Se la bellezza della farfalla cade
uccisa dalla maledizione dell’acido

Perché non desiderare / che le cose belle rimangano, / che la farfalla non cada / di sera obliqua sul fiore / o la sera cada sulla farfalla / come una tegola spezzata.

Parto da questa poesia di Francesca Serragnoli, contenuta nel suo ultimo libro che si intitola la “Quasi notte”, per un tema certamente poco natalizio ma che forse proprio con le festività esplode in tutta la sua brutalità. Le aggressioni con gli acidi in Italia continuano ad aumentare e, fatto ancora più grave, pochi sembrano ormai interessarsene. Le notizie rimangono sui giornali per poche ore come un normale fatto di cronaca. Ma dal punto di vista simbolico un’aggressione con l’acido non è un semplice fatto di cronaca.

Francesca Serragnoli (foto di Daniele Ferroni)

Pratica diffusa in paesi lontani come India, Pakistan, Bangladesh, Afghanistan, assurdo retaggio che in una società come la nostra, fatta di immagine e di perfezione del corpo, assume ancora maggiore peso e brutalità. Donne e uomini costretti per l’intera esistenza a convivere con il dolore delle ferite e con la tragedia dei segni fisici, nonché spesso con menomazioni alla vista e all’udito.

Idea malsana

Anche la facilità del reperimento delle sostanze atte a ledere è da tempo oggetto di attenzione e proposte di limitazioni legislative, ma ad oggi nulla sembra essere davvero cambiato. Non muta il desiderio di distruggere le cose belle.

Ed ecco la questione: tragedie spesso culmine di relazioni finite e la malsana idea che la vittima sia un oggetto in mano al partner e che il partner, proprio come un oggetto, la possa utilizzare, scartare, consumare, distruggere ed eventualmente buttare. Un retaggio appunto figlio di una cultura non così diversa da quella di lontani paesi stranieri, in uno stato che fino a pochi decenni fa “tollerava” il delitto d’onore. In una società che spesso non sopporta la conclusione di un rapporto tra due persone, fidanzate o sposate, con figli o meno.

Le festività, come quella natalizia, per quasi tutti motivo di gioia e serenità tra le mura domestiche, diventa per alcuni il momento della più feroce distopia, della vendetta premeditata. Ma ancora più inquietante, forse, è l’aspetto giuridico: per chi dovesse risultare colpevole del delitto di deformazione dell’aspetto della persona, mediante lesioni permanenti al viso, le pene vanno da un minimo di 8 ad un massimo di 14 anni di reclusione. La punizione si aggrava qualora nei confronti della vittima sopraggiunga la morte e questa sia messa in relazione con lo sfregio subito. Solo in questo caso la pena prevista è l’ergastolo. Ciò vuol dire che per chi compie atti così efferati se la vittima non muore, considerando sconti di pena e vari cavilli, la pena può dirsi minima, rispetto alla violenza perpetua inflitta. E questa non è nemmeno una legge antica ma espressione della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge Codice Rosso sulle violenze domestiche e di genere, che ha introdotto nel codice penale il delitto di “deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso” solamente il 29 Luglio 2019.

Pratiche inumane

Può essere sufficiente questa pena come deterrente ? Difficile dirlo, probabilmente no, se scrivendo questo articolo e consultando un banale motore di ricerca come google tra le “domande frequenti”  appare ad esempio “che acido usano per sfigurare le persone” o “cosa succede se ti buttano l’acido in faccia”. Quello che per la maggior parte della persone può essere semplice interesse nell’avvicinarsi a fatti trattati dalla cronaca, è in realtà, per altri, vera e propria fonte di conoscenza di pratiche inumane che vedrebbero necessarie, come per ulteriori chiavi di ricerca informatiche, l’attenzione ad esempio della polizia postale.

Rimane il fatto che, come nella poesia di Francesca Serragnoli da cui siamo partiti, dobbiamo desiderare che le cose belle rimangano, anche quando non ci stanno più accanto, perché appunto non sono nostre e non lo sono mai state, nemmeno quando erano vicine a noi le frequentavamo e forse provavamo per loro sentimenti assoluti.

In una società che tutto devasta fermarsi ed evitare che la rabbia ci consumi e dissolva è forse il più bel regalo di Natale che possiamo fare a noi stessi.