagliato raramente un colpo, solo che stavolta i bipedi da sedurre non portano i pantaloncini corti come Van Basten e Gullitt ma giacca, cravatta e – chi più chi meno – un discreto pelo sullo stomaco, una fedeltà alla maglia non sempre a prova di bomba e tanta, tanta paura di essere arrivati all’ultimo giro parlamentare, visto il futuro taglio degli onorevoli. Come dire: “Presidente, l’appoggio, ma a me, un domani, che ne viene?”.

Da Scilipoti a De Gregorio

Il nuovo Silvio ha assunto, col suo doppiopetto blindato dotato di sostegni e leve per un movimento più sciolto, un incedere e un eloquio papali, si propone come il meno divisivo dei leader, è europeista, moderatissimo, ecumenico, perfino la proverbiale calotta pilifera assomiglia più a una distesa di capelli che a una spalmata d’asfalto. Sarebbe però da ingenui assai pensare che abbia perso il graffio e lo smalto di una spregiudicatezza congenita, quella sfoggiata, tra le mille altre volte, nel 2008 con la compravendita dei senatori (oplà: reato prescritto) che ingenerò la caduta del Prodi II. L’atto più significativo di quella stagione torbida era stato il passaggio/ritorno a pagamento del senatore napoletano Sergio De Gregorio al fronte berlusconiano dopo uno slalom gigante comprendente Partito Socialista, Forza Italia, Democrazia Cristiana per le Autonomie, Italia dei Valori (sia mobili che immobili, vien da dire), Italiani nel Mondo e, ecco il traguardo, Popolo della Libertà.

Domenico Scilipoti

Già provvisto di un buon palmarès, comprendente indagini per riciclaggio e favoreggiamento della camorra, De Gregorio patteggiò una condanna a 20 mesi per corruzione in atti d’ufficio, e riuscì a portare a termine il mandato parlamentare. Solo allora, decaduta l’immunità, finì ai domiciliari. Implicato in plurime porcherie, maneggione di prima categoria l’“onorevole” campano era stato salvato in aula dall’arresto con un voto che aveva fatto discutere e fa riemergere cattivissimi pensieri sulle opacità degli scrutini segreti nell’avvicinarsi delle elezioni presidenziali. In quel lontano voto del 2012 – attenzione! – i senatori contrari all’arresto (Pdl e Coesione Nazionale, un’ammasso a buon peso di centrodestra) ebbero nell’urna il provvidenziale aiuto di 51 senatori provenienti da gruppi favorevoli all’arresto tra cui Pd, Lega Nord e UdC. Avete letto bene: tra i sospetti voltagabbana c’era anche gente del Pd, mica degli Scilipoti qualsiasi. Ora, è davvero fuori da ogni possibilità che per salire al Colle Berlusconi cerchi sponde – oltre che tra i renziani ben disposti a vendere la pelle  al prezzo giusto – tra i democratici? Pare di no. E razzolando nel corpaccione dei fuoriusciti e dei cambia-casacca delle due Camere vuoi mai che non ne esca una idea di maggioranza? Son brividi.

Una squadra per lo spettacolo

Orgoglio italiano? L’ex senatore De Gregorio

Silvio Nostro (ahinoi) non si lascia più andare a proclami roboanti come ai tempi del gran Milan, tipo “Speriamo di aver confezionato una squadra capace di produrre spettacolo perché abbiamo precisi doveri verso i nostri tifosi e verso il resto del mondo, dove siamo la realtà italiana più conosciuta dopo la mafia e la pizza”. Lavora sempre da esimio sarto ma sottotraccia e saprà sicuramente porgere alle persone giuste quelle offerte che non si possono rifiutare. Senza arrivare a metodi corleonesi, ci mancherebbe, Berlusconi magari li ha invidiati ma non adottati, semmai subiti. Certo, se, al momento delle votazioni quirinalizie, cominciasse a chiedere alle sue truppe di lunga o corta data di fotografare la scheda…

Intanto Salvini un po’ frigge e chiede chiarimenti: “Silvio, allora, sei in pista o no?”. E l’Italia, nel gennaio del 2022, oltre a sorbirsi pallose valanghe di commenti e articoli sulla corsa al Colle più alto, deve pure tornare a considerare Berlusconi un candidato in piena attività telefonica sempre meno finto e surreale. O, nell’ipotesi meno umiliante per il Paese, un king maker di tutto rispetto. Cosa abbiamo fatto di così grave per meritarci questo indegno spappolamento istituzionale e politico?