Se la destra prende i due terzi dei seggi la Costituzione è a rischio

C’è un filo, neanche troppo sottile, che lega i destini di Matteo Renzi, Matteo Salvini, il Movimento 5 Stelle: prima le risalite poi le discese ardite, parafrasando un po’ Battisti. E non è da escludere che sulla giostra degli alti e bassi elettorali finisca per farsi male anche la star del momento, Giorgia Meloni, la cui “risalita” somiglia abbastanza a quella di Renzi, Grillo e Salvini, seppur forse più contenuta nei numeri (difficile che valichi i traguardi del 30 e 40%). Ma proprio per questo il fenomeno “io sono Giorgia” pare più strutturato, politicamente e culturalmente, rispetto ai suoi competitor di fughe. E la “discesa ardita” di Meloni, se mai avverrà, sarà probabilmente meno eclatante dentro quella maionese impazzita che è diventata la politica dal 2013 ad oggi.

Comunque siam messi così: per quasi un decennio il primo che è passato e millantava di essere nuovo, o addirittura di avere un progetto nuovo, ha attirato chiunque in una riedizione politica italiana del pifferaio magico di Hamelin. E il bello è che la favola è iniziata quando imperava il tecnocrate Mario Monti ed è giunta fino al tecnocrate Mario Draghi, di fatto commissari di quella politica tanto invisa agli elettori.

Un decennio di oscillazioni elettorali

Non è davvero chiaro dove voglia andare una società che un giorno elettorale si sveglia e attribuisce il 42% a Renzi (Europee 2014), la stessa che l’anno prima aveva fermato sull’orlo del successo Pierluigi Bersani concedendogli la “non vittoria” nelle elezioni che doveva vincere a mani basse, salvo accorgersi che il M5S gli aveva sfilato alcuni milioni di voti. E vogliamo parlare dell’altro Matteo, Salvini, che dal quasi zero della gestione Bossi 2014 passa al 18% delle Politiche 2018 vinte dal M5S con il 32% e l’anno dopo si accaparra il 34% alle Europee retrocedendo il M5S nella posizione della Lega di un anno prima?

L’effetto della fine dei partiti

Ora, la politica ha tante colpe ed è vero che la maionese è impazzita al culmine del lungo processo che ha condotto alla fine dei partiti e tutto è diventato una gara tra leader venditori di mirabolanti promesse, con l’elettore costretto a rincorrere le offerte improbabili del più bravo. La politica “fluida”, col suo fragile tessuto ideale e identitario, si è adeguata all’onda del momento. Ma i voti sono espressi da persone in carne e ossa. Sempre meno, a dire la verità. E certo la restrizione della platea elettorale a causa dell’astensionismo finisce per favorire questi spostamenti estremi ma non basta a spiegare i comportamenti dell’elettorato. È come se una fetta rilevante di società si muovesse andando per tentativi, per approssimazioni successive. Sembra un gioco di ruolo senza regole con i giocatori-elettori che si fanno guidare più dall’istinto che non dallo scambio dialettico in uno spazio dove “Giorgia”, “Matteo 1”, “Matteo 2”, “Giuseppy”, “Beppe” sono i protagonisti di un fantasy che con la vita reale ha poco da spartire. È il trionfo dell’irrazionale che ha nei social il massimo dell’espressione; è la tomba della politica.

Fino ad oggi le istituzioni sono riuscite in qualche modo a tutelarsi. La Costituzione e un presidente della Repubblica con la schiena dritta hanno salvato il salvabile. Ma le elezioni del 25 settembre nascondono un’insidia che i più non hanno chiara: la destra è nella condizione di vincere conquistando i due terzi dei seggi in entrambe le camere. È l’effetto perverso della combinazione della legge elettorale e della modifica costituzionale che ha ridotto il numero dei parlamentari, “regalo” rispettivamente del renziano Ettore Rosato (ai tempi del Pd) e del furore demagogico del M5S ostacolato solo da pochi temerari quasi tutti del gruppo misto. Significa che Meloni, Salvini e Berlusconi potranno modificare la Costituzione a loro piacimento, senza il “paracadute” del referendum confermativo. E temi come il presidenzialismo e la flat tax (ovvero la negazione del concetto della progressività fiscale) potrebbero entrare nel nostro ordinamento stravolgendo la Repubblica nata dalla Resistenza e voluta dai padri costituenti. Lo scenario è da incubo.