Se il poeta nudo ci dice che amare
in questo mondo è (di nuovo) possibile

Nel silenzio di una notte d’ospedale un paziente si lascia andare alle riflessioni e ai ricordi per sfuggire dallo stato di costrizione in cui è stato sottoposto. Se le premesse sono prossime a molte delle nostre esperienze sono gli esiti ad essere sorprendenti, letti nella chiave contemporanea: Stefano Simoncelli, tra i fondatori della storica rivista Sul porto insieme a Walter Valeri e al compianto Ferruccio Benzoni, di cui recentemente l’editore Marcos y Marcos ha riproposto l’opera, decide di affidarsi alle mille sfaccettature dell’amore.

Ed è questo il punto: amare nella società contemporanea, disillusa, sfilacciata, disgregata, sembra essere un sentire profondamente impossibile, sembra che solo i sentimenti di incertezza, chiusura, disagio possano essere comprensibili e descrivibili. La motivazione ha radici profonde e non dipende solo dalla pandemia: la riduzione dei sentimenti è iniziata in maniera massiva già nello scorso decennio, quello della contrazione economica per i paesi industrializzati. Senza più la spinta di un nuovo risorgimento, un poco alla volta non si è dovuto fare economia solo pragmatica ma anche delle passioni. E, mentre questo accadeva, a mio avviso anche gli atti di violenza aumentavano. Il rapporto con l’altro in questa china diventa un rapporto simile a quello che in età contemporanea si ha con gli oggetti: si usano, si consumano e si buttano via, o al contrario ce ne si riappropria, anche con la violenza.

“Che cosa ci aspetta?”

[…] “Cosa ci aspetta ?” mi ha chiesto la vicina / che colleziona punti per i piatti della Conad / e ha delle peonie che esplodono di azzurro / in una bacinella di latta nella veranda. / Posso solo risponderle che un aprile / ventoso se n’è andato con rabbia, / che hanno fatto ritorno le rondini / con voli più lunghi, sospesi, / nell’aria vagano profumi / afrodisiaci e io sono, / un’altra volta // e per sempre, innamorato perso.

Serve la nudità del poeta (del vero poeta, classe a cui Simoncelli appartiene) per definirsi oggi “innamorati persi”, per descriversi innamorati persi ma, soprattutto, per abbandonarsi all’idea di esserlo. E non è un caso che a interloquire con lui sia questa vicina la cui attività è collezionare buoni per il supermercato, buoni per avere oggetti ancora una volta da utilizzare, consumare e rompere. Una vicina che lascia le bellissime peonie in veranda quasi ad allontanarle, e in una bacinella di latta, un luogo minore, come a disinteressarsi della bellezza.

Certo, Simoncelli, le rondini sono arrivate, la bellezza c’è e anche la possibilità di amare, basta alzare lo sguardo, accorgersi dello splendore ma, soprattutto, darsi la possibilità di perdersi come aveva fatto Astolfo qualche secolo fa.

In questo libro prezioso che con la stessa nudità racconta il rapporto col padre, dagli anni della formazione, in cui la figura imponente con la voce profonda si staglia e scandisce il ritmo delle giornate, a quelli più incerti degli ultimi anni prima della morte, in cui il figlio lo accompagna, divenuto creatura fragile, capace comunque di trovare la serenità nello sguardo mistico e contemplativo delle donne di ritorno dalla spiaggia, nell’afa pomeridiana della costa romagnola.

Fuori posto

Mi sento fuori posto, in ostaggio, / e se potessi mi catapulterei / sulla panchina zoppa / nella sponda sinistra del canale, / la più esposta a eventuali palpiti di brezza / e all’ombra balsamica dei pini, dove mio padre, / ormai senza respiro, andava e sedersi // nei lunghi e afosi pomeriggi d’estate / per fumarsi una sigaretta in pace / e a guardare le nude gambe / abbronzate delle ragazze / che gli passavano accanto / con i succinti parei colorati // tornando verso sera dal mare.

Amare oggi e affidarsi all’amore è diventata una forma di contestazione, verso un mondo che consuma tutto e non aggiusta, verso un mondo che produce una enorme quantità di rifiuti; rifiuti materiali e altrettante scorie nei sentimenti che, abbandonata l’infanzia, molti di noi lasciano per tramortire, annullare e infine escludere.