Se persino Prestigiacomo
e Pomicino diventano
un faro di civiltà

L’altro ieri ho pubblicato su Facebook questo post: “Mi capitano cose a mia insaputa, cose che fino a qualche mese fa avrei ritenuto impossibili. Per esempio apprezzare gli interventi di Cirino Pomicino in tv, il coraggio di Stefania Prestigiacomo sulla SeaWatch, le parole di Macron sull’inadeguatezza del governo italiano. Vedi tu come sono ridotta.”

Nient’altro che uno sfogo: la registrazione di uno stato d’animo consolato soltanto da un’amara autoironia. Mi han colpito la valanga di condivisioni, il tenore dei commenti. Trovo una sola parola per condensarli nella loro varietà: sbigottimento.

Certo non veniamo da decenni facili. Ci hanno tenuto pessima compagnia indignazioni e arrabbiature, arretramenti, delusioni, disinganni. Questa volta però è un’altra cosa, e chi si occupa – almeno un po’ – di politica rifuggendo dagli innamoramenti facili  registra lo scenario con questo sentimento.

Il mix grottesco e sciagurato di cinismo, arroganza e approssimazione che oggi domina il Paese è un’altra cosa, e non perché non esistano più una destra e una sinistra, anzi. Non sono i fronti ad esser stati scompaginati.

La ruspa feroce del governo ha travolto ben di più: i diritti umani, la logica, la grammatica istituzionale, la dialettica politica, il linguaggio diffuso. Ha evocato fantasmi addormentati, coccola le pulsioni peggiori, ha estratto dalla pancia del “popolo” le paure ancestrali, alla ricerca antica dei capri espiatori. Sta isolando l’Italia dal resto dell’Europa civile. Ha prodotto macerie assimilabili a quelle di un terremoto, e oggi le guardiamo con quel misto di stupore e di raccapriccio che è proprio di chi constata l’improvvisa (per quanto non imprevedibile) distruzione della sua casa. Inaccettabile ma reale.

Ricostruire: l’unica soluzione, la più difficile.

Sit in a Piazza Montecitorio
NON SIAMO PESCI
foto Umberto Verdat

Forse per cominciare varrebbe la pena di pensare che il rischio che corriamo non sia semplicemente della sconfitta elettorale, ma di quell’intera cultura politica che con tanta fatica e con tanti ostacoli si era edificata, mattone per mattone, nel corso della storia tormentata della nostra democrazia.

Quando la casa crolla è sensato ricominciare dalle fondamenta, stringersi tra i sopravvissuti per lavorare bene e subito, sia per tornare ad abitarci presto sia per evitare che crolli di nuovo. Tenendo conto che gli strumenti dei muratori sono ben diversi dai bulldozer.